Fatima

Yellow Memories

2014 (Eglo) | nu-soul, r&b

Per quanto ricche e trasversali possano essere nei rispettivi Paesi d'origine, le scene urban (da intendersi nel senso più ampio del termine) al di fuori della “circoscritta” area anglosassone hanno sempre faticato ad emergere, ad attrarre l'interesse di un pubblico più largo di quello nazionale. Troppo tributarie dei mostri sacri di partenza, troppo legate al territorio, e altri “troppo” a seguire: i discorsi che si leggono a riguardo sono condivisibili in larga misura, ed è anche per questo motivo che chi riesce a sottrarsi a questo assunto, a scampare a realtà strettamente delimitate nei confini, finisce con il risultare una vera e propria rarità, di quelle ambite dagli appassionati di mezzo mondo.
Se l'anno scorso fu la volta dell'ottimo (e ahimè, compianto) Child Of Lov da quel dei Paesi Bassi, quest'anno a regalare nuove belle sensazioni nel settore ci pensa la Svedese Fatima Bramme Sey (con i due cognomi giustamente elisi nel doversi poi presentare) ad affascinare stavolta il pubblico più affamato di novità, con i suoi groove di velluto e la potente caratura vocale. Vero è che forse lei ha avuto vita più facile di altri (di certo, molto più facile rispetto a una valida connazionale quale Kissey Asplund): emigrata da anni a Londra, con un bel bagaglio di insicurezze e paranoie alle spalle, ha trovato poi nella musica (specialmente nel canto) lo sfogo ideale alle sue frustrazioni. Occorre però anche sapersele costruire, le occasioni per emergere, e nell'asfittico polverio della capitale britannica non è cosa facile: ci hanno pensato il suo malinconico carisma e una voce da assoluta fuoriclasse a fornirle un viatico di prim'ordine verso il contratto discografico.

Contratto che è arrivato puntuale, con i presupposti per fare di Fatima un nuovo punto di riferimento: perché con “Yellow Memories” indubbiamente la presentazione del suo profilo, artistico quanto personale, è di quelle che centrano dritte l'obiettivo, senza alcuna necessità di fronzoli aggiuntivi o orpelli d'occorrenza. E se si pensa all'ennesimo tentativo di inserirsi con pretese (bassissime) di successo nell'oramai abusato filone electro-soul, si è del tutto fuori strada: tra i bei meriti della cantante infatti vi è quello di andare totalmente controcorrente rispetto all'andazzo generale, remando dritta alla sorgente e mettendosi a ripescare umori che la loro fortuna l'avevano avuta oramai due decenni addietro.
Sarà questo l'andazzo dei prossimi anni? Difficile (stabilirlo da adesso), certo è che era da tanto tempo (dal secondo disco di Bilal?) che non si poteva apprezzare un disco black e dintorni così fiero nel suo ripudiare ogni estetica contemporanea, eppure così figlio del suo tempo, senza la patina retrò propria dei vari re-attualizzatori del soul che fu (quindi i vari Charles Bradley, Sharon Jones e compagnia bella). Il merito a chi va dato? Beh, indubbiamente la produzione ci mette il suo zampino: con cinque dei brani curati dal boss della Eglo Floating Points (etichetta per la quale la Bramme Sey ha prestato la voce ripetutamente di recente), e i restanti invece a firma di un vasto campionario di nomi tra i più eclettici in circolazione, la sensazione all'ascolto è quella di un lavoro che punta con classe alla varietà nei riferimenti e negli esiti stilistici, mostrandosi capace di tenere testa alle proprie ambizioni.

In tutto questo circo di spunti e di influenze, la voce di Fatima sa dare il giusto respiro, la corretta interpretazione a ogni brano, dando prova di grande versatilità e di un carattere che a tante maliziose femmes fatales del nuovo r&b manca del tutto. Eccola muoversi sopra il sinuoso tappeto al confine tra psichedelia e jazz di “Gave Me My Name” e tirarci fuori un saggio di classe soul davvero da brividi (indubbiamente il vissuto insito nel testo, un appello accorato nei confronti di un padre totalmente assente, ha aiutato non poco). Oppure, vai di vispi sample mediorentiali e consenti quindi alla Nostra di giocare con la sua attitudine piu' “hip-hop”, muovendosi furba e accattivante al ritmo di “Ridin Round (Sky High)”.
Interessante notare poi come tutte queste sfumature emergano senza enormi sforzi, ma con una delicatezza, una dolcezza che fa quasi da schermo ai piccoli e grandi drammi narrati lungo tutto il procedere di “Yellow Memories”. In quest'ottica, l'asciuttezza beat-rhodes-voce di “Biggest Joke Of All”, traccia che una qual certa Badu senz'altro amerebbe, si staglia nettissima sul resto. Intima, ma ricchissima sotto il profilo emotivo, la canzone, oltre a svelare una costruzione impeccabile, sfrutta il minimalismo estremo della ritmica e lo piega al suo volere, leggendolo alla luce di un'intensità che sa archiviare con successo la carta della facile elevazione vocale. Ascoltare l'ottimo attacco in salsa reggae-jazz di una triste allegria quale quella di “Do Better” per persaudersi infine del potente estro della cantante.

Insomma, fila tutto liscissimo, la tracklist melodicamente scorre solida che è un piacere e la stazza della grande vocalist c'è tutta. E allora cosa manca all'insieme? Un fattore fondamentale, per quanto comunque perdonabile data la natura d'esordio del disco in questione: quello di cui è privo il disco è un'identità, una riconoscibilità, sonora ancor prima che prettamente “autoriale”, che consenta a Fatima di potersi stagliare veramente nella ressa. Si dovrà insomma indovinare un parco-basi che permetta di caratterizzare il progetto sotto ogni aspetto, evitando cosi' l'effetto “raccolta degli ascolti preferiti” che ogni tanto mina il risultato complessivo (“Talk”, con quel campione old-school che pare quasi la copia slavata di certi sample inclusi nel disco del succitato Child Of Lov; le anonime cadenze jazz-hop di “Underwater”). C'è comunque tutto il tempo per migliorarsi e perfezionarsi: le sorprese non credo che mancheranno.

(15/08/2014)

  • Tracklist
  1. Do Better
  2. Technology
  3. Circle
  4. Sun Star Solar
  5. Ridin Round (Sky High)
  6. Family
  7. La Neta
  8. Biggest Joke Of All
  9. Underwater
  10. Rest In Peace
  11. Talk
  12. Gave Me My Name


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