Cronache del disimpegno vengono dalla cameretta della diciannovenne Greta Kline, che un paio di anni fa deve avere aperto il vaso di Pandora della creatività, dato che ha pubblicato qualcosa come una ventina di dischi. Sì, venti. “Zentropy” è però il primo che mostra qualche trucco di produzione che vada oltre il pigiare il tasto con il quadrato rosso su un otto tracce, e la presenza fissa di una band.
Si tratta insomma del biglietto da visita di Greta nel mondo indipendente: dieci pezzi che si guardano bene dal superare i due minuti di durata, a volte valicandone appena uno, che disegnano credibilmente il mondo di una Juno con in testa
Daniel Johnston a muovere le fila.
È infatti più una questione di tono e di immaginario (“I’m the kind of girl/ Buses splash with rain” canta la Kline in “Buses Splash With Rain”, in pieno spirito
nineties), e semmai di
sound (naturalmente scarno e asciutto), la sua affiliazione al mondo
twee, perché di punk non c’è quasi niente, semmai qualche traccia “post” nell’
uptempo di “Buses Splash With Rain” e nelle note insistite di “Leonie”, per il resto rievocante il pop
sixties dei
Tennis.
Di talento ce n’è, comunque, e la scrittura infatti non è mai sciatta (“My I Love You”, le scalinate alienate nella West Coast di “School”), come ci si aspetterebbe da un’uscita di questo tipo. L’unico peccato è che “Zentropy”, con i suoi vezzi di un’espressività disadorna, sembra mirare a obiettivi un po’ di basso profilo. Basterebbe a Greta Kline capire che, invece della nuova
Bethany Cosentino, potrebbe essere la nuova
Tracyanne Campbell.