The Fresh & Onlys

House Of Spirits

2014 (Mexican Summer) | alt-rock, jangle-pop

Prolificità e staticità. Per quanto prefiguri apparenti contraddizioni, l’accostamento è forse inevitabile quando si voglia illustrare la parabola dei Fresh & Onlys, uno dei nomi di punta nella San Francisco delle rivisitazioni garage-psych (all’acqua di rose) dell’ultimo lustro. Che poi, passi ancora il primo termine, ma il secondo parrebbe davvero fare a pugni con la biografia del frontman Tim Cohen, uno partito dall’hip-hop casereccio del Forest Fires Collective per approdare al black metal del progetto Amocoma o alle acide vette spacey dei 3 Leafs, dopo essersi affermato tra i capetti della Bay Area grazie all’aiuto del Negus della zona, John Dwyer. Di tutte le sue innumerevoli incarnazioni (Smif Carnivorous, Feller Quentin) e compartecipazioni, la parentesi graffa dei Fresh & Onlys è sicuramente quella che ha garantito a Cohen i più ampi margini di popolarità, oltre a dischi di qualità crescente e contratti con label-chiave quali Castle Face, Woodsist, Captured Tracks, In The Red e Sacred Bones. E’ però da quando la compagine californiana si è legata alla Mexican Summer che qualcosa nel meccanismo sembra essersi inceppato e il gioco ha iniziato a mostrare la corda.

Se il precedente “Long Slow Dance” era parso deludente, non si possono riservare considerazioni molto differenti per questo “House Of Spirits”, sesto titolo in catalogo. Che si presenta solo per un istante con il tono intimista di un voce e piano particolarmente languido, ma lascia subito campo alla schietta epica rock della band, a quella sua visionarietà western-twang al solito ben disciplinata. L’inclinazione decadente delle chitarre trova compensazione nelle moderate pieghe lo-fi perseguite sul piano formale, davvero interessanti solo quando la morchia rumorosa aumenta in modo ragguardevole (“Bells Of Paonia”) fino a sovrastare anche il cantato, come un abito sonoro indossato alla maniera dei No Age ma senza esasperazioni: il clima resta infatti candido, soffuso, quieto, non privo di una sua meraviglia.

Pur mancando potenziali pezzi da knock-out come “Summer Of Love” o “Waterfall”, si conferma la felice propensione per un songwriting agile e di buon impatto. Spigliati e rilassati, fedeli alla loro estetica da placido crepuscolo, i Fresh & Onlys dipingono paesaggi aridi ma dai colori vividi, scorci luminosi che fanno pensare a dei Coral con giusto un’ombra di inquietudine in più, dei Byrds riveduti e corretti le cui chitarre, come condannate, bruciano malinconicamente (ma con meno inflessioni psichedeliche di un tempo). A grandi linee la solfa è sempre la stessa, il solito canovaccio indie-rock è riproposto senza troppo smalto e il disco non può che impressionare meno dei suoi predecessori (almeno dei più riusciti, “Grey-Eyed Girls” e “Play It Strange”) o delle ultime prove a latere di Smith (a proprio nome o con il moniker Magic Trick) e del chitarrista Wymond Miles.

Il quartetto non rinuncia peraltro a qualche diversivo. In frangenti lenti e abulici come “I’m Awake” ricorre a una certa (onnivora) opacità new wave, mentre più spesso tende a movimentare le acque regalando momenti godibili quanto scontati, nonostante la considerevole razione di belle sfumature jangly. Un numero folk-cantautoriale gradevole e nulla più – “Ballerina” – spezza ulteriormente l’inerzia ma non aiuta a sgombrare i dubbi in merito a quale strada la band statunitense intenda davvero prendere. Non è di grande aiuto neanche la grigia regolarità nell’interpretazione di un Tim decoroso ma sottotono. In quanto a tecnica, il gruppo non smentisce le proprie benemerenze e l’album si dimostra tutto sommato ben confezionato. Difetta però di graffi e calore: un limite, questo, non certo trascurabile, anche se i pastelli del synth congedano l’ascoltatore con una ballad che non lesina sugli spifferi di vitale irrequietezza.

Le direzioni plausibili aperte tra gli scenari futuri rimangono diverse, tutte più o meno valide. Il problema è che i Fresh & Onlys non sembrano avere alcuna intenzione di azzardare la prossima mossa e il risultato, inevitabilmente, ha un che di stagnante.
A furia di dischi carini ma tutt’altro che indispensabili, non si diventa grandi.

(13/07/2014)

  • Tracklist
  1. Home Is Where? 
  2. Who Let The Devil 
  3. Bells Of Paonia 
  4. Animal Of One 
  5. I'm Awake 
  6. Hummingbird 
  7. April Fools 
  8. Ballerina 
  9. Candy 
  10. Madness 


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