In Slaughter Natives

Cannula Coma Legio

2014 (Cyclic Law) | martial-industrial

Il ritorno di questo “colosso” della musica oscura scandinava è stato salutato con entusiasmo dagli amanti del martial-industrial, essendo uno dei padri fondatori di questo genere, ben diffuso anche se poco appariscente. Il progetto ISN, partendo dalle visioni orrorifiche di Lustmord, passando per i collage degli Psychic Tv e aggiungendo sferzate sintetico-sinfoniche che gli In The Nursery stavano esplorando e che i Laibach già usarono qualche anno prima, emerse nel 1989 per la nascente Cold Meat Industry come primo lavoro di Jouni Havukainen (sua mente e unico esecutore), che appunto proponeva per la prima volta un caos di ritmi guerreschi ed esaltazioni di cori, amalgamati con densi paesaggi di desolazione e distruzione come mai nessuno era riuscito a concepire.
Questa formula, cui altri artisti aggiunsero richiami storico-politici provenienti da epoche disparate, è stata l’archetipo per tutto un filone, un po’ monotono forse, ma che ha fatto la fortuna di etichette come Cyclic Law (che pubblica questo lavoro, e che propose gli affini Karjalan Sissit, altro nome storico), Rage In Eden, War Office Propaganda e tutto lo sterminato nugolo di epigoni e variazioni sul tema, che dura tutt’oggi, pur in netto declino.

Chi volesse quindi accostarsi al genere sappia che qui troviamo lo stampo originale, con quella forza (bruta) che spesso è giusto lambita o solo ben imitata e che caratterizza nettamente il progetto rispetto ad altri nomi chiave del genere, come per esempio i MZ412 (che portarono il discorso del black metal, infarcito di immaginario satanista, nella musica industriale), i Der Blutharsch (che calcavano sugli aspetti storico-politici con innumerevoli campionamenti d’epoca), i Triarii o i Wappenbund (che attraverso rullanti di guerra e tanta epicità eroica - sacrificale o vittoriosa - hanno affinato i risultati del filone raggiungendo vette tra le più alte possibili). 
Questo disco, con la miscela di brani nuovi e rielaborazioni di pezzi precedenti – tra cui sonorizzazioni per le esibizioni di Chérie Roi, a cui fanno riferimento le foto di bondage presenti nel libretto – sembra però essere solo un antipasto rispetto a un possibile nuovo album. Purtroppo i tempi di attesa del nostro sono molto lunghi (“Resurrection” è del 2004 e il precedente “Purgate My Stain” è del 1996), ma possiamo sperare in un lavoro degno dell’attesa, visto che queste premesse ne sarebbero un ottimo preludio.

Perché, come si diceva prima, solo In Slaughter Natives riesce a porsi come archetipo di quest'amalgama infernale, sintetizzando con mirabile precisione ed efficacia tutti i trucchi possibili, che vanno dal cinema horror all’avanguardia sinfonica, per poter angosciare ed esaltare l’ascoltatore. Quindi, vai di gemiti, scricchiolii, stralci di cori dissonanti, clangori metallici, voci sussurrate o distorte, campane, balbettii infantili, sommessi rombi come di terremoti lontani, rumori di fiamme, vagheggi d’organo, recitati. Il tutto viene condito da marce che ricordano più le legioni infernali che eserciti in uniforme, possenti tamburi e ritmi di guerra provenienti da bolge degne di un pittore fiammingo. Ogni elemento punta a coinvolgere l’ascoltatore in un'atmosfera apocalittica, pesante, e pur mancando una struttura vera e propria, siamo distanti anni luce da quello che andrebbe considerato ambient, anche nei pezzi privi di ritmo.
Questa è una pittura a tinte molto forti: l’odore di zolfo e sangue è asfissiante, una pienezza di rumori (ben scelti e curatissimi, mai confusi o sovrapposti, nessuna tentazione noise) che dovrebbe essere in un certo senso il contraltare della “vuotezza” della musica ambientale, per quanto cupa possa quest’ultima essere. Questa paziente e sapiente tessitura, che alterna brandelli e (dis)sapori orchestrali a ritmi meccanici e suoni che vengono tanto dagli abissi dell’anima quanto da quelli che la circondano, dona un significato differente alla parola "industrial", tanto che ha inaugurato un intero filone di cui ISN si dimostra non solo capostipite ma ancora personaggio all'avanguardia.

Tra i momenti più felici, spiccano le melodie di clavicembalo in ”Venereal Comatose: Closed My Eyes”, tratte da precedenti lavori e ampliate, che solidificano in musica le tensioni altrimenti solo dipinte e che donano uno spessore che sarebbe bello fosse sviluppato ulteriormente. D’altra parte il penultimo brano “Ignis et scalpello”, invece, con i suoi synth provenienti dai primi anni 90, suona un po’ datato e stona un poco in un lavoro altrimenti ben calibrato e omogeneo, dalla produzione raffinata.
Un lavoro come questo supera di varie spanne quanto la minuscola ma fervente scena della musica marziale propone annualmente, e da solo riuscirà a soddisfarvi più di decine di altri nomi.

(01/03/2015)

  • Tracklist
  1. Plague Walk My Earth
  2. Definition Of Being Alive
  3. Silent Cold Body
  4. Venereal Comatose: Closed My Eyes
  5. Left Arm Right Arm As My Path
  6. Gaudium et alia vitia
  7. Ignis et scalpello: Angel Meat
  8. Three Three Three
In Slaughter Natives on web


Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.