Santo Barbaro

Geografia di un corpo

2014 (DiNotte) | songwriter, avant-rock

Santo Barbaro nasce come progetto a due tra il cantautore Pier Alberto Valli e l’arrangiatore Franco Naddei, anche valente compositore a nome Francobeat. I loro primi due “Mare morto” (2008) e “Lorna” (2010) sono dischi disperati dall’impostazione rigidamente acustica che raggiunge vette di musica da camera. Il terzo “Navi” (2012) importa una soundscape elettronica che volge la cupezza all’astrazione, rifacendosi al trip-hop, a David Sylvian e al tardo Scott Walker.

Il successore “Geografia di un corpo”, registrato da un ensemble di ben nove elementi (oltre a Valli e Naddei anche Giuseppe Righini, Michele Bertoni, Roberto Villa, Francesco Tappi, Lucia Centolani, Diego Sapignoli, Matteo Teio Rosetti, Michele Camorani), alza appena il volume ma non tradisce lo spirito estremamente sconfortato delle prime opere. Stonano un po’ soltanto le ballabili “Ora il presente”, e la Joy Division-iana “Lacrime di androide”, con cui il duo Valli-Naddei tributa le radici new wave.

L’opera si esprime al meglio nelle cerimonie di “Pavlov” e negli 11 minuti di “In memoria di nessuno”, una sequela di riff hard-rock e parole ripetute ad libitum. Svetta, sull’album e forse sull’intera carriera, “Corpo non menti”, un tour-de-force di veloce tempo boogie, esuberanza Rolling Stones-iana e tastiere rutilanti, ma cantato da un depresso.
La trance ipnotica di “Cosmonauta” sfrutta la potenzialità della line-up allargata, specie nel lavorio di tastiere, ma eccellenti sono anche le poesie fataliste con accompagnamento in sordina di “Tra gli alberi”, “Finché c’è vita”, e “La necessità di un’isola”, la drammatica ninnananna industriale di “Zolfo”, e quella ribattuta e dilatata di “Ti cammino dentro”.

Concepito dopo un temporaneo scioglimento del progetto e registrato in presa diretta, è, infatti, il loro disco più urgente, di un’urgenza che sa anche di spettacolo, e di una spettacolarità - merito dell’accurata produzione di Naddei alla sua Cosabeat - che va molto sulla nudità privata. Mai retorico e anzi erudito, con riferimenti precisi: la “Trilogia di Valis” di Dick, Houellebecq, “Ostrov” di Lungin. Scatto di copertina di Yaroslav Vasilyev.

(22/11/2014)

  • Tracklist
  1. Lacrime di androide
  2. Pavlov
  3. Cosmonauta
  4. La necessità di un’isola
  5. Zolfo
  6. Corpo non menti
  7. Finché c’è vita
  8. Ora il presente
  9. Ti cammino dentro
  10. Tra gli alberi
  11. In memoria di nessuno 
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