Sinead O' Connor

I'm Not Bossy, I'm The Boss

2014 (Nettwerk) | pop-rock

L’esposizione mediatica a cui Sinéad O’Connor è stata sottoposta negli ultimi mesi ha dell’incredibile. Nulla a che vedere con quella dei primi tempi, quando era in grado di dividere violentemente il pubblico come pochi altri colleghi, ma considerato come il suo nome si fosse col tempo ridotto a un culto per pochi, fa piacere notare che in fondo nessuno si fosse davvero dimenticato di lei.
Certo, non sempre è la sua musica a essere al centro delle attenzioni (come spesso accaduto durante la sua carriera) e sicuramente stavolta hanno influito un straordinario ritorno in forma psico-fisica che solo tre anni fa pareva impossibile e le scaramucce via web con la stellina pop Miley Cyrus, ammonita di lasciarsi sfruttare da uno showbiz sempre più magnaccio (salvo poi adottare lei stessa il suo look più sexy di sempre per ripresentarsi al grande pubblico).

Eppure se le sue quotazioni sono nuovamente in ascesa lo si deve soprattutto all’ottima accoglienza critica riservata al precedente album, il bel “How About I Be Me (And You Be You)?”, e al successo del tour che ne è scaturito. Mai come da allora la O’Connor è parsa determinata a riconquistare un pubblico più vasto, anche a costo di smussare qualche asperità e di rinunciare alla sua ormai peculiare propensione a sperimentare con generi musicali diversissimi tra loro.
Ed ecco quindi arrivare “I’m Not Bossy, I’m The Boss”, l’album che dovrebbe, e vorrebbe, raggiungere definitivamente tale scopo. E’ anche il suo album più pubblicizzato dai tempi dello sfortunato “Faith And Courage”, il suo lavoro più pop, e con il quale sembra avere molte più cose in comune che con i suoi classici.

Tutto sembra perfetto per un ritorno col botto insomma, ma purtroppo l’irlandese sbaglia clamorosamente il biglietto da visita. Il dolce brano d’apertura, “How About I Be Me” (probabilmente risalente alle session del precedente album, a giudicare dal titolo) è sorretto, infatti, da un arrangiamento fin troppo datato e laccato per esaltarne le qualità. Fortunatamente il resto dell’album non rischia altri paragoni impietosi con quell’ingombrante ballata che l’ha fatta passare alla storia e viaggia su traiettorie diverse e a lei più congeniali, puntando su un pop-rock alquanto canonico e ben eseguito (“Dense Water Deeper Down” e “Your Green Jacket”) che non brilla certo per originalità ma che valorizza maggiormente l’interpretazione sempre sul filo del rasoio della calva cantante.
Se l’orecchiabilità di pezzi come “Where Have You Been” o “8 Good Reasons” sarebbe sufficiente da sola a rinverdire la reputazione di una Dolores O’Riordan qualsiasi, in bocca alla O’Connor suona solo come onesto mestiere, anche se in linea di massima le impalcature melodiche che costruisce sono pur sempre troppo oblique (“Kisses Like Mine” e il primo, urgente singolo “Take Me To Church”) per far presa sulle radio mainstream, nonostante i ritornelli liberatori.

Nel cuore del disco torna anche a tuonare cupa come agli esordi, nella tagliente “The Voice Of My Doctor” e in una ruggente “Harbour”, ma è solo uno sprazzo, l’unico momento di rabbia di una donna evidentemente riappacificata coi suoi demoni e ormai dedita alla celebrazione dell’amore. A interrompere la piacevole routine e a regalare qualche sorpresa ci pensano anche una cullante “The Vishnu Room”, in cui mescola nuovamente i colori della sua isola natia con quelli dell’agognata Giamaica, e il bel funky acustico di “James Brown” (sudaticcia jam in compagnia del figlio d’arte Seun Kuti), per poi congedarsi, intimamente, con l’immancabile brano (quasi) a cappella, una tenera “Streetcars”.

“I’m Not Bossy, I’m The Boss” non raggiunge il livello dell’album precedente, suona curiosamente meglio nel complesso che estrapolando singoli pezzi e avrebbe probabilmente reso di più eliminando quelle levigature di troppo che nonostante tutto mal si addicono al personaggio.
Il carisma e il vissuto con cui la O’Connor riesce a permeare le sue canzoni, anche quelle meno memorabili, sono comunque immutati e affascinano come sempre, ma il punto d’arrivo di questa sua nuova giovinezza non è stato ancora raggiunto.

(01/09/2014)



  • Tracklist
  1. How About I Be Me
  2. Dense Water Deeper Down
  3. Kisses Like Mine
  4. Your Green Jacket
  5. The Vishnu Room
  6. The Voice Of My Doctor
  7. Harbour
  8. James Brown (with Seun Kuti)
  9. 8 Good Reasons
  10. Take Me To Church
  11. Where Have You Been
  12. Streetcars


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