Come in un concerto alla Royal Albert Hall, orchestra e applausi introducono l'ultima opera discografica dei svedesi Testbild!, un raro incrocio di genialità e incoerenza, che da anni dissemina gesta sonore in forme più o meno canoniche. Si va dalle prime normalizzanti produzioni in cd, passando per il capolavoro terminale dell'era indipendente (ovvero "
Aquatint"), fino alla riscoperta del formato in vinile con le meraviglie di "Barrikad" e successivamente in cassetta con "Musik Från En Handfull Kortfilmer Av Henrik Möller", senza dimenticare le beffarde provocazioni culturali affidate a cartoline spedite a caso, e messaggi in bottiglia lasciati alle onde con brani inediti non reperibili in alcun altro formato fisico o virtuale.
Che di loro esista perfino una biografia ricca di improbabili e non verificabili aneddoti è solo un altro aspetto della sempre più complessa e interessante creatura Testbild!. I re Mida della
orchestral-symphonic-ambient-lounge-electronica-folk-psychedelic-jazz-surf-beat-post-pop-music sono rientrati dal cosmo per raccontarci le gesta di Belka e Strelka, ovvero i due cani protagonisti della spedizione spaziale dello Sputnik 5, che fece seguito a quella più famosa di Laika.
Ancora una volta un
concept-album, intorno al quale gli svedesi armeggiano con un ricco
parterre melodico, che scivola dalle mani della
pop-music per affondare nel jazz e nell'avantgarde, questa volta rinunciando completamente allo strumento rock per eccellenza, ovvero la chitarra, e raccogliendo suoni
vintage elettronici dalle connotazioni
science-fiction, parimenti molto affini alle musica elettronica russa che veniva prodotta per fini propagandistici, negli anni della corsa verso la luna e la conquista dello spazio.
È
library-music molto simile alla nostra
film-music (ormai preda degli studiosi di
hauntology), che i Testbild! non lasciano orfana di immagini, grazie al film realizzato da Sebastian Rozenberg: fossimo negli anni 70 si potrebbe liquidare il tutto come
progressive sinfonico, ma lo sguardo dei musicisti è ben oltre qualsiasi stereotipo. Dentro "Belka & Strelka" c'è l’avventurosa visione futuristica dei
Kraftwerk e il languore solare dei
Röyksopp, ma anche il rigore timbrico degli
Stereolab e l'ariosa tessitura melodica di
Piero Umiliani.
Le registrazioni coprono un raggio temporale molto ampio, ben sette anni, durante il quale i cinque membri attuali della band hanno messo insieme il loro album più intenso e coeso (fatto salvo il già citato "Aquatint"), un progetto che passa dalla sontuosità quasi sinfonica e lirica di "Ouverture" (con Elisabeth Sundin come soprano) alla leggerezza electro-pop di "The Moon And The Stars", con una vivacità stilistica che mette al muro
Broadcast e
Tortoise. Quello che affascina di "Belka & Strelka" è l'abilità nel trattare generi e sfumature stilistiche con un disincanto che evità la prosopopea delle derive progressive e d'avanguardia, ma nello stesso tempo le geometrie ritmiche sono più affini al linguaggio funambolico della scena di
Canterbury.
Ogni brano evidenzia un'eleganza stilistica invidiabile: le pulsioni
space-age-bachelor-pad-music di "Belka" sono tra le più belle mai ascoltate per timbrica e varietà lirica, il
jazz-groove dei quasi tre minuti di "Rymdfolk", sgorgante dall'incrocio di double-bass ed elettronica, è puro deliquio.
Le atmosfere di "Aquatint" e "
Ocean Tango" rivivono nel
surf-beat-lounge di "No More Rainy Days", mentre il suggestivo pop in stile Canterbury di "Strelka" aggiunge un'altra perla alla loro carriera di impressionisti pop. Ci sono poi anche pagine più ambiziose, come "Moonset", o malinconiche e raffinate
ballad, come "Amber Elements" e "Fermeture", nella nuova avventura sonora degli svedesi.
L'eleganza del valzer-lounge di "Spacedog Walk" o del jazz elettronico di "...." completano il tutto, ma resta difficile smembrare del tutto la musica di "Belka & Strelka" in singoli episodi, non ci sono
hit-single a cui aggrapparsi o rivoluzioni copernicane a cui affidarne la valenza. I Testbild! sono semplicemente dei fuoriclasse, la loro musica è il vero post-moderno, in un affresco sonoro dove il timbro e i colori contengono più suggestioni di una sinfonia classica. Se "Aquatint" scavava nel presente per trovare tracce del passato, "Belka & Strelka" gioca con le illusioni del passato per dar vita alla musica del futuro prossimo.