Marie è una delle figure di maggior rilievo dell’odierna e prolifica scena musicale di Montréal, QC. Partecipe di esperienze avant-jazz come i due dischi del collettivo Land Of Kush, con Sam Shalabi, e il primo disco di Matana Roberts, “Coin Coin Chapter One: Les Gens de Couleur Libres” (2011) – tutti usciti per Constellation Records – Marie è nota nell’ambiente come multistrumentista e spoken-word artist. Da anni complice di Pierre Guerineau nel progetto dark-elettronico Essaie Pas – che ci aveva particolarmente colpiti al festival Suoni per il Popolo 2015 – l’artista québécoise torna con una terza prova solista solida, potente e affascinante, dopo appena un anno dal suo album “Un Autre Voyage” (2015, Holodeck) e all’indomani del disco in duo “Domain Est Une Autre Nuit" (2016, DFA).
“Adieux Au Dancefloor” è un progetto spoken-word di techno/wave minimale coniugato alla prima persona, in cui, nel tipico e unico stile della città di Montréal, il cantato in francese affianca quello in inglese. Si parte con il travolgente tiro di “I Dedicate My Life”, che detta le coordinate ritmiche e timbriche di un intero disco dedicato alla (sua) vita da dj e musicista elettronica. Si legge infatti in filigrana l’intensa esperienza live dell’artista canadese, i suoi sensuali dj-set ad alta frequenza di pulsazioni che generano brani in cui si alternano squarci oscuri e ipnotici (“Interfaces”, “La Femme Écarlate”, “Inferno”) a momenti nostalgici e seducenti (“Good Times”, “Adieux Au Dancefloor”). Episodi come “Denial”, poi, trascinano il corpo così tanto da invitare a disperdere l’energia emanata dai beat nel ballo.
Marie lavora soprattutto con attrezzatura analogica ed effetti a pedale, costruendo le sue canzoni con sintetizzatori e drum machine e strutturandole tramite mixer e sequencer. Emblema dell’unione di tutti questi elementi è il brano “Naive To The Bone”, in cui Davidson canta: “So you think I’m too soft?/ I’ve got nothing to prove, I have no advice for you/ But, remember what Terrence said: The last dance, we dance alone”.
Minimale e percussivo, a tratti acido e visionario (“Inferno”, “Planète Ego”), “Adieux Au Dancefloor” è un disco maturo e intenso, da ascoltare più volte a volume sostenuto. Meno legato alle atmosfere cinematiche fosche della prova precedente e della musica di Essaie Pas, è un disco che esplora la vitalità notturna (dell'autrice) in pista, nei locali e nei festival di elettronica di tutto il mondo.