Afro Celt Sound System - The Source

2016 (Ecc Records)
afro, etno-folk

Il fuoco che avvolge il simbolo degli Afro Celt Sound System sulla copertina di “The Source” è destinato a diventare ancor più incandescente. Non si sono infatti ancora risolte le controversie legali per l’uso del nome della band, e così i due fronti sono impegnati in una battaglia senza vinti e vincitori che viene in parte risolta con un colpo di mano.

Il mancato successo dei The Imagined Village ha spinto Simon Emmerson a riappropriarsi della sua creatura, abbandonata nel 2010 nelle mani volenterose e produttive di Russell e McNally, i quali hanno trasformato la band in una macchina da guerra per esaltanti esibizioni live, riportando il nome Afro Celt Sound System ai fasti dell’esordio.
Mentre gli ex-compagni e ora rivali restano in stand-by, annullando album (“Born”) e concerti, Simon Emmerson con “The Source” certifica e conferma la sua volontà di dirimere le questioni passando ai fatti, sfruttando l’onda del ventennale della creazione della band.

Il cast che partecipa alla nuova versione degli Afro Celt Sound System è notevole. L'interazione tra la cultura africana e quella celtica è ancor più potente e grintosa, priva però di quegli elementi di novità che avevano fatto sperare in un rinnovo delle matrici etno-folk. Il risultato ha il sapore agrodolce di un happening, una messa in scena frettolosa di quelli che sono gli elementi più popolari e fruibili dell’originaria mistura culturale, non solo per la mancanza di Iarla Ó Lionáird (coinvolto in pieno nel progetto The Gloaming) o per la rinuncia alle contaminazioni elettroniche, ma per il tono generale dell’operazione che enfatizza la cornice a scapito della sostanza.

In verità, il quartetto di brani iniziali rimette in gioco tutto l’ardore e la forza creativa degli esordi, prima con un suggestivo tappeto di voci della Guinea (“Calling In The Horses”), poi con il peculiare mix di ritmi afro-blues e scorribande celtiche a base di cornamuse e flauti a fischietto (“Beware Soul Brother”).
A seguire, due delle più belle e creative intuizioni dell’album, ovvero la splendida festa di percussioni, mandolini, cornamuse  e flauti di “The Magnificent Seven (ACSS Meets TDF)” che si trasforma in un mantra possente e travolgente, e il singolo di presentazione del progetto intitolato “Cascade”: un incalzante afro-beat impreziosito da una brillante performance del rapper gaelico Griogair Labhruidh.

“The Source” offre ancora sparute occasioni di plauso (“Honey Bee”, “Child Of Wonder”), per il resto indugia nella formula senza innovazioni rilevanti, enfatizzando le matrici africane e ritmiche a scapito della rarefazione. Fa eccezione “Two Rivers Meet”, che apre a leggere influenze psych-prog.
“The Source” è infine un album piacevole, a tratti stimolante. La genesi forzata ne ha privilegiato i toni iconografici da tour operator, a scapito di quella ricerca antropologica e filologica che vent’anni fa ha dato origine alla formazione. Resta da verificare cosa saranno capaci di offrire gli ex-compagni di ventura, e soprattutto sotto quale marchio sarà licenziato dagli Afro Celt di Martin Russell.

Tracklist

  1. Calling In The Horses
  2. Beware Soul Brother
  3. The Magnificent Seven (ACSS meets TDF)
  4. Cascade
  5. A Higher Love (tune 'Monkswell Road' )
  6. Honey Bee
  7. Where Two Rivers Meet
  8. Mansani Cissé/Tàladh
  9. Child Of Wonder
  10. Desert Billy (tune 'The Balcony')
  11. The Communicator
  12. The Soul Of A Sister
  13. Kalsi Breakbeat


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