Meredith Monk

On Behalf Of Nature

2016 (ECM) | minimalismo

Nell'ecatombe musicale che è stato questo 2016 agli sgoccioli, la scomparsa di un personaggio speciale e prezioso, nonché utile da agganciare nell'accostarsi a un'opera come quella di cui vi stiamo per parlare, forse per sua stessa natura è passata decisamente sottovento. Parliamo di Pauline Oliveros. Impareggiabile pensatrice e "scultrice" di droni, l'artista elaborò, tra le altre cose, una distinzione analitica tra l'atto di sentire e l'atto di ascoltare, in cui quest'ultimo veniva ulteriormente esplorato nella pratica dell'ascolto profondo, o "deep listening", in base alla quale l'ascoltatore è invitato a sospendere giudizi e disperate, per quanto naturali, rincorse di associazioni mentali, e di imparare a comunicare ex-novo con le proprietà, le potenzialità del materiale sonoro "rustico" a disposizione. Che sia un padiglione abbandonato. Il suono al vivisezionatore di una fisarmonica. Il palpitare in flusso della natura - umana, geologica o cosmica. Deep nature.
Il filo conduttore che, in questa congiunzione specifica, lega due artiste lontane nel background, ma vicinissime nella sensibilità, è in questa volontà programmatica di ritirarsi nel ruolo di medium tra l'ascoltatore e qualcosa di più grande, solitamente inspiegabile o accessibile solo per mezzo d'intuito, che tramite figure speciali, come appunto le nostre due signore, trova vocalizzazione o risonanza.

Il percorso di Meredith Monk è stato impostato in questo linguaggio a partire dai suoi classici della prima ora per arrivare, modificato ma sempre lucidissimo, alle opere "buddhiste" "Mercy" e "Impermanence". Dopo la più contemplativa parentesi "Songs Of Ascension", quindi, Meredith Monk torna al ruolo che più le si addice, quello di mediano tra entità ontologiche, con la sua opera dal richiamo più politico, ma al tempo stesso preservando felicemente la dimensione a-temporale e viscerale tipica dei suoi lavori.
Come parlare quindi, a mo' di merito incondizionato, per conto della natura, nel contesto nel cambiamento climatico, senza ridurre la creazione artistica a sterile disquisire accademico o slogan militanti? La signora Monk torna quindi al suo approccio preferito, osservato fin dalle meditazioni desertiche di "Songs From The Hill": la pratica del deep listening.

E' una natura totale che bisbiglia all'orecchio della Monk, indifferente ma interdipendente, imbrigliata fatalmente, e noi con lei, nelle leggi di causa-effetto e di influenze reciproche. Immersione che coinvolge qui anche la biografia della Nostra, che per le scelte stilistiche del lavoro opta per la semplicità assoluta e il riciclo creativo, da alcuni esperimenti voce-strumento già conosciuti ma rielaborati qui in una nuova forgia, ai costumi dei collaboratori, re-inventati su alcuni vecchi capi inutilizzati degli stessi artisti.
Incomincia con l'eterna lotta tra luce e buio, "On Behalf Of Nature", una vignetta tesa tra brevi frasi di cori severi e nenie primordiali, commenti di clarinetto e interventi di marimba e piccolo birmano, per allargarsi al piano esistenziale dei deva, con la breve ed estasiata "High Realms" e zoomare di nuovo lentamente verso ecosistemi a noi più prossimi e familiari, con l'eccellente "Environs 1" (dove la mimica sembra rimandare l'occhiolino più agli oceani di Björk che all'avanguardia più "colta") e la poesia tassonomica di "Shifting Grounds".

Le tracce dell'album si spiegano in questo continuo movimento di allargamento e ristringimento di prospettiva, con temi che ricorrono, ogni volta con angolature differenti: se "Environs 1" è un ecosistema acquatico, "Environs 2" ha più a che vedere con i vuoti e pieno dell'etere, mentre "Environs 3" è pura fisicità vegetale che tende verso l'alto - ma contrappuntata subito dopo dalla inevitabile e umanissima brama di "Harvest".
Tra questi spostamenti di focus, quindi, anche lo spazio per dei necessari momenti di meditazione, che sia la trance di "Ritual Zone" sostenuta ipnoticamente da una marimba preparata, o la più cameristica "Memory Zone", due momenti che racchiudono uno dei capolavori dell'album, "Water/Sky Rant": ricco concentrato di immagini che viaggia sull'arpa di Laura Sherman, impassibile e solo appena increspata linea d'oceano su cui scorrazzano uccelli inusitati e bellissimi (il macau che si sente sullo sfondo è una registrazione di Bohdan Hilash), ma anche i rimproveri di un cielo in tempesta imminente, preannunciando un mondo di distruzione e purificazione, come nel più noto dei miti apocalittici - quello di Noè e dell'arca, con la profezia della collera divina, aggiornata al monito più prosaico dei ghiacciai in scioglimento irreversibile.

In questo scenario di minaccia costante, di catastrofi inevitabili, di ciclicità imperfetta e di quella cupidigia umana seme del suo stesso precoce annichilimento, sopravvive sempre al fondo di tutto un sostrato di gioia e di serenità, come se, alla fine della fiera, anche l'annichilimento non sia poi così esente dalla verità dell'impermanenza. Ecco quindi che, sulle rovine solo apparentemente prive di vita, il ragno riemerge dalla polvere a tessere nuovamente le sue geometrie. "Spider Web Anthem", l'inno-requiem all'eternità del facimento e disfacimento delle cosmologie, nonché uno dei brani più toccanti realizzati di recente dalla newyorkese.
Un orecchio e una sensibilità visionaria che si prestano in maniera mai così naturale a portavoce dell'inumano, in qualche modo dando seguito al richiamo dell'amico Gary Snyder e al ruolo della responsabilità dell'artista come mediatore tra mondo delle entità (sopra)naturali e mondo degli uomini. Un'alleanza, una complicità mai tanto necessarie quanto oggi, al cospetto dei moniti e delle profezie di un ecosistema in transizione, in cui tuttavia creazione e distruzione sono contenuti l'uno nell'altro.
Perché nelle acque gonfie del diluvio universale, tra i cadaveri in putrescenza di uomini e unicorni, i pesci hanno già inaugurato il più lauto dei banchetti.

(24/12/2016)

  • Tracklist
  1. Dark/Light 1
  2. High Realm
  3. Fractal Activity
  4. Environs 1
  5. Eon
  6. Duet With Shifting Ground
  7. Environs 2
  8. Pavement Steps
  9. Evolution
  10. Ritual Zone
  11. Water/Sky Rant
  12. Memory Zone
  13. Environs 3
  14. Harvest
  15. Dark/Light 2
  16. High Realm Reprise
  17. Fractal Mirror
  18. Ringing
  19. Spider Web Anthem
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MEREDITH MONK

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Ventuno segmenti di forme circolari per la poliedrica artista newyorkese



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