Peter Baumann

Romance 76 (ristampa)

2016 (Esoteric/Cherry Red) | elettronica, kraut-rock

Il musicista tedesco (ma ormai da più di trent'anni di nazionalità americana) Peter Baumann è, tra i componenti storici dei Tangerine Dream (vi entrò nel 1971 - quando ancora Froese e Franke non abbracciarono del tutto una musica puramente elettronica, basata su lunghe cavalcate melodiche di sequencer e languidi temi pinkfloydiani - e se ne andò al culmine della loro popolarità, nel 1977) quello che è rimasto più in ombra, tanto che i suoi pochi album solisti sono rimasti praticamente misconosciuti, sia presso il grande pubblico che presso i fan di quel leggendario gruppo di musica cosmica.
Ancor meno conosciuta è la sua attività di discografico e talent-scout: ha fondato a Los Angeles, nel 1984, la Private Music, per la quale incisero personaggi di valore della musica new age e strumentale (da Yanni a Patrick O'Hearn e da Suzanne Ciani ad Andy Summers, oltre che alcuni tardi dischi dei Tangerine Dream).

"Romance 76", uscito negli ultimi mesi del 1976 per la Virgin, mostra tutta l'abilità sia tecnico-strumentale di Baumann alle tastiere elettroniche (suona praticamente tutto da solo, con la sola eccezione dell'intervento del Coro e della Filarmonica di Monaco diretta da suo padre, Herbert Baumann, nella prima parte di "Meadow Of Infinity") che le sue qualità compositive.
Peccato che Baumann non seppe però in seguito mantenere la promessa e si impantanò presto in una soffice (per quanto gradevole e ben realizzata) musica sintetica, buona per le "chill out room" dei club più à-la page (si salva però il bel tema di "This Day", dal successivo "Trans-Harmonic Nights" del 1979, che fu poi utilizzato da Antonioni come uno dei temi portanti del suo film "Identificazione di una donna", del 1982).

"Romance 76" offre alcuni ottimi e originali spunti melodici, non tanto nello "stile pittorico" dell'iniziale "Bicentennial Presentation", che è l'unico episodio che può appartenere di diritto al repertorio maggiore dei Tangerine Dream (diciamo che avrebbe potuto essere collocato su "Ricochet" o su "Stratosfear"), mentre il proto synth-pop di "Romance", oltre a essere di qualità eccellente, rappresenta anche una fulgida anticipazione di ciò che avrebbe fatto due anni dopo Chis Carter in "AB/7A", celestiale gioiello elettronico contenuto in uno dei capolavori dei Throbbing Gristle, "D.O.A." (Industrial Records, 1978).
La più tenebrosa "Phase By Phase" pure ingloba elementi interessanti, dove il tipico stile elettronico visionario di Edgar Froese assume delle sembianze che hanno del surreale (si notino, all'interno del brano, i fraseggi quasi jazz dell'organo, immersi però in un contorno di stranianti arrangiamenti elettronici, mai concilianti o rassicuranti).
Il pezzo forte dell'album si trova sul secondo lato, ovvero la suite (divisa in tre movimenti) "Meadow Of Infinity", che vede la partecipazione di un coro e di un'intera orchestra sinfonica nella prima parte. Un simile esperimento era già stato timidamente tentato da un altro valente quanto sconosciuto tedesco, Eberhard Schoener, mentre l'altro loro connazionale Klaus Schulze eleverà tale intuizione a grande arte nel suo monumentale "X" (Brain, 1978).

Le parti vocali per coro della prima parte di "Meadow Of Infinity" non sono ignare delle lezioni impartite da Gyorgy Ligeti, in particolare nel suo famoso e fosco "Requiem" (1965), e delle tensioni drammatiche del "Coro di Morti" (1941) di Goffredo Petrassi. La musica riflette infatti quello stile minaccioso, fatto di panico e di sottile angoscia, la quale si collima nell'intermezzo "The Glass Bridge", forte di percussioni tribali e di accenni di toccate e fughe bachiane, per poi sublimarsi nell'apocalittico crescendo dell'ultima parte di Meadow Of Infinity", di charo stampo wagneriano.
Senz'altro, l'influenza del maestro Schulze è molto forte, ma questa suite rimane a tutt'oggi come un piccolo capolavoro di arrangiamento e di incastri armonici, realizzato per sintetizzatori e orchestra.

Il nuovo remastering dona la giusta brillantezza a questo capolavoro perduto (l'ultima stampa in cd per la Virgin è del 1990, ma fu ritirata su richiesta dello stesso Baumann, che non era soddisfatto di quel riversamento su disco ottico) e si candida fin da ora come la migliore ristampa (in fatto di qualità sonora) uscita quest'anno, insieme alle riedizioni di "Kill 'em All" (Megaforce, 1983) e "Ride The Lightning" (Megaforce, 1984) dei Metallica (che finalmente suonano come avrebbero dovuto suonare in origine).
Molto ricco di informazioni e foto il booklet allegato.

(21/04/2016)

  • Tracklist
  1. Bicentennial Presentation
  2. Romance
  3. Phase By Phase
  4. Meadow Of Infinity (Part One)
  5. The Glass Bridge
  6. Meadow Of Infinity (Part Two)
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