Red Fang

Only Ghosts

2016 (Relapse Records) | stoner

Provenienti da Portland, Oregon, i Red Fang si sono affermati fin dal 2009 come una delle realtà più convincenti dell’ultimo decennio nel panorama stoner & sludge. La loro formula è sempre stata semplice, robusta e accattivante, con schitarrate ruvide, graffianti e “magmatiche” sostenute da un’imponente sezione ritmica e da un’attitudine “grezzona” e spavalda, a tratti anche un po’ eccentrica. 

Pubblicati dall’etichetta discografica Relapse (già nota per avere promosso formazioni affini di alto calibro come Black Tusk, Baroness e, nei loro primi dischi, i Mastodon) gli statunitensi hanno finora pubblicato quattro album, di cui l’ultimo è "Only Ghosts", giunto nell’ottobre 2016 sotto l’egida di nomi importanti come il famoso Ross Robinson alla produzione e Joe Barresi al missaggio. 

Nonostante lo stato nordoccidentale di provenienza, i Red Fang hanno incarnato alla perfezione lo spirito “Southern” dei loro colleghi di etichetta e il piglio “on the road” di gruppi come i Queens of the Stone Age, accompagnandoli con una certa dose di umorismo e voglia di divertirsi: basti pensare agli spiritosi video promozionali a fare i “redneck” a quattro ruote (“Wires”) o in canotta in mezzo a una pila di lattine di birra nel salotto (la loro hit “Prehistoric Dog”), ma soprattutto all’essere molto alla mano col pubblico nei concerti. Tanto per non smentirsi, il gruppo ha abbinato l’uscita di "Only Ghosts" con un gioco sul loro sito chiamato Fangtris, che non è altro che una parodia di Tetris accompagnata dai loro riff al fulmicotone…

Il disco comunque non rivoluziona certo il loro marchio di fabbrica, fatto di melodia e grinta, anzi per certi versi in parte lo rende più sobrio, avvicinandosi in certi frangenti a un heavy-rock più classico (per esempio in “Not Into You”). Purtroppo questa vena easy-listening fa emergere una certa dose di ripetitività della loro formula rispetto agli album precedenti, per lo meno dal punto di vista dell'album studio, visto che ogni loro pezzo continua a promettere maggiori scintille in sede live, che è quella che più si confà al gruppo. Ciò non impedisce comunque loro di saper suonare su disco ruvidi e granitici come i Melvins di vecchia scuola (“The Smell Of Sound”), mostrare tutto il loro lato più caciarone e gigionesco (“Shadows”, nel cui video parodiano il film "Predator" combattendo per una cassa di birra contro degli avversari insospettabili) o trascinare con riff mesmerizzanti (“The Deep” su tutte). Non impedisce loro nemmeno di aprirsi a consistenti digressioni psichedeliche che potrebbero approfondire maggiormente (“I Am A Ghost”, infuocata e infuriata). Solo, sulla lunga distanza, si inizia ad avvertire un pizzico di monotonia.

Di base, sono sempre i cari vecchi Red Fang, semplici, scanzonati, diretti e gigioni, ma suonano meno viscerali e meno ispirati rispetto agli esordi. Promossi, ma attendiamo di più. Per tutti coloro che non li conoscono e volessero approfondirli, consigliamo innanzitutto di ripercorrerne la discografia dagli esordi, senz'altro più essenziali, essendo la loro formula prosaica e "di genere" - anche perché concepita soprattutto per trascinare in sede concertistica, ambiente che infatti è quello più apprezzato e atteso dal pubblico dei Red Fang.

(17/12/2016)

  • Tracklist
  1. Flies
  2. Cut It Short
  3. Flames
  4. No Air
  5. Shadows
  6. Not for You
  7. The Smell Of The Sound
  8. The Deep
  9. I Am A Ghost
  10. Living In Lye
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