Queens Of The Stone Age

Songs For The Deaf

2002 (Interscope Records) | stoner-rock

Volete sentire un po' di rock and roll, senza la ricerca dell'innovazione a tutti i costi? Avete voglia di una scarica di adrenalina come non ne provavate da un po'? Allora questo è il disco che fa per voi. Il terzo lavoro delle Regine dell'età della pietra è decisamente il loro disco più riuscito, seppur gli altri due non fossero proprio da buttare... Ma andiamo con ordine. La line up della band già fa capire cosa ci si debba aspettare: al "cuore" del gruppo, Josh Homme e Nick Oliveri (entrambi ex Kyuss), si sono aggiunti Mark Lanegan (ex Screaming Trees, che già risultava come collaboratore esterno nel loro disco precedente, "Rated R") e Dave Grohl (naturalmente ex Nirvana nonché attuale leader dei Foo Fighters, che per l'occasione è tornato ai tamburi). Niente male, vero?

Si narra che Grohl abbia lasciato le sessioni di registrazione del nuovo album dei Foo Fighters per partecipare a questo progetto, dopo aver sentito i pezzi propostigli da Homme e Olivieri. Dave ha anche dichiarato che questo è decisamente il miglior disco che ha mai registrato. I fan più accaniti dei Nirvana se ne avranno a male, ma dopo aver ascoltato il disco non si riesce proprio a dargli torto. In ogni caso è senza dubbio il lavoro dove il suo drumming ha raggiunto i livelli più alti. Veniamo ai contenuti. Innanzitutto è divertente l'idea di una sorta di concept album radiofonico; molte delle canzoni contenute nel disco sono intervallate da un finto speaker che annuncia il brano successivo.

Fin dai primi istanti si capisce che aria tira: il sound si avvicina a quello dei Kyuss, con suoni di basso e chitarra super valvolari, molto seventies, volutamente "grezzi", scremati però della psichedelia hard tipica del gruppo di "Blues for the red sun", e con ritmi leggermente più incalzanti. I brani, infatti, hanno una durata molto inferiore rispetto ai pezzi dei padri dello stoner, e sono caratterizzati da una maggior attenzione per le linee melodiche, con l'alternarsi e l'intrecciarsi, spesso con cori, delle voci di Homme e Lanegan, molto diverse, ma assolutamente complementari. I brani si susseguono senza tregua, riuscendo a racchiudere e fondere, nella loro pur contenuta durata, tutti gli elementi necessari per la riuscita di un disco rock, con momenti di pura potenza concatenati a fasi venate di uno strisciante senso di inquietudine ed episodi di "divertimento" puro. Non metto in evidenza brani particolari: c'è una qualità di fondo che li pone tutti sullo stesso piano artistico. Vale menzionare, se non altro perché è il singolo tratto dall'album, la marziale "No One Knows".

Un cenno anche a "Mosquito Song", l'unico brano acustico, una ballata delicatissima e un po' “maledetta”, con tanto di pianoforte ed archi. In definitiva, il vero segreto di questo disco è semplicemente uno, senza dover cercare chissà cosa chissà dove: Josh Homme (la vera mente del gruppo) e compagni hanno scritto e suonato 15 bellissime canzoni districandosi con un equilibrio incredibile tra citazioni varie, influenze e originalità. I riff sono semplici ma di un'efficacia stupefacente. Stupefacente perché viene da chiedersi: come si fa a pensare un disco del genere dopo quasi 50 anni di rock, senza pretese, semplice e geniale nello stesso tempo? Ammetto che era parecchio tempo che non mi appassionavo "col cuore" così intensamente ad nuovo album. Un gioiellino della storia del rock, che strizza un occhio al passato con devozione e intelligenza, riuscendo a suonare non innovativo ma nuovo.

(04/11/2006)

  • Tracklist

1. You think I ain't worth a dollar, but I feel like a millionaire
2. No one knows
3. First it giveth
4. A song for the dead
5. The sky is fallin'
6. Six shooter
7. Hangin' tree
8. Go with the flow
9. Gonna leave you
10. Do it again
11. God is in the radio
12. Another love song
13. A song for the deaf
14. Mosquito song
15. Everybody's gonna be happy

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