Gone Is Gone

Echolocation

2017 (Rise) | alternative-rock, stoner-metal

Gone Is Gone, come a dire: non si torna indietro. Un nome e un programma altisonanti per un super-gruppo i cui membri arrivano da formazioni illustri. In realtà, suona molto ironico, visto che il prossimo album dei Mastodon è imminente e gli At The Drive-In sono di nuovo in pista: dai primi arriva Troy Sanders, basso e voce, e dai secondi Tony Hajjar, batteria. Li affianca Mike Zarin alle tastiere e tiene insieme il tutto Troy Van Leeuwen, il nome più blasonato, chitarrista dei Queens Of The Stone Age. Insomma, la crème del rock duro dei Duemila. Purtroppo, il risultato delude le inevitabilmente alte aspettative: “Echolocation” suona tutt’altro che definitivo. L’esordio è stato preceduto da un Ep, “Gone Is Gone”, che non si discosta in maniera significativa da quanto si sente ora.

Subito bisogna precisare che questa non suona come figlia diretta di nessuna delle band d’origine: sicuramente non c’è il metal dei Mastodon né l’hardcore degli At The Drive-In. È piuttosto un alternative-rock con la tendenza a indurirsi parecchio qua e là, analogamente a quanto fanno le Regine dell’età della pietra. Alcuni episodi in particolare vanno in questa direzione: “Gift” e “Pawns”, che tra riff e ritornelli orecchiabili sono i pezzi più hard e tradizionalisti. Lo spirito dei Gone Is Gone è però un altro, della musica di Josh Homme manca quella specie di velata ironia, la vera arma vincente. Qui a prevalere è decisamente la serietà e un’attitudine malinconica che avvicina molto i nostri agli ultimi Deftones: perciò tanta elettronica, atmosfere dreamy ma non quell’emotività che Chino Moreno riesce a trasmettere anche nei momenti di magra. Sanders ha comunque un passato di vocalità estreme nei Mastodon e inevitabilmente ruggisce ancora, quando si sale di volume. Non sempre è un male, ma nel complesso dà una sensazione di fuori luogo.

Così scorrono senza incantare le varie “Sentient” e “Dublin”, mentre “Colourfade” e “Roads” alzano il livello: specialmente la seconda riesce anche a farsi perdonare una ben troppo lunga introduzione elettronica. Sempre riconoscibile lo stile chitarristico di Van Leeuween, fatto di note stirate e anoressiche che si aggrappano a una base piena e pesante: qui a sostituire la chitarra di Josh Homme c’è il basso di Sanders, come in “Resurge”, bizzarro ibrido tra i Queens Of The Stone Age e i Gojira di “Magma”. Uno dei pezzi più riusciti. Sempre le Regine tornano in mente in “Slow Awekening”, in salsa western. “Resolve” è una ballata acustica di cui non si riesce veramente a capire il senso e la title track finale sembra la colonna sonora di un videogioco di cacciatori di vampiri.

Gli ingredienti che compongono questo esordio sono buoni, Sanders rimane comunque un grande cantante, Van Leeuween è sicuramente un ottimo comandante e artigiano di esperienza. A tutto questo ben si sposa la batteria di Hajjar, secca ed essenziale. Il problema è nella scrittura dei brani, che troppo spesso strizza l’occhio a una sperimentazione mai portata fino in fondo, e tutto si risolve in una generica atmosfera post-alt-ecc. ecc. C’è troppa carne al fuoco, troppa varietà senza che se ne trovi il filo conduttore. Probabilmente questo è un difetto comprensibile se si considera un gruppo simile come fonte di sfogo dagli impegni principali dei vari membri. In quest’ottica, i fan delle band “madre” non potranno che essere contenti di sentire del materiale altrimenti scartato, e i Gone Is Gone svolgono bene il loro lavoro di super-gruppo. Se li si vuole considerare indipendentemente da tutto ciò, si deve sperare in un seguito migliore, se mai ce ne sarà uno.

(22/02/2017)

  • Tracklist
  1. Sentient
  2. Gift
  3. Resurge
  4. Dublin
  5. Ornament
  6. Pawns
  7. Colourfade
  8. Roads
  9. Slow Awakening
  10. Fast Awakening
  11. Resolve
  12. Echolocation
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