Debuttano dopo ben sette anni dal loro concepimento gli Haman e lo fanno accompagnandosi ai Winter Martyrivm di Cecco Testa, musicista in forze anche ai LaColpa e noto per i suoi Cropcircle, con uno split che verrà distribuito su cassetta e Cd-r.
Entrambi i gruppi sono progetti black metal solisti originari dell’alessandrino, in Piemonte: il primo nasce appunto nel 2010 da un’idea del polistrumentista Sine Nomine, traendo ispirazione dal classico black metal della seconda ondata, mescolandolo sapientemente con la musica ambient, mentre il secondo, già attivo dal 2005 con il demo “Riot Of Sadism And Blood”, debuttò l’anno scorso con l’ottimo “Reneuizi”, album già pronto dal 2007 e uscito finora solo come musica liquida.
I primi ventuno minuti dell’album, ossia il lato A della cassetta sono ad appannaggio di Haman, che sfodera, dopo una maestosa introduzione organistica di circa quattro minuti, una rasoiata di black metal dai connotati malinconici e spietati a un tempo: la parte sinfonica non viene mai meno, anche nei momenti più caotici dove prevalgono le accelerazioni della batteria, coniugandosi agli estemporanei arpeggi della chitarra melodica e all’assalto di quella ritmica, che scandiscono gli ariosi intermezzi e paiono trascinare l’ascoltatore in lande fredde e pervase dalle grida laceranti di Sine Nomine.
La seconda parte del lavoro lascia spazio a Winter Martyrivm: il precedente Reneuizi, con le sue derive depressive ha segnato un cambiamento molto forte rispetto al demo. Le nebbie e la desolazione dell’omonimo paese abbandonato pervadono l’album arrivando sino all’ascoltatore, con melodie e atmosfere cangianti e figlie della duplice natura elettronica e rock di Cecco. Questo nuovo capitolo segna un’ulteriore svolta, quasi a testimoniare, con questa unica traccia di quasi ventidue minuti, una voglia interminabile di esplorare attraverso le varie declinazioni di quello che è stato ed è tuttora un genere poliedrico come il black metal. Il brano, dopo i primi cinque minuti di caos primordiale senz’altro ispirato ai primi Abruptum, quelli di “Obsuritatem Advoco Amplectère Me” per intenderci, passa a cavalcate epiche che si alternano a midtempo di batteria che ricordano gruppi come Elysian Blaze, uniti a un cantato marcissimo, amplificato da echi e riverberi sotterranei. Si giunge successivamente a un gelido intermezzo che inizia circa al nono minuto, in un crescendo di chitarre che duettano con la voce, la quale emerge fino a prendersi completamente la scena e far tacere tutto il resto per poi svanire nuovamente, lasciando spazio alle chitarre e poi a rumori di pioggia. Ancora voce e chitarra, stavolta guidate dalla batteria lenta e cadenzata, poi solo più chitarra e infine nuovamente la pioggia fino alla dissoluzione totale.
Ancora una volta Cecco riesce a ricreare con una naturalezza sbalorditiva il feeling marcio ed epico allo stesso tempo che avevano gruppi come i Dimmu Borgir di “For All Tid” o i primi Behemoth, segno della sua grande padronanza nel creare al millesimo un suono che non esiste più e soprattutto di una devozione assoluta alle sonorità nordiche del black metal anni Novanta, a cui si mescolano atmosfere intimistiche e desolate che caratterizzano i Winter Martyrivm sin dagli esordi.
08/07/2017