Phoebe Bridgers

Stranger In The Alps

2017 (Dead Oceans) | alternative, songwriter

Le premesse per l’ennesimo album di una cantautrice di belle speranze c’erano tutte: un singolo registrato per l’etichetta di Ryan Adams, la voce prestata a più di uno spot e infine il contratto con la Dead Oceans, ma per la giovane artista di Los Angeles “Strangers In The Alps” rappresenta più di un semplice prodotto discografico. Con un campionario di racconti dall’intensa e intima poetica, Phoebe Bridgers ostenta un’ambiziosa ricerca sonora che, tra atmosfere noir alla "Twin Peaks" e tratti gotici, evita la prevedibilità di molte coeve folksinger.

C‘è in queste undici canzoni una spiccata capacità di trascendere la tipica esegesi del dolore e della sofferenza interiore, le canzoni sono infatti spigolose più che malinconiche, quasi grezze nella loro indolenza, spesso vestite di sonorità multicolori e apparentemente aliene, ma pur sempre contestuali al tono mesto e confessionale dell’album.
E’ un disco strano, “Strangers In The Alps”, capace di mostrare i muscoli nei suoi momenti più cupi, come l’iniziale ballata lynchiana “Smoke Signals” o la tragica , eppur delicata, folk-song “Funeral”, per poi apparire vulnerabile quando le sonorità si fanno più dure e apparentemente accattivanti, tra graffi sonori che turbano il refrain dell’accattivante pop-folk di “Motion Sickness" e il duetto vellutato con Conor Oberst di "Would You Rather".

L’elemento catalizzatore dell’esordio di Phoebe Bridgers è comunque la maturità della scrittura: la giovane cantautrice americana mette insieme intricate strutture folk-rock granitiche e dolcemente ossessive alla Neil Young (“Scott Street”), e poi flirta con l’emo-rock, cauterizzando le ferite con tessuti sonori a base di tastiere e accordi minimali di chitarra (“Demi Moore”).
C’è la stessa incantevole malinconia di Elliott Smith nell’acerba dolcezza di “Killers” (in duetto con John Doe degli X), lo stesso passo di altre moderne cantautrici nell’indugiare su un particolare armonico o vocale (“Georgia”), quello che è inedito è lo spessore emotivo delle canzoni, che appare sempre più robusto man mano che queste divengono più evanescenti, (“Chelsea” e l’ottima cover di un brano di Mark Kozelek “You Missed My Heart”).

Pur volendo essere cauti, non è facile liquidare “Stranger In The Alps” come un delizioso esordio e nulla più, Phoebe Bridgers possiede un talento da storyteller ricco di promesse per il futuro, nel frattempo tra queste dieci canzoni è quasi impossibile non trovarne almeno un paio da  inserire in una personale playlist.
Un ottimo debutto.

(06/01/2017)

  • Tracklist
  1. Smoke Signals
  2. Motion Sickness
  3. Funeral
  4. Demi Moore
  5. Scott Street
  6. Killer
  7. Georgia
  8. Chelsea
  9. Would You Rather
  10. You Missed My Heart
  11. Smoke Signals (Reprise)




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