Comaneci

Rob A Bank

2018 (Tannen) | folk-pop, alt-pop

La recente cadenza discografica triennale dei ravennati Comaneci è stata interrotta dal rientro della leader Francesca Amati al miglior disco dei Amycanbe, “Wolf” (2015), in buona sostanza una sottile variazione della sua estetica. Prima, “Uh!” (2012), terzo lungo dei Comaneci, nella sua frammentazione proponeva esperimenti a macchia di leopardo: “Green Lizard”, una Bjork svanita e cancellata da droni minacciosi, l’arrangiamento elettrico, ancor più appuntito e dolente, di “The Fall”, il mantra estatico e afono di “The Flesh”, l’elettronica deformante finale in “As A Spider”.

Il quarto album lungo “Rob A Bank” è invece una collezione di varie ed eventuali. A pezzi incompiuti (“I Want You All”, un solo riff e non dei migliori), leggerini (“Proud To Be”, una ballata in stile Nashville), di prova (“The Lake”, che sposta le coordinate da Cat Power a Lana Del Rey) o anche solo troppo arrangiati (“Questions”, deboluccia, colloquiale in tempo di valzer), ne succedono perciò altri non esattamente e non pienamente convincenti, forse soltanto meglio assemblati o appena più sentiti.

La loro classica via rurale alla folktronica si sfoga in “Lovers”, a mischiare stereotipi e amenità elettroniche (qui una sorta di fruscio di cinguettii ripetuti a nastro). Anche se solo un intermezzo, fa comunque da intonato preludio a “Japan”, quasi senza ritmo, free-form nell’arrangiamento e in stile Leonard Cohen nel sentore. E’ di sicuro un esempio la loro migliore arte. Gli fa seguito una “Magical Thoughts”, quasi una meditazione ambient e post-rock, e la funerea e sussurrata “Cocoon”, poi satanica e sincopata.

Si direbbe un interessante disco di reunion votato all’essenzialità se non fosse per la presenza di Simone Cavina, batteria (Junkfood, ma anche Arto) a tutti gli effetti accreditata nella line-up che dunque sancisce una conversione storica, dal classico duo Amati-Salvo a trio. Non una grande scelta. E della reunion ha comunque i più tipici difetti, un suono compiaciuto e indiretto – deludente Mattia Coletti alla produzione – un’ispirazione che si accontenta, anche se ammirevole è la sequenza “Lovers”-“Japan” in cui tirano fuori le unghie dei liristi, e un finale anonimo di canzoni col fiato corto.
Un disco da spremere, bastava un Ep.

(08/09/2018)

  • Tracklist
  1. I Want You All
  2. Proud To Be
  3. Lovers
  4. Japan
  5. The Lake
  6. Cocoon
  7. Questions
  8. Plainsong
  9. Magical Thoughts
  10. Carlo
  11. Cuddling Cats
  12. Cannot
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