Monster Magnet

Mindfucker

2018 (Napalm Records) | garage-rock, stoner-rock

Soul crushin’ love child, deep inside of my brain
You’re a mindfucker baby, beautiful and insane

Assieme a capisaldi come Kyuss o Sleep, i Monster Magnet dell'impetuoso Dave Wyndorf sono stati tra i fondatori dello stoner-rock. Dopo un breve periodo che ha visto una semplificazione del sound verso un heavy-rock sguaiato, potente e melodico, il gruppo negli ultimi dischi ha rispolverato le origini più psych della sua musica per una serie di album culminata con "Last Patrol" nel 2013.
Quasi cinque anni di distanza lo separano da "Mindfucker", che sancisce il ritorno di Wyndorf a oltre 60 anni di età (!) senza perdere lo spirito rock & roll.

Il disco è un viaggio nel passato, tributo soprattutto alla scena di Detroit. Tutto sommato non brilla per originalità ed è prevedibile, ma non c'era da aspettarsi diversamente; il che non toglie il fatto che alcuni brani risultino gradevoli. L'apertura, ad esempio, è affidata a un pezzo frenetico come "Rocket Freak", che sembra uscito dal repertorio dei Ramones. Complessivamente, in primo piano viene messa l'attitudine più rockeggiante (e hard & heavy) del suono Monster Magnet. A questo scopo, i brani sono costruiti su di un garage-rock di maniera ma accattivante, inframezzato da aperture verso l'animo più heavy-psych del gruppo e tocchi punk-rock più settantiani. Il richiamo è maggiormente vicino agli Mc5 che agli Hawkwind, ma senza distaccarsi da questi ultimi.
Diminuisce, quindi, il lato più spaziale e psichedelico, che compare maggiormente in pezzi come "I'm God" (classica hit stoner come nei primi anni del gruppo, con chitarre magmatiche e ruvida sezione ritmica, mentre il testo è surreale), "Drowning" (power-ballad spaziale che da arpeggi atmosferici esplode in muri sonori di chitarra) o "All Day Midnight" (che sembra uscita direttamente da una jam session lisergica anni 60 con tanto di sitar).

Fra i brani più efficaci ci sentiamo di segnalare il rockabilly di "Brainwashed", trascinante e dal sapore fortemente retrò, e il tradizionale stoner spaziale di "When The Hammer Comes Down" in chiusura. La canzone più banalotta è invece "Want Some" (con power chords e testo troppo stereotipati). 
Inoltre, la produzione in certi frangenti tende a essere un po' troppo compressa, con un volume eccessivamente alto che taglia il suono. Ciò riduce l'impatto dei pezzi più potenti, facendo spiccare piuttosto le parentesi più atmosferiche e lente. L'aspetto lirico è sardonico, tagliente e ispirato: Wyndorf mette su carta le sue impressioni della situazione sociale degli ultimi 5 anni, sfociando in alcuni ritornelli molto accattivanti. Nonostante l'età, la prova vocale è discreta.

Sicuramente concepito più per la sede live che per lo stereo, "Mindfucker" è consigliato soprattutto ai fan del gruppo, che troveranno una dose godibile e catchy della stessa pietanza, anche se non al livello del resto della discografia.

(31/03/2018)



  • Tracklist
  1. Rocket Freak
  2. Soul
  3. Mindfucker
  4. I'm God
  5. Drowning
  6. Ejection
  7. Want Some
  8. Brainwashed
  9. All Day Midnight
  10. When The Hammer Comes Down
Monster Magnet su OndaRock
Monster Magnet on web


Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.