Suiyoubi No Campanella

Galapagos

2018 (Warner) | art-j-pop, ambient-pop

A volte basta davvero poco, anche soltanto l'ascolto di una canzone, per intuire in che direzione si sta dirigendo un dato artista/gruppo. Nel caso dei Suiyoubi No Campanella, da sempre in prima linea con singoli e video distribuiti ad hoc, non è mai stato particolarmente difficile dedurre cosa attendesse l'ascoltatore dietro l'angolo. Per quanto “semplice” e consolidata, questa rimane comunque una delle manovre ideali per stupire il proprio pubblico, lanciargli un assaggio, e tenerlo con le orecchie drizzate. A questo giro, il terzetto giapponese capitanato da KOM_I ha deciso di fare le cose in grande, lanciando un'esca che ha letteralmente dello spiazzante. Costantemente in fuga da ogni tipo di cliché (specialmente se proprio dell'ormai moribondo j-pop), col brano di lancio “Kaguya Hime” i tre hanno letteralmente fatto piazza pulita del loro passato, in un avvolgente abbraccio compositivo che unisce allo stesso tempo suggestioni j-folk, evanescenze electro-ambient e pop sampledelico trés fine anni Novanta.
Se l'attitudine al sincretismo stilistico non è nuova nel loro caso, lo è di certo la grande levità con cui il tutto viene amalgamato, anche grazie a una scrittura slanciata, capace di giocare con gli spazi aperti e far dialogare voce e musica in un botta e risposta di pieni e vuoti. Nel frenare alcuni istinti massimalisti che ne hanno spesso minato le impressionanti ambizioni sonore/compositive, la band riesce con “Galapagos” a intercettare una maturità espressiva solo di rado intravista nelle sue pubblicazioni, giungendo ad ampie falcate al grande disco che era nelle sue possibilità già da tantissimo tempo. Di certo, il pop giapponese può essere loro grato e tirare un sospiro di sollievo.

Estremamente sofisticato, contraddistinto da affascinanti ambientazioni che ne amplificano il grande portato atmosferico, il nuovo Ep della compagine nipponica è lavoro che ne rivela una delicatezza rimasta finora inespressa, che li vede piegare il  proprio linguaggio alla ricerca della nuance perfetta, di suggestioni più indirette e forse per questo anche più intriganti. È anche a tale scopo che il parco-ritmi, sempre centrale nelle produzioni dei SNC, qui perde tremendamente di rilievo. Va da sé che l'intero progetto non gravita in un flusso amniotico privo di spigoli, d'altronde la spinta pop del gruppo rimane consistente, ma a questo giro l'obiettivo rimane ben più focalizzato sull'aspetto evocativo, sul potere immaginifico di suono, voci e melodia, piuttosto che sulla ricerca dell'hook assassino.

Sotto questo aspetto, le cadenze funky di “Minakata Kumagusu”, per quanto ben tangibili all'interno del tessuto compositivo, poco possono nell'economia generale del pezzo, che stempera le premesse ballabili per un raffinato incrocio di chitarra, percussioni caraibiche e vibranti sovrapposizioni vocali, in un assolato intreccio per eleganti ambienti tropicali. E se “Melos” vuole indurire le forme piazzando drop di stampo post-dubstep, deve comunque fare i conti con una scanzonata cornice lounge/shibuya-kei, che ne confina l'esplosività soltanto in prossimità dei ritornelli. È un espediente senz'altro straniante, che viene reso ancora più inatteso da bizzarri espedienti sonici di contorno (i carillon, i giochi di ottoni).

Se la musica si ammansisce, non da meno è la sua interprete, che rinuncia all'aspetto pirotecnico delle proprie performance (come anche al suo dinamico rap) a favore di linee vocali più ariose, leggere, che sanno concedere il giusto respiro ai brani. La già menzionata “Kaguya Hime” indubbiamente funge da ottimo biglietto da visita, facendo leva sull'intensità scaturita dalle pause melodiche, ma la seconda metà del lavoro offre spunti ancora più intriganti. “Matryoshka”, l'altro brano promozionale, sfrutta invece un andamento sparso, fatto di pochi accenni electro/bass, per sostenere l'evocativo alternarsi tra KOM_I e Moodoïd, in un avvicendarsi di fraseggi dal tocco antico, inserti francesi e lente scansioni da ballad. Il brano, nella sua coniugazione di due voci diverse e complementari, esplora quel sottile crinale che separa il sensuale dallo spirituale, sfruttando al massimo la tensione dettata dal suo sparso minimalismo.

Umbratili lenti al confine tra neofolk e ambient-pop (la bruma autunnale di “Itoshii Mono tachi E”, romanza sonnacchiosa per chitarra e synth dalle cromie gotiche), sornione decostruzioni del proprio passato (la raffinata electro-balearica di “Mi Zaru Kika Zaru Iwa Zaru”), spoglie concessioni all'atmosfera pura (la conclusiva “Kiiro No Uta”, notevole esempio di dream-pop fresco e moderno) completano il quadro di un'opera affascinante e preziosa, tra le pochissime in tempi recenti che provino a espandere i confini espressivi del j-pop. Ancora una volta padroni di un lessico produttivo unico nel suo genere, per savoir-faire e gestione delle variabili, i Suiyoubi No Campanella trovano qui la quadratura del cerchio che esalta ogni stilla del loro sound, aprendo il viatico a una nuova fase della loro carriera. C'è solo da augurarsi che questo non resti un caso isolato nel loro percorso.

(02/08/2018)

  • Tracklist
  1. Kaguya Hime
  2. Minakata Kumagusu
  3. Picasso
  4. Melos
  5. Matryoshka (ft. Moodoïd)
  6. Mi Zaru Kita Zaru Iwa Zaru
  7. Itoshii Mono Tachi E
  8. Kiiro No Uta


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