“La Donna del Lago” è la prima opera frutto di una collaborazione a tre, presumibilmente estemporanea, tra il bassista e compositore degli Zu, Massimo Pupillo, il musicista francese David Chalmin e la soprano e direttrice d’orchestra canadese Barbara Hannigan. Un trio anomalo che mette in comunicazione mondi musicali molto diversi tra loro, dall’avant-rock degli Zu, tornati ai loro massimi livelli col recente capolavoro “Ferrum Sidereum”, alla musica lirica di Barbara Hannigan e alla commistione di classica ed elettronica di David Chalmin, che nel 2024 ha coronato, insieme a Bryce Dessner (The National, Clogs) e alle sorelle Katia e Marielle Labèque, il sogno di registrare un album per la Deutsche Grammophon (“Sonic Wires”).
C’è però qualcosa che unisce queste tre esperienze musicali tanto differenti ed è il desiderio di sperimentazione e la capacità di improvvisazione libera radiale. Da questi punti in comune nasce “La donna del lago”, titolo chandleriano che però non ha nulla a che fare con il grande scrittore noir Raymond Chandler, bensì è legato all’opera di Gioachino Rossini, a sua volta ispirata al poema epico di Walter Scott.
Seppur ispirata a Rossini, questa trasfigurazione ambient-elettroacustica non dà spazio ad alcuna idea di racconto lineare, ma si basa su sei lunghe improvvisazioni che coniugano momenti di pura sperimentazione astratta ad altri particolarmente tragici ed emotivi – soprattutto grazie al canto di Barbara Hannigan – che coesistono all’interno dello stesso brano (“Tazio”).
Tra i passaggi più drammatici, “Lalala”, una serie di monosillabi incomprensibili cantati su un muro di suono di basso e tastiere che non lascia mai alcuno spazio vuoto. “Being Beauteous” crea un ipotetico crocevia tra i suoni lugubri del compositore ungherese György Ligeti e il canto stregonesco di “Suspiria” dei Goblin. “Mezza di voce” è il brano più commovente, quasi una preghiera laica che può ricordare gli inni sacri dei Popol Vuh.
Il disco continua lungo questa traiettoria libera con lunghi momenti di stasi dove è in particolare la voce a emergere e dare un senso a un’opera che potrebbe essere un buon punto di partenza per una futura collaborazione.