Maya Hawke - Maitreya Corso

2026 (Mom + Pop)
folk, pop

A giudicare dal suo frenetico muoversi tra ambiti diversi, sembra quasi incredibile che si tratti di un’unica persona, capace di attraversare con disinvoltura cinema, televisione e musica. Eppure, nonostante la crescente esposizione come attrice, è proprio nella musica che Maya Hawke sembra cercare il proprio centro espressivo, arrivando con “Maitreya Corso al quarto album di una carriera discografica sorprendentemente longeva.

 

Rispetto ai lavori precedenti, qui vengono amplificati tanto i pregi quanto i limiti della sua scrittura. Fra i primi spicca ancora una volta la produzione: elegante, levigata, quasi terapeutica nella sua pulizia sonora. Il lavoro condiviso con il partner Christian Lee Hutson costruisce un ambiente sonoro soffice e avvolgente, fatto di chitarre liquide, armonie vocali stratificate e ritmiche mai invasive. Quando il disco funziona davvero, restituisce quella stessa sensazione di confortevole malinconia tipica di un certo soft-rock americano. In “Lioness”, la sua voce calda e vellutata ricorda certe inflessioni intime della prima Norah Jones; in  “Heavy Rain” chitarre scintillanti e una voce eterea  trascinano l’ascoltatore dentro il mondo fantastico evocato dal disco. Difatti, “Maitreya Corso”, più che una semplice raccolta di canzoni, prova a configurarsi come un piccolo concept-album abitato da creature, simboli e personaggi immaginari, fra cui proprio la misteriosa Maitreya Corso, figura quasi fiabesca che sembra muoversi come una presenza guida all’interno del disco.
Il vertice dell’album arriva probabilmente con l’incipit “Love Of My Life”, sostenuto da una batteria battente e da una strumentazione essenziale ma immediatamente memorabile, con un delicato gusto country-pop che riesce a rendere il brano insieme leggero e trascinante.

 

Di contro, i testi cercano spesso una dimensione poetica che raramente raggiungono. Si potrebbe dire che sono proprio le ambizioni letterarie dell’album a metterne in luce i limiti: immagini abbozzate, metafore insistite, versi che sembrano più appunti di diario che vere illuminazioni liriche. C’è talvolta la sensazione di ascoltare poesie acerbe, recitate con la speranza che l’intenzione basti a trasformarle in profondità. Inoltre, l’idea stessa di incastonare le canzoni dentro una cornice fantasy finisce per irrigidire la scrittura, sottraendo spontaneità a melodie che funzionerebbero meglio lasciate respirare da sole. Questo è del tutto evidente in brani come “Terms Of Estrangement” o “Maitreya And The Way Back”, dove la verbosità della scrittura non è sostenuta da melodie o soluzioni musicali davvero memorabili.

 

Certamente, grazie alla sua voce calda e magnetica, Hawke riesce a mantenere viva l’attenzione anche nei momenti più deboli ma, sebbene  l’album sia attraversato da intuizioni sincere e da alcuni episodi davvero riusciti, lascia ancora la sensazione di una musica incapace di compiere il salto definitivo: interessante, evocativa, ma raramente davvero necessaria.

Tracklist

  1. Love Of My Life
  2. Devil You Know
  3. Lioness
  4. Heavy Rain
  5. Last Living Lost Cause
  6. Last Thoughts on Morning Star
  7. Bring Home My Man
  8. Great Minds
  9. Green Dragon
  10. Slacker In The Rye
  11. Terms Of Estrangement
  12. Maitreya And The Way Back
  13. Dream House


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