Bendik Giske

Surrender

2019 (Smalltown Supersound) | post-minimalism

Sono singolari le premesse creative del primo album di Bendik Giske, sassofonista norvegese già alla corte di Nils Bech e Prins Thomas. Mentre post-minimalismo e drone music svelano all'istante l’influenza di Colin Stetson e Brian Eno, più complesso è scoprire le premesse culturali di “Surrender”. La tecnica di registrazione, che cattura il suono attraverso una serie di microfoni fissati in varie parti dello strumento e del corpo dell’artista, offre rimandi anche troppo espliciti all’opera del già citato Stetson, ma addentrandosi nelle otto tracce si avverte un disegno d’insieme che non può essere liquidato solo nell'affinità tra i due musicisti.

Techno, musica balinese, le sonorità delle percussioni indonesiane, l’elettronica, il free-jazz sono gli elementi sonori che Giske utilizza per destabilizzare il ruolo standard del sax, consapevole che dopo John Coltrane nessuno è riuscito a inventare qualcosa di veramente nuovo e rivoluzionario. “L’arresa”, evocata dal titolo dell’album, è non solo intellettiva ma fisica, frutto di un percorso culturale che per l’artista è stato filtrato dalla vulnerabilità della carne e della passione erotica/sessuale. Per Bendik Giske la sfida più difficile è stata quella di mettere in connessione la propria identità gay con l’immaginario maschilista del sax.
Basta soffermarsi sui titoli dei brani, “Ass Drone”, “Adjust”, “Up”, “Stall”, “Hole”, “Through”, “High”, “Exit”, per scoprire che dietro la progressione delle tracce si nasconde l’eccitazione (“Adjust”), l’attesa (“Stall”), l'incontro (“Through”), l’orgasmo (“High”) e il ritorno alla quotidianità (“Exit”).

La resa del corpo, la sottomissione che Bendik ha sperimentato nei club gay e nel tempio della musica techno berlinese, il Berghain, diventa il mezzo di acquisizione di nuovi linguaggi espressivi e quindi musicali. Gemiti, rumori acuti, respiri affannosi sono il seme creativo del cupo drone di “Ass Drone”: un brano il cui titolo non offre molte chiavi di lettura, se non quella fisica, carnale.
E’ invece più criptico il senso figurato di “Stall”: le sonorità oscure e cupe sono ricche di un senso d’attesa e di percezione di eventuali accadimenti, in questo caso legati al cruising nelle toilette maschili e al quel senso di panico/piacere che attraversa il corpo in trepidante attesa di un incontro casuale.

Sia “Stall” che la successiva “Hole” descrivono i tempi e i luoghi della lussuria, con toni notturni quasi ambient-drone, creando un’ipotetica colonna sonora per un racconto di sesso estremo. Questo spiega perché le sonorità di “Adjust” siano impetuose ed esuberanti, e perché la passionalità di “High” si esprima attraverso un incipit lirico ciclico e ossessivo come un atto sessuale. Tutto questo non ha nulla a che fare con la perversione fine a se stessa, Giske usa la stessa forza rivoluzionaria che agitava le movenze erotico/liberatorie del rock’n’roll, la sofferenza fisica del blues, l’irruenza dell’hard-rock, la rinnovata spiritualità della psichedelia e l’anti-establishment del punk.

E’ evidente la volontà di voler creare un linguaggio sonoro che rifugga dal romanticismo tipico di molti sassofonisti, anche prestigiosi, ed è ammirevole che il musicista, con l’ausilio di pochi elementi riesca infine a creare una tal varietà di stati emotivi e creativi, passando da toni astratti (“Ass Drone”) ad accenni di estatico lirismo (“Exit”), senza mai cedere a un tecnicismo asettico, anzi risultando più accessibile e confortevole di Colin Stetson.
In “Surrender” Giske mette tutto se stesso senza porre limiti, per la produzione dell’album si è avvalso dell’aiuto di Amud Ulvestand (il primo uomo con cui ho fatto sesso, ha dichiarato Bendik), ha registrato parte delle tracce nel museo di Emanuel Vigeland a Oslo, circondato da affreschi e sculture dove vita, sesso e morte sono un unico paradigma espressivo, avvolto da pareti che offrono uno strano riverbero a suoni e voci, costringendo l’ospite a non alzare mai la voce.

Bendik Giske ha messo in musica i suoi demoni e dei, creando una suggestiva rappresentazione sonora del caos, una simil-sinfonia vibrante e autentica come un orgasmo liberatorio, dove la resa diventa un atto mistico, religioso, ma fisicamente sconvolgente.

(21/08/2019)



  • Tracklist
  1. Ass Drone
  2. Adjust
  3. Up
  4. Stall
  5. Hole
  6. Through
  7. High
  8. Exit




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