Deutsch Nepal

Staring At My Wall

2019 (Entartete Musikk) | post-industrial, kraut, psichedelia

Dopo l’ottima collaborazione con i russi Reutoff, lo svedese Peter “Lina Baby Doll” Andersson torna con un nuovo album a firma Deutsch Nepal. “Staring At My Wall” esce in cd e digitale per Entartete Musikk, label gestita dallo stesso Andersson.
In contemporanea, l’etichetta dà alle stampe anche due compilation: “Vintage Musikk From Deutsch Nepal” e “Homo Strepitus”, sempre su formato compact disc e digitale. La prima è una raccolta d’inediti, improvvisazioni e materiale vario pubblicato negli anni Novanta, mentre la seconda presenta brani inediti di Brighter Death Now, Trepaneringsritualen, Raison d'être, Kollaps, Morthound, Reutoff, Horse Give Birth To Fly, più una traccia dello stesso Deutsch Nepal.

Tornando a “Staring At My Wall”, troviamo un Andersson in forma smagliante. Si conferma quindi l’altissimo status del progetto, un vero e proprio culto per tutti gli appassionati di (post)industrial, nonché un pilastro della leggendaria Cold Meat Industry, la label di Roger Kamarink che, dalla fine degli anni Ottanta agli anni Duemila, ha rivoluzionato e fatto evolvere il genere verso nuove direzioni.
Andersson qui continua sulla strada di una musica ibridata con suggestioni psichedeliche e ricordi kraut (del resto, il nome del progetto deriva da una canzone degli Amon Düül II), non rinunciando mai a un lato marziale e a un cantato melodico ed effettato ormai ben riconoscibile, tanto da diventare una sorta di marchio di fabbrica dell’artista svedese.

L’iniziale “Staring At My Wall” è una perfetta introduzione al mondo da incubo di Deutsch Nepal, un brano capace di coniugare clangori industriali con ispirate - quanto inquiete - melodie canore. Se “To Mother” guarda ai primi lavori degli anni Novanta in una chiave dark-ambient, “How Low…2017” è un altro infuocato mantra industriale, così come l’ottima “Butterfly” che, dopo una prima parte più ambient, nella seconda sembra riportarci ai tempi d’oro degli Einstürzende Neubauten, qui immersi in un’ansiogena deriva psichedelica.

“Amphibian Shadow” gioca su un versante più etereo e melanconico, ma non per questo meno efficace. Altro brano notevole è “Pasolini”, ispirato omaggio al controverso intellettuale, poeta e regista italiano. Il testo evoca indirettamente le pulsioni sadomasochiste e la passione di Pasolini per i ragazzi di vita che gli fu fatale. Vengono naturalmente in mente i Coil degli anni Ottanta, con il brano “Ostia” come ovvio riferimento principale. Anche in “These Eyes I Found Upon The Hills” e nell’acidissima “Let Go And Slip Away” troviamo atmosfere che possono ricordare i Coil, ma in questo caso quelli degli anni Novanta, una sorta di limbo temporale sospeso tra “Love's Secret Domain” e “Backwards”.

In sintesi, “Staring At My Wall” è un’ottima prova, capace di mostrare tutto lo spettro sonoro dell’artista svedese, un lavoro che esprime tutta la maturazione del suo inquietante stile: un approccio sui generis, distorto e surreale al contempo, alla materia post-industrial.

(18/10/2019)



  • Tracklist
  1. Staring At My Wall
  2. To Mother
  3. How Low... 2017
  4. Amphibian Shadow
  5. Butterfly
  6. Pasolini
  7. These Eyes I Found Upon The Hills
  8. Let Go And Slip Away
 
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