Drab Majesty

Modern Mirror

2019 (Dais) | darkwave, goth, synth-pop

Nel giro di pochi anni i Drab Majesty sono diventati una band di culto, almeno per chi ama il lato oscuro della musica. Dopo un intrigante debutto (“Careless”) è arrivato un secondo album a dir poco sublime (“The Demonstration”), l’essenza più drammatica della darkwave contemporanea, nel genere un autentico capolavoro. Entrati nelle grazie di Billy Corgan (che in America se li è portati in tour di spalla agli Smashing Pumpkins), i due californiani hanno accresciuto la loro fama investendo anche su un immaginario alieno molto particolare, devoto agli anni Ottanta e vagamente sfumato da sognanti sentori vaporwave (una peculiarità che possiamo riscontrare in alcuni dei loro videoclip).

Che “Modern Mirror” fosse un prodotto diverso dal suo predecessore lo si era capito fin da subito, perché il primo ottimo singolo “Ellipsis” ci aveva consegnato un sound meno profondo rispetto al passato, una formula semplificata che lasciava prevalere il lato dreamy del progetto. Oggi Andrew Clinco e Alex Nicolaou suonano semplicemente new wave, oscillando con estrema facilità tra retaggi dark e una componente (dream) pop dai tratti più accentuati.
Il disco parte addirittura in sordina: se “A Dialogue” sembra soltanto un bozzetto di presentazione, la successiva “The Other Side” lascia abbastanza indifferenti per via di un ritornello eccessivamente catchy, un passaggio troppo leggero per colpire nel segno. Poi sopraggiunge “Ellipsis” e il disco magicamente ingrana la marcia più alta, consegnandoci una perla di pura malinconia destinata a diventare un cavallo di battaglia in sede live. Il ponte tra il passato e il presente è invece rappresentato da “Noise Of The Void”, un pezzo cupo che rievoca quella solenne drammaticità che ha reso celebri i Drab Majesty.

La seconda parte del disco è più compatta, offre meno varianti stilistiche ma delinea con maggior vigore la nuova strada seguita dal duo. “Dolls In The Dark”, “Oxytocin” e la conclusiva “Out Of Sequence” (dall’approccio spudoratamente goth) mettono in mostra una classe cristallina che ribadisce lo spessore del progetto, mentre “Long Division” ci regala cinque minuti di altissima qualità, in cui i sintetizzatori si fondono con una melodia dolceamara che si stampa immediatamente nel cervello.
Complessivamente “Modern Mirror” si assesta su livelli medio-alti, senza dover per forza essere considerato un passo indietro rispetto a “The Demonstration”. Il background del duo è talmente ampio che la materia da sviluppare sembra davvero infinita: ce lo dimostra persino il recente side-project (VR Sex) messo in piedi da Andrew Clinco e uscito sempre per Dais Records. Questo disco è la conferma che nei Drab Majesty convivono tanti universi, sia musicali (citazioni sparse per Chameleons e Clan Of Xymox) sia concettuali, un caleidoscopio che affonda le sue radici addirittura nella fantascienza low-budget degli 80 (non a caso il padre di Alex Nicolaou è Ted Nicolaou, regista di sgangherati quanto divertenti B-movie come ad esempio “TerrorVision”).

Ascoltare “Modern Mirror” è come inserire un vecchio nastro dentro un videoregistratore: quando inizia il film, siamo bombardati da un futuro ammantato da innumerevoli tinte pastello, dove i sogni si mescolano ai rimpianti. “The wasted day is aging me, with nothing really to say”. E il cerchio si chiude.

(17/07/2019)

  • Tracklist
  1. A Dialogue
  2. The Other Side
  3. Ellipsis
  4. Noise Of The Void
  5. Dolls In The Dark
  6. Oxytocin
  7. Long Division
  8. Out Of Sequence






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