Hatchie

Keepsake

2019 (Heavenly) | dream-pop, synth-gaze

Dopo l'Ep "Sugar & Spice" pubblicato l'anno scorso, Hatchie pubblica un full-length di inediti intitolato "Keepsake". Di base viene mantenuto inalterato l'amore per le sonorità eteree e sognanti del dream-pop (con riferimenti sparsi a Cocteau Twins, Mazzy StarLush e Beach House), nonché l'approccio molto diretto, che stavolta pone maggiore equilibrio tra il lato "pop" e quello "dream" (e soprattutto cerca di non ricalcare più gruppi come i Sixpence None The Richer nelle parti acustiche).
Stavolta la cantautrice australiana propone un songwriting più compatto, dalle atmosfere meno solari e più malinconiche. Affiorano più elementi vicini alla darkwave e un più marcato ricorso all'elettronica, per esplorare così sonorità affini allo shoegaze effettato dei Curve e dei Chapterhouse, con qualche spunto quasi synth-pop.
Complessivamente c'è più personalità rispetto all'Ep d'esordio, anche se in certi momenti i Cocteau Twins continuano a essere una influenza palpabile, più quelli anni 90 che quelli anni 80 ("Secret", "Kiss The Stars"), e i bassi in stile Cure sono abbastanza costanti.

Il punto di forza del disco sono le melodie, trascinanti e memorabili, che mostrano tutto il talento esplicitamente radio friendly di Hatchie, ma senza i picchi più scanzonati o sonoramente zuccherosi dell'Ep, rispetto al quale c'è più equilibrio generale. Le atmosfere avvolgenti si abbinano alla perfezione agli arrangiamenti, che spaziano da momenti ottantiani più eterei (il malinconico duo iniziale composto da "Not That Kind" e "Without a Blush", al crocevia tra Marnie e Cure) ad altri più upbeat (il singolo d'anteprima "Obsessed", tra Curve e New Order).
Il lato più debole sono invece i testi, fin troppo blandi. La scrittura non cerca mai di risultare particolarmente raffinata, se non a livello di produzione, dove si cerca un connubio tra una sensibilità più vicina alle origini indie dell'artista e i suoi intenti radiofonici. Tutti i pezzi scorrono lineari e diretti, cercando di mettere in risalto il potenziale canoro di Hatchie, che si abbandona in vocalizzi catchy, nenie sognanti e fraseggi vibranti, non limitandosi a scrivere semplici pezzi pop, ma arricchendoli di contrappunti sonori, stratificazioni di chitarre acustiche, leggere distorsioni ovattate e sintetizzatori dosati.

Tutto sommato l'hype che nei mesi scorsi è girato attorno a questa cantautrice è comprensibile, alla luce del piglio trascinante dei suoi ritornelli, della voce magnetica e del fascino metà lo-fi metà pop delle atmosfere.
Non è nulla di inaudito, certo, e la cura riposta negli arrangiamenti ogni tanto è macchiata da un po' di ripetitività. Ma le coordinate sono comunque calibrate, a testimonianza di una visione musicale ben a fuoco, e il risultato rimane ampiamente godibile..
Grazie a una raccolta di canzoni orecchiabili e godibili, chi era rimasto già colpito dall'Ep d'esordio è molto probabile che sarà soddisfatto anche di questa nuova proposta. Chi auspicava una vena più indie ed eterea da parte di Harriette Pilbeam potrebbe però rimanerne deluso.

(05/08/2019)



  • Tracklist
  1. Not That Kind
  2. Without a Blush
  3. Her Own Heart
  4. Obsessed
  5. Unwanted Guest
  6. Secret
  7. Kiss the Stars
  8. Stay With Me
  9. When I Get Out
  10. Keep
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Recensioni

HATCHIE

Sugar & Spice

(2018 - Heavenly/[PIAS])
Melodie aperte, solari e cullanti per l'esordio su Ep della cantautrice australiana

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