MARINA

Love + Fear

2019 (Atlantic Records) | pop

Marina Diamandis è cresciuta, si è lasciata alle spalle i vagiti indie-pop e lo spleen new wave di “The Family Jewels” nonché le ormai iconiche nevrosi femminili di “Electra Heart”. Ha inoltre abbandonato “And The Diamonds” per abbracciare il più semplice nome di MARINA, ed è ripartita da “FROOT” per quanto concerne sonorità e produzione. Ma laddove “FROOT” finiva per arenarsi, ancora acerbo, incompleto e tutto teso verso un’attitudine solipsistica, “LOVE + FEAR” riesce a compiere un piccolo, atteso passo in avanti, abbracciando quell’oniricità tanto amata dalla cantante, che qui sboccia senza forzature.

Bisogna precisare che in realtà “Love + Fear” si compone di due dischi, pubblicati a poche settimane di distanza l’uno dall’altro, come fosse un concept-album.
“Love” si apre con “Handmade Heaven”, che è anche il primo singolo, ode eterea e limpidissima alla vita e alla natura, non priva di un tocco nostalgico dovuto alla presa di coscienza che costruirsi un “paradiso fatto a mano”, in una società sempre più tecnologicamente avanzata e al contempo isolata, non sia cosa semplice. Realizzare il proprio locus amoenus sembra dunque il punto di partenza per ricominciare a vivere. Per riprendere contatto con il mondo naturale e l’umanità.
Tutte tematiche, queste, che torneranno a più riprese nelle otto canzoni che compongono “Love”, e in modo particolare nella coloratissima “Orange Trees”, ispirata all’isola greca Lefkada, che ha dato i natali al padre di Marina e in cui la stessa cantante ha vissuto per qualche anno, e soprattutto in “To Be Human”, deliziosa ballata in cui la Diamandis canta il suo desiderio di connessione tra persone, lasciando che la sua penna brilli (quasi) come un tempo (I like to think about how we all look from afar/ People driving fancy cars look like beetles to the stars/ The missiles and the bombs sound like symphonies gone wrong: Mi piace pensare a come appariamo da lontano/ Le persone che guidano automobili di lusso sembrano scarafaggi dalle stelle/ I missili e le bombe risuonano come sinfonie andate male).

Com’è evidente, ogni singolo brano di “Love” ha una propria personalità, tant’è che c’è spazio persino per un virgulto latino in compagnia di Clean Bandit e Luis Fonsi (“Baby”) e per le capatine commerciali di “Superstar” e “Enjoy Your Life”. Ma a sorprendere è soprattutto “End Of The Earth”, per via di un arrangiamento elettronico gentilmente cupo, che conferisce al brano, che è sostanzialmente una canzone d’amore, un elegante riflesso oscuro, un’emotività ruvida e fors’anche gravida di paure. C’è poi un’esplosione finale, che cancella dubbi e timori, e va a lenire tutto quanto al suono di “I love you till the end” con la sola forza della bellezza delle cose più semplici.

Dal secondo disco, “Fear”, ci si aspetterebbe un sound design nettamente più cupo e invece costrutti e melodie sono molto simili al primo disco: si va dalla serafica “Believe In Love” a “Karma” che, a suon di ukulele e mandolino, rappresenta al meglio la nuova Marina, tra invettive femministe, ritornelli collosi e una certa propensione radio-friendly. Da segnalare anche “Emotional Machine”, la prima canzone di “Love + Fear” a essere stata scritta dopo “FROOT”, nonché quella che più di tutte in questo doppio album riesce, grazie a un’innata eccentricità, a spiccare e rimanere impressa.

Ma non è tutto oro quello che luccica. Ci sono almeno due cose che, per la seconda volta, fregano la talentuosa cantautrice. La prima è la solita produzione piatta e informe che ammorbidisce tutti gli spigoli, attenua le particolarità vocali e sonore e mira stolidamente a rendere i brani molto simili tra loro, cosa di per sé non particolarmente difficile, dato che l’album è composto per lo più da midtempo.
E poi c’è la questione testi: sicuramente, come abbiamo visto, qua e là si trovano discreti spunti ma, d’altra parte non mancano scivoloni e banalità, che conferiscono a “Love + Fear” un’andatura talvolta un po’ superficiale e insipiente.

Il giudizio da dare a “Love + Fear” dipende dunque dalla personale lettura che se ne vuol dare. Lo si può considerare semplicemente il disco frivolo e senza pretese che aprirà definitivamente a Marina Diamandis le porte del successo commerciale, oppure come un semplice inno alla leggerezza e all’armonia, a cui si può perdonare qualche velleità di troppo.
A parere di chi scrive, in media stat virtus. “Love + Fear” sancisce il definitivo addio della cantautrice all’universo indie-pop da cui era partita. I vari accostamenti a Regina Spektor, PJ Harvey e Fiona Apple risultano ora improbabili e lontani; Marina, scevra ormai del nichilismo ironico e vivace delle origini, risplende ora come una delle tante starlette del pop al femminile, ma al contempo anela al cantautorato più impegnato. Con “Love + Fear” non riesce a trovare realmente posto né sul primo né sul secondo proscenio ma, d’altro canto, è impossibile rimanere impassibili di fronte a questo suo genuino tentativo di stabilire una congiuntura tra le sue due anime.

(15/06/2019)



  • Tracklist
Love

  1. Handmade Heaven
  2. Superstar
  3. Orange Trees
  4. Clean Bandit – Baby (feat. Marina e Luis Fonsi)
  5. Enjoy Your Life
  6. True
  7. To Be Human
  8. End of the Earth

 

Fear

  1. Believe in Love
  2. Life Is Strange
  3. You
  4. Karma
  5. Emotional Machine
  6. Too Afraid
  7. No More Suckers
  8. Soft to Be Strong






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