Patty Griffin

Patty Griffin

2019 (Pgm) | folk-blues, country

E’ sempre un piacere trovarsi al cospetto di artisti che tengono salda la loro identità, senza cedere alle lusinghe della modernità a tutti i costi. Da quel lontano esordio del 1996, “Living With The Ghosts”, Patty Griffin si è ritagliata uno spazio nel panorama del cantautorato americano, con una personalità affine ad artisti come John Prine, Emmylou Harris e Rickie Lee Jones.
A certificarne i risultati, una decina di album legati a una progettualità ben definita, non semplici raccolte di canzoni ma complessi ed elaborati spaccati dell’America degli ultimi trent’anni. Titoli come “Children Running Through” e “American Kid” meriterebbero di stare in una discografia che si rispetti, fermo restando che ognuno potrà trovare nella produzione dell’artista il disco del cuore.

Sono passati quattro anni da “Servant Of Love”, un concentrato di blues, folk e country dal forte impatto sentimentale. Quattro lunghi anni per Patty Griffin, reduce da un’estenuante lotta con un cancro al seno che le aveva causato anche problemi alla voce. Non è un caso che il nuovo album della cantautrice sia il primo a utilizzare come titolo solo il nome e il cognome dell’artista. E’ senza dubbio un capitolo discografico che apre una nuova stagione creativa, più personale, quasi intima. Una scelta che viene rimarcata anche in arrangiamenti più scarni e quasi acustici, che lasciano più spazio alle parole, alla voce. Ed è un vero colpo al cuore l’intenso blues sottolineato da una spanish guitar di “Mama’s Worried”, una ballata intensa e struggente che sembra uscire dal repertorio di Billie Holiday. E’ solo il primo tassello di un viscerale outing emotivo, che si tinge di blues, mentre racconta la storia di una donna che scopre di essere sposata con un serial killer (“Bluebeard”) e riscopre l’autenticità di pochi accordi country, sui quali asciugare le lacrime di una ragazza a cui manca la madre (“Had A Good Reason”).

Nonostante la genesi di queste canzoni sia legata a eventi dolorosi, quel che traspare è una forte autodeterminazione e una voglia di vivere contagiosa. La si può scorgere nelle trame impetuose di “Where I Come From” (uno dei pochi brani che si avvale di una sezione ritmica), o nella commovente country-ballad a base di violoncello, pianoforte e lap steel “River”.
Blues e jazz sono comunque la forza motrice di un album che rinnova il concetto più nobile di musica popolare, tra accordi semplici dalle vaghe reminiscenze celtiche (“What Now”) e testi taglienti come coltelli ("una persona non dovrebbe almeno provare a essere libera, invece di arrendersi e fingere di esserlo?"), che Patty Griffin veste con un blues che sembra scritto da Tom Waits per Bessie Smith, con l'aiuto dell'eccellente Eddie Lehwald al trombone e Graig Ross al basso (“Hourglass”).
L’ipnotico e coinvolgente folk celtico di “Boys From Tralee“ sottolinea in maniera eccellente la storia d’immigrati irlandesi in terra canadese, la pianistica “Luminous Places” è invece una carezza che lascia scivolare riflessioni ricche di saggezza (ciò che si perde sarà ciò che si vince). Più amare e sofferte le ferite che lascia il racconto di una violenza sessuale (“What I Remember”), che ancora una volta Griffin canta con il solo accompagnamento della chitarra di David Pulkingham.

Ospite d’eccezione è Robert Plant, compagno della Griffin fino al 2014. L’ex-Zeppelin offre prima la voce per un delicato controcanto nella già citata “What Now”, poi duetta in “Coins”, un’altra ballata acustica caratterizzata dal suono della spanish guitar.
Ma la vera chicca di questo nuovo album della cantautrice americana sono i sei minuti abbondanti di “The Wheel”: un incalzante gospel-blues che gronda sangue sudore e lacrime, portando ancora alla ribalta il tema del razzismo, attraverso il racconto della triste storia di Eric Garner, ucciso dai poliziotti solo perché sospettato di aver venduto sigarette di contrabbando.

Semplice e profondo come un esordio, il nuovo album di Patty Griffin è senz’altro una delle tappe più importanti della carriera della musicista americana. Un disco non alla moda né nostalgico, ma un’ennesima dichiarazione d’indipendenza creativa che merita rispetto e venerazione.

(27/08/2019)



  • Tracklist
  1. Mama's Worried
  2. River
  3. Where I Come From
  4. Hourglass
  5. Had A Good Reason
  6. Bluebeard
  7. What Now
  8. Luminous Places
  9. Coins
  10. Boys From Tralee
  11. The Wheel
  12. What I Remember
  13. Just The Same




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