Arbouretum

Let It All In

2020 (Thrill Jockey) | folk, psych-rock

E’ per molti versi atipica la storia degli Arbouretum. La band folk-rock di Baltimora si è infatti evoluta nel tempo, compiendo un percorso inverso rispetto ad altre band stilisticamente affini. Orpelli e superflue divagazioni strumentali sono svanite con il passar del tempo, facendo germogliare uno stile narrativo essenziale, eppure ricco e stratificato, ipnotico e suggestivo. L’energico e aspro stile chitarristico di Dave Heumann si è trasformato in centro emotivo quasi spirituale, sul quale far fluire melodie possenti e raffinate, ed è per questa ragione che, nonostante il già cospicuo pedigree discografico, “Let It All In” brilla di luce propria.

Gli Arbouretum alle mollezze della musica acustica hanno da sempre preferito la flessuosità ruvida della musica psichedelica, alla roboante mole di riff e graffi noise-rock hanno anteposto la forza granitica delle radici e la grazia della musica folk anglo-americana, assimilando dalle frange sperimentali del rock (kraut incluso) il gusto della contaminazione e della rigenerazione. Il risultato di queste scelte diventa ancor più interessante in “Let It All In”, un disco peraltro concepito partendo da tre brani conservati gelosamente nel cassetto (tra i quali la title track), in attesa di trovare una giusta collocazione concettuale.

Sono la consapevolezza e l’introspezione le linee guida di queste otto tracce, con melodie ammaliate da arie popolari medievali stile Fairport Convention (“A Prism In Reverse”) o da grevi germi blues impiantati su un corpo psichedelico alla Grateful Dead (“No Sanctuary Blues”), pronte altresì a librarsi nel folk cosmico alla Byrds della seducente “Buffeted By Wind”.
Lo sguardo disincantato con il quale la band ha sempre osservato il passato è diventato un elemento di forza e nello stesso tempo motivo di rinnovamento di uno stile che in passato ha simpatizzato perfino con la genialità corrosiva dei Pontiak (un vecchio split single condiviso nel 2008 intitolato “Kale”) e che, in memoria di tal ardite vibrazioni, mostra i muscoli nella vulcanica title track: dodici minuti di stati emotivi mutaforma e maliziosamente inarrestabili, dove elettronica, psichedelia e noise rock si fondono creando una pura estasi da jam session.

Il segreto di “Let It All In“ è l’aver concentrato in un solo album una serie di intuizioni dai tratti classici eppur attuali: la fluidità country-western di “How Deep It Goes”, le melmose sonorità sudista di “Headwaters II”, intercalate, a sorpresa, con un bozzetto ambient (“Night Theme”) e il solare honky-tonky di “High Water Song” sono l’ennesima dimostrazione sul campo di quanto ancora ci sia da dire, nel solco di quel roots-rock che non ha mai smesso di rapportarsi con la società reale e che gli Arbouretum sanno raccontare in maniera toccante e sincera come poche altre band loro contemporanee.

(16/05/2020)



  • Tracklist
  1. How Deep It Goes
  2. A Prism In Reverse
  3. No Sanctuary Blues
  4. Night Theme
  5. Headwaters II
  6. Buffeted By Wind
  7. Let It All In
  8. High Water Song




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