Daite Tank (!)

Cheloveko-chasy

2020 (Autodistribuito) | alternative rock, indie rock

Per scoprire come è distribuita la popolarità di un artista sul territorio di una nazione molto vasta e diseguale come la Russia, è talvolta utile mettere a paragone YouTube e Spotify: se le canzoni hanno molte visite sul primo, è facile che l’artista sia famoso a livello trasversale, geograficamente e per età, se invece vanno meglio sul secondo, significa che l’artista attecchisce maggiormente fra i giovani e i centri urbani. Questo perché Spotify è sbarcato in Russia nell’estate 2020 e ancora non si è diffuso a macchia d’olio sul territorio nazionale (la cosa potrebbe cambiare già nell’immediato futuro, per quanto non sia automatico: si veda l’Indonesia, dove è disponibile da anni eppure la metà delle sue utenze sono concentrate nella singola città di Giacarta).

Non è un trattato di statistica: questa breve introduzione serve a spiegare i Daite Tank (!) – in russo Дайте Танк (!) - band simbolo di una notorietà che è quasi esclusiva dei grandi centri urbani e della fascia sotto i trent’anni, e che risulta praticamente ignota appena si mette piede fuori da Mosca o San Pietroburgo. Questo è spiegato facilmente dalla figura del loro leader, Dmitry Mozzhukhin, amante della musica rock, ma anche poeta che scrive testi enigmatici, non sempre di facile fruizione in una nazione che ormai, musicalmente, è dominata da rapper dai versi violenti e immediati (non è necessariamente inteso in senso spregiativo: anzi, fra loro ci sono alcune fra le poche voci critiche verso il governo e gli abusi delle forze dell’ordine).

Mozzhukhin è il fondatore e unico membro fisso dei Daite Tank (!), per quanto ormai la formazione si sia assestata in un quintetto, sembra stabilmente, con Maksim Kulsha alla chitarra, Sergey Akimov al basso, Aleksandr Timofeev al sassofono e Ilya Gerasimenko alla batteria.
Il progetto prese vita a livello sotterraneo nel 2007, nella città di Kolomna, a est di Mosca, e riuscì a distribuire i suoi primi album nel 2011: a oggi, compreso quello che sta venendo recensito, ne hanno pubblicati dieci (più un Ep), sempre autodistribuendoli in formato digitale (il mercato discografico fisico in Russia è ormai nicchia per collezionisti).
Il nome della band, che significa “dacci un carro armato”, deriva da un cheat code del videogioco “Grand Theft Auto III”, mentre il punto esclamativo fra parentesi che lo accompagna è una trovata estemporanea, ma secondo Mozzhukhin molto utile a mettere la band in risalto nei tabelloni dei festival.

La loro evoluzione stilistica è stata graduale, non solo per i mezzi a disposizione, dal lo-fi degli esordi fino alla produzione raffinata di questo nuovo lavoro, ma anche per lo spettro degli arrangiamenti: scalcagnato garage punk o stringato folk-rock che fosse, via via addolcendosi fino a inglobare influenze elettroniche. Proprio quando sembrava che queste potessero prendere il sopravvento (si pensi all’Ep del 2018, “На вырост”/“Na vyrost”), ecco però arrivare la nuova mutazione: le chitarre mantengono il comando, l’elettronica retrocede, il sassofono si fa per la prima volta centrale. “Mozzhukhin” nel frattempo è diventato pienamente padrone della propria voce, lasciandosi alle spalle l’approccio un po’ arruffato dei primi dischi e dando anzi grande rilevanza alla melodia.
Con questo assetto si presenta “Человеко-часы”/“Cheloveko-chasy” (“Ore lavorative”), che è indicabile come l’album della maturità di Mozzhukhin.
Dieci canzoni per trentaquattro minuti di durata, per un rock alternativo ricercato e ben prodotto, forse troppo levigato per i fan della prima ora, ma che in realtà aggiunge quello strato di complessità che ben si addice al linguaggio raffinato del poeta.

Addomesticare il proprio stile non vuol dire per forza smorzarlo, può anzi significare renderlo capace di cose precedentemente fuori dalla sua portata: come per esempio mostrare un muro di suono degno erede dei grandi classici del rock dei paesi slavi durante la guerra fredda, ai quali spuntano frequenti rimandi, pur riletti nell’ottica del rock alternativo del nuovo millennio (qualcuno dirà moribondo, il che sarebbe motivo in più per considerare riuscita un’operazione che vi inietta nuova linfa).
Questo non significa che i Daite Tank (!) fossero fino a ieri una band acerba che solo ora ha trovato la quadratura: i loro dischi sono tutti più o meno validi e l’arricchimento della ricetta era iniziato già da diversi anni, ma questa nuova prova ne mostra una veste di maniacale professionalità, a livelli finora forse mai raggiunti.

Si parte quindi, programmaticamente, con “Professional”, introduzione western e strofa ska, e si prosegue con “Lyudi”, punk blues con organo psichedelico e una barricata di sax che ricorda fortemente i Kult (storica band della new wave polacca). Anche “Al’ternativa” è legata ai Kult e non solo per il sax: vi si rintracciano gli stacchi marziali della sezione ritmica e gli spazi con il basso messo in evidenza nel mixaggio.
Il riferimento per “Skazki” è invece il grande decano del rock russo, Boris Grebenshikov, e precisamente uno dei suoi brani simbolo, “Никита Рязанский”/“Nikita Ryazanskiy” (1992), opportunamente inacidito dalle tastiere elettroniche e dalla ritmica post-punk.
È un suono che non sembra porre limiti alle proprie possibilità: ecco quindi l’esperimento dub, “Plyazh”, e il pop punk barocco di “Shans”, con pianoforte cristallino, ritmo da marcetta accelerata e glissando chitarristici dal sapore country.

Il brano che meglio di tutti spiega il titolo del disco è però “Krepost'”, in cui Mozzhukhin celebra il proprio impegno nella costruzione del disco, forse consapevole di averci messo più cura che mai.

Non me ne frega niente che i cumuli di neve siano alti fino alla vita.
Come un treno blindato
Vado avanti ostinatamente, intorno ai campi
Non mi arrenderò e non mi riposerò
La mia casa di ghiaccio presto sorgerà sopra il Cremlino
Sono più lontano dall'Inferno a ogni livello
Punto d’arrivo – il Paradiso
Sto bene e non ho bisogno di aiuto
Soprattutto, non preoccuparti

Sto costruendo una fortezza, un momento storico
Parla ai tuoi amici di me
Sto costruendo una fortezza, una struttura strategica
Si forma un pezzo dopo l'altro
Sto costruendo una fortezza, rimandando i pranzi e il sonno
Contrariamente alle leggi cittadine
Babilonia sarà qui, la mia nuova Babilonia.

Essendo Mozzhukhin degno della nomea di autore che si porta dietro, la sua non è ovviamente una mera autocelebrazione, ma anche un manifesto di libertà che si poggia più che mai sulle regole di base della propria terra: prima fra tutte, il suo proverbiale clima gelido, che diventa alleato spirituale per ergersi sopra simboli di potere terreno come il Cremlino e inventare una loro alternativa, come appunto una nuova Babilonia, casa del poeta.

(06/12/2020)

  • Tracklist
  1. Профессионал (Professional)
  2. Люди (Lyudi)
  3. Альтернатива (Al'ternativa)
  4. Лучшее (Luchsheye)
  5. Шанс (Shans)
  6. Пляж (Plyazh)
  7. Сказки (Skazki)
  8. Бардак (Bardak)
  9. Крепость (Krepost')
  10. Ретро (Retro)




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