Gala Drop

Live At Boom (July 24th, 2018)

2020 (Holuzam) | funk, fourth world, electro

Nel 1997, il Boom Festival nasceva a Herdade do Zambujal, nel Sud del Portogallo, come piccolo appuntamento dedicato esclusivamente alla musica psytrance. Nel 2002, dopo aver assunto cadenza biennale, è stato trasferito a Idanha-a-Nova e, con gli anni, è diventato un vero e proprio crogiuolo di tutte le sette arti. Attualmente, i suoi padiglioni principali sono il “Dance Temple”, nel quale vanno appunto in scena dj-set trance, il “Sacred Fire”, in cui convergono i live di world music e relativi sottogeneri, e il “Groovy Beach”, dove a regnare sono soprattutto elettronica, techno e dubstep, o quel che di quest’ultima rimane.

Ecco, se i Gala Drop di Nelson Gomes, Afonso Simões e Rui Dâmaso, a cui si sono poi aggiunti Guilherme Canhão (chitarra e synth) e Jerrald James (pelli), fossero stati “unici e trini”, avrebbero potuto esibirsi a buon diritto su tutti e tre i palchi contemporaneamente. Sì, perché lo spettacolo che hanno messo in piedi il 24 luglio 2018 (sembra una vita fa, con tutto quanto è successo in mezzo) è stato un tripudio di colori, tribalismo, sudore, psichedelia, funk scomposto e dance accalorante. Sarebbe stato quindi un enorme peccato se il quintetto sull'asse Lisbona-Detroit non avesse impresso su supporto fisico quei 65 minuti di debordanti sfuriate sonore. Hanno scelto di farlo su nastro, pubblicato a maggio in un’edizione di 100 copie – ovviamente sold out – per la Holuzam (che in catalogo vanta, tra le altre uscite, la ristampa su vinile e cd di “Belzebu” dei Telectu e quella perla tropical-ambient di “Ficciones del Trópico”, a nome Molero).

“Part 1” esordisce con una lunga sequenza ambient, che pian piano fluisce in traiettorie downtempo costruite su ariose tastiere e saltuari rintocchi percussivi. Per i primi otto minuti, sembra quasi di avere in cuffia un’inedita reliquia dei “Global Communication”, salvo poi ritrovarsi immersi in una devastante jam session funk che, gradualmente, come un “blob” sonoro, incorpora intrecci house (proprio in questo frangente, compaiono i frammenti di quella “Slow House” inclusa in “II”) e arriva a lambire le “sacre sponde” della fourth world-music, ricoperte da una coltre di psych-jazz.

“Part 2” attacca con una sinuosa sezione ritmica e movenze slow-funk che sfociano inesorabilmente in un dub caleidoscopico, sostenuto a più riprese – soprattutto intorno al quindicesimo minuto – dalle piegature techno di Jerrald James (che, sì, ha alle spalle svariate collaborazioni con Funkadelic e Parliament, ma anche con Derrick May, Moodymann e Theo Parrish).
Passata la tranche forse più convulsa dell’intero live, i Gala Drop recuperano le forze lasciandosi andare a una fugace parentesi di distensivi influssi balearic, un attimo prima di cimentarsi nell’ultima impennata di questa incendiaria esibizione: un’intensa bordata tribal-funk corredata da ossessive ritmiche afrobeat e tappeti jungle ultra-fluorescenti. Impossibile starsene fermi. Loro, invece, ci riescono benissimo. E infatti li aspettiamo al più presto alla prossima fatica in studio.

(02/10/2020)



  • Tracklist
  1. Part 1
  2. Part 2
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