Mitochondrial Sun

Mitochondrial Sun

2020 (Argonauta) | ambient, dark, modern-classical

I Mitochondrial Sun sono il progetto solista dichiaratamente dark/elettronico di Niklas Sundin, già noto come storico chitarrista e fondatore dei Dark Tranquillity. Già in cantiere da qualche anno, complice il progressivo disimpegno dello svedese dalle attività del suo gruppo (di fatto abbandona i lunghi ed estenuanti tour già nel 2016), l'omonimo debutto arriva nel febbraio 2020.
Il filo conduttore del disco sono i soundscape, malinconici e rarefatti, con dieci brani strumentali dalle tinte più o meno darkeggianti, condotti da poche sequenze di note a effetto, con inserti vari tra archi ed elettronica. C'è già chi all'uscita l'ha subito paragonato ai 65daysofstatic e ai Future Sound of London, ma in realtà si distingue da questi illustri predecessori per una componente neoclassica più accentuata, che può richiamare, alternativamente, Max Richter (nei momenti più ambientali) e Cassandra Miller (nei momenti più cameristici, specialmente quando interviene il registro grave del violoncello).

L'iniziale "Ur Tehom" suona più che altro come un'intro di tastiera prolungata, lasciando in teoria che l'album vero e proprio inizi con la successiva "Chronotopes" con il suo semplice violoncello, le note ripetute di tastiera e i tenui spruzzi elettronici di sottofondo. Ma in realtà alla precedente aggiunge non molto di più e la sensazione è che ci sia un'ispirazione valida ma non sviluppata. Anche se le atmosfere giocano su umori dolceamari, in effetti si potrebbe obiettare che il lavoro manchi non tanto d'impatto, che non è certamente negli intenti e scopi di Sundin, quanto di tensione psicologica e pathos.
Ci sono spunti interessanti, frutto anche della sensibilità e dell'intelligenza tipiche di Sundin, ma sono diradati in quello che alla fine risulta un abbozzo d'intenti, talvolta spoglio. Alcuni pezzi sono troppo brevi e avrebbero meritato maggiore sviluppo, altri al contrario sono troppo prolungati. Inoltre la produzione, realizzata in collaborazione con Anders Lagerfors, tende a comprimere i suoni.

Per chi scrive i brani migliori arrivano nella seconda metà e sono forse la lunga "Celestial Animal", che ritorna sugli archi dolenti prima di sfociare in un battito incalzante e mistico, dilatando le sue sequenze sonore; e "Arkadia" con i suoi gelidi rintocchi in atmosfere notturne e urbane. Infine, con "The Great Filter", si passa da suoni distorti e cupi a una coda soffusa che apre una finestra sulla vastità del vuoto cosmico. È una conclusione in tono con gli umori del disco (il titolo cita l'inquietante teoria astrobiologica di Robin Hanson del "grande filtro" delle civiltà interstellari).

L'album in definitiva è da considerarsi un esperimento di Niklas Sundin con tonalità soffuse e oscure tramite ingredienti lontani da ciò a cui era abituato, alla ricerca di un equilibrio melodico da sviluppare col tempo. Può essere interessante seguire gli sviluppi futuri, man mano che il progetto acquisirà maggiore identità propria e focalizzazione. Intanto, questo esordio potrebbe affascinare molto i fan del gruppo di provenienza, in cerca di qualcosa di differente, e magari stimolare (come già in fondo è stato per i Dark Tranquillity con le loro varie influenze) a scoprire stili e generi nuovi da approfondire, sebbene come disco in sé non rimarrà negli annali e non stupirà chi è già avvezzo a queste sonorità.

Contributi di Emanuele Pavia

(04/04/2020)



  • Tracklist
  1. Ur Tehom
  2. Chronotopes
  3. Braying Cells
  4. Stars Beneath the Sea
  5. Nyaga
  6. Celestial Animal
  7. Arkadia
  8. The Void Begets
  9. Entropy's Gift
  10. The Great Filter
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