Dark Tranquillity

Dark Tranquillity

La quiete prima della tempesta

di Alessandro Mattedi

Tra i fondatori della scena metal di Gothenburg, gli svedesi hanno coniugato melodia, estremismo e passione per i suoni dark
La scena musicale di Gothenbug era ed è una fucina di talenti che spaziano tra i generi più disparati: elettronica, dark, punk, metal… Particolarmente celebre è quest’ultimo filone, che ha visto la città dare i natali anche a una corrente di successo (il melodic-death-metal) e ad alcuni gruppi influenti che hanno saputo reinventarsi e anche andare oltre i propri canoni. I Dark Tranquillity sono tra i suoi fondatori, insieme a At The Gates, Ceremonial Oath e In Flames, e hanno il merito di aver rimodellato i canoni del genere per forgiare uno stile personale con un obiettivo ambizioso: quello di far rivivere le suggestioni darkwave e synth degli anni 80 in una musica estrema ma melodica.

Il gruppo nasce come Sceptic Boiler nel 1989 a Billdal, paesino nel comune di Gothenburg, proponendo nella demo Enfeebled Earth un thrash-metal che ricalca quello della corrente tedesca (Kreator) e britannica (Sabbat) ed è sporcato del primo death-metal. La proposta iniziale è ancora banalotta, ma il gruppo ha grandi ambizioni; dopodiché, cambia nome in Dark Tranquillity l’anno successivo. Il nucleo iniziale è formato da Mikael Stanne (chitarra ritmica) e Niklas Sundin (chitarra solista), ai quali si aggiungeranno Martin Henriksson (basso) e Anders Jivarp (batteria), loro compagni di scuola e vicini di quartiere. Per le parti vocali viene invitato Anders Fridén, vicino di casa di Jivarp: secondo la leggenda, questi viene chiamato mentre stava uscendo dalla porta di casa e gli altri stavano discutendo proprio sulla mancanza di un cantante. Non sarebbe poi così improbabile, perché la scena metal di Gothenburg è letteralmente composta da amici d’infanzia e di vicinato, che ogni mattina prendono l'autobus della città svedese per riunirsi in specifici quartieri e locali e condividere le loro passioni, suonare assieme, scambiarsi membri o turnisti tra i gruppi, commentare gli album che preferiscono (del death-metal svedese o del thrash-metal americano, dei Mercyful Fate o degli Iron Maiden e a volte e volentieri anche di gruppi non metallari).

dark_tranquillity_ondarock_01I Dark Tranquillity pubblicano in poco tempo due Ep in formato 7'' e tiratura limitata, Trail Of Life Decayed nel 1991 e A Moonclad Reflection nel 1992. In questo stadio iniziale il gruppo si assesta su un death-metal abbastanza convenzionale, sporcato talvolta dal doom-metal in alcuni riff più lenti e cadenzati (“Yesterworld”) e dal black-metal in altri più veloci e ronzanti (“Unfurled By Dawn”), ma capace di aperture melodiche di chitarra acustica e tastiera (“Midwinter”).
Dal punto di vista strumentale la musica del gruppo è ancora immatura ma mostra potenziale, soprattutto a livello ritmico, nonostante la pessima registrazione, mentre a deludere maggiormente è il growl di Fridén, scarno e debole.

È solo nel 1993 che il gruppo riesce a entrare in studio per registrare l’esordio Skydancer, pubblicato in agosto sotto Spinefarm. Viene anticipato di pochi mesi dai Ceremonial Oath (con “The Book of Truth”) e dagli At The Gates (con “The Red In The Sky Is Ours”), ma a tutti gli effetti è una delle basi di partenza del Gothenburg-metal e i Dark Tranquillity sono da considerarsi tra i padri del genere.
Skydancer mostra un grande balzo in avanti a livello stilistico rispetto alle demo iniziali, ma Anders Fridén continua a essere il lato più debole dell’album assieme alla produzione. Le canzoni sono scritte quasi tutte da Niklas Sundin e Martin Henriksson. Il disco è influenzato dall’esordio degli At The Gates uscito nel 1992, rispetto al quale mostra meno drammaticità, ma lo supera come enfasi, concretizzandosi in riff veloci e intricati (spesso anche più di 20 differenti a canzone senza un unico motivo portante), svariati cambi di tempo (non sempre con equilibrio), numerosi contrappunti sonori e doppi attacchi di chitarra.
L’approccio è ispirato anche dal death-metal tecnico di Atheist e Nocturnus, dei quali il gruppo ammira la volontà di suonare qualcosa che vada oltre la semplice aggressività del genere. C’è anche una piccola influenza dal black-metal in alcuni sporadici riff ronzanti in tremolo-picking e nelle atmosfere. Il livello di complessità nel songwriting è tale che a volte i brani si fanno un po’ confusionari come suoni, anche per via degli arrangiamenti ancora acerbi e soprattutto della registrazione non eccellente, a causa dello scarsissimo budget a disposizione.

Our needs are depending in images in life
and the more you agree in the far more they ask

Niklas Sundin in un'intervista per Decibel Magazine del 2013 racconta anche di come vi fossero tensioni con gli ingegneri del suono a causa delle incomprensioni reciproche sulla direzione da dare al disco, dovute alla scarsa dimestichezza del gruppo con il lavoro di produzione e alla scarsa esperienza in ambito metal estremo degli stessi ingegneri. Rispetto agli At The Gates, con cui sono da farsi i maggiori paragoni, il contorno è diverso: i Dark Tranquillity cercano di suonare eleganti e passionali, prediligendo una malinconia dolceamara anziché il senso di tragedia e nichilismo che pervade i colleghi. Anche le parti acustiche influenzate dal folk svedese, oltretutto molto più presenti, seguono queste coordinate, che si tratti di brevi inserti o di ballate malinconiche e romantiche in cui sono presenti anche duetti femminili con Anna-Kaisa Avehall, ispirati dai Celtic Frost (le affascinanti “A Bolt Of Blazing Gold” e “Through Ebony Archways”, in quest’ultima canta anche Stanne con voce pulita).
La lunghezza dei brani varia, scendendo sotti i 4 minuti solo in “In Tears Bereaved” e “Through Ebony Archways”, ma superando i 7 minuti in “A Bolt Of Blazing Gold” e “Shadow Duet” che si avvicinano al progressive-death-metal e saranno tra le influenze di gruppi come Edge Of Sanity e Opeth. I testi, scritti principalmente da Niklas Sundin e in misura minore da Mikael Stanne, non toccano affatto tematiche anticristiane o disperate (come da copione per molti gruppi di quest'area in questi anni), ma sono più ispirati dal fantastico e presentano affinità con quelli delle prime formazioni gothic-metal che stanno sorgendo in questi anni.

Skydancer è un lavoro originale e innovativo in ambito death-metal, eppure proprio per questo (oltre che per la brutta produzione) paradossalmente non influenzerà molti gruppi della scena di Gothenburg. Forse perché è un album troppo complesso, nonché distante dai gusti della maggior parte dell’underground deathster che prediligeva sonorità più marce e violente. Per contro, influenzerà molti gruppi black-metal melodici, scandinavi e non.
Il gruppo col tempo ha sviluppato un rapporto ambivalente col disco, rimanendo affezionato al senso di libertà ed esplorazione durante il periodo compositivo, ma ritenendolo ancora un esempio di immaturità giovanile e pretenziosità (dirà Stanne 25 anni dopo in un’intervista per Invisible Oranges: “Volevamo includere così tanti elementi e strumenti differenti solo per farlo suonare unico e speciale. Alla fine non abbiamo fatto molto! Abbiamo solo registrato un album metal... […] 'Skydancer' è stato solo… un esperimento. Provammo così tante cose e volevamo vedere se funzionavano. Eravamo così ambiziosi e pretenziosi – volevamo fare questo e quello. [..] 'Skydancer' alla fine è stato come… cercare di provare a fare cose per vedere se funzionano. […] Facemmo quel che ritenemmo fosse differente e figo. In realtà si comincia a sperimentare sul serio quando capisci quel che puoi fare. 'Skydancer' fu al massimo un tentativo di trovare uno stile musicale originale e di trovare la nostra identità musicale. Fu il nostro primo passo in tal senso”).

Dopo la pubblicazione del disco, Fridén decide di accasarsi nei Ceremonial Oath, con i quali pubblica un album nel 1995, prima di essere chiamato da Jesper Stroemblad a cantare nei suoi In Flames. Proprio per questi ultimi Mikael Stanne partecipa nel frattempo come ospite al microfono nel disco d’esordio del 1994 (“Lunar Strain”), quasi supplicato di prendere parte a registrazioni lampo in mancanza di un cantante, per poi decidere di occuparsi a tempo pieno delle parti vocali con i suoi Dark Tranquillity.
Da un certo punto di vista lo si potrebbe vedere quasi come uno scambio di microfoni tra i due gruppi, e il primo capitolo di una sorta di “cuginanza” che d’ora in poi li vedrà sempre paragonati da pubblico e stampa in qualità di alfieri della scena metal di Gothenburg (complice anche lo scioglimento degli At The Gates che avverrà nel 1996).

A inizio 1995 gli svedesi pubblicano l’Ep Of Chaos And Ethernal Night, che mostra un miglioramento sensibile quanto a produzione (affidata a Fredrik Nordström, che con i suoi Studio Fredman sta diventando il mastermind delle principali uscite melodic-death-metal svedesi), maturità compositiva, solidità tecnico/melodica e rifiniture negli arrangiamenti. Alcune influenze heavy-metal, thrash-metal e black-metal contribuiscono a personalizzare ulteriormente lo stile del mini. Stanne, ora ufficialmente al microfono, si mostra più efficace di Fridén, ma più che un growling sfodera una sorta di screaming potente e catarroso. Il suo ruolo di seconda chitarra viene affidato al nuovo ingresso Frederik Johansson. L’Ep può essere paragonato per motivi cronologici a “Terminal Spirit Disease”, Lp appena più lungo pubblicato pochi mesi prima dagli At The Gates, rispetto al quale non replica le stesse atmosfere disperate e tragiche prediligendo suoni più incalzanti; e a “Subterranean”, Ep degli In Flames uscito lo stesso anno, più semplice e diretto.
Of Chaos and Ethernal Light è in sostanza un’anteprima stilistica della direzione che verrà intrapresa col capolavoro personale del gruppo, The Gallery, uscito pochi mesi dopo per la Osmose.

dark_tranquillity_ondarock_03The Gallery si rivela maestoso e spettacolare, sopperendo a tutti i difetti di Skydancer, senza sminuire alcuno degli elementi salienti che distinguevano il gruppo svedese dal resto della scena: gli intricati intrecci di chitarre, le eleganti melodie, il connubio tra assalti aggressivi e digressioni acustiche. Parte dell’equilibrio nasce anche dal fatto che tutti i membri del gruppo sono cresciuti e partecipano alla scrittura delle canzoni con affiatamento e spirito partecipativo. I testi questa volta sono quasi interamente appannaggio di Stanne e in misura minore di Sundin. La struttura delle tracce non segue, se non raramente, una forma-canzone con motivi portanti e ritornelli, avvicinandosi all’hard-progressive (il gruppo si ispira soprattutto a Rush, Dream Theater e Yes) per i cambi di tempo e le strutture semi-poliedriche, tuttavia senza fare quel passo in più in complessità per sfociare apertamente nel genere. Da questo punto di vista c’è anche più compattezza rispetto al predecessore, con nessun brano che supera i 5 minuti di lunghezza (tranne la conclusiva “…Of Melancholy Burning” che ne dura 6) e in un paio di occasione stando sotto i 3 minuti (la breve sfuriata di “Silence And The Firmament Withdrew” e la parentesi acustica di “Mine Is the Grandeur…”).
Sono numerosi lungo tutto l’album gli inserti pregevoli di chitarra acustica e (meno riusciti) di scarna tastiera, a rappresentare l’influenza del folk svedese sulle composizioni. Si distinguono anche alcuni pezzi che includono riff ronzanti sporcati di black-metal, come “Edenspring” (praticamente death/black/folk), “The Dividing Line” (che include anche un riff che invece si rifà nettamente ai Black Sabbath), “The One Brooding Warning” o “Midway Through Infinity”; parte del lato più melodico e delle raffinate armonizzazioni è invece influenzata dall’heavy classico e in particolare dai danesi Mercyful Fate (dei quali è presente anche una cover nell’edizione deluxe). C’è nuovamente una voce femminile, Eva-Marie Larsson, che compare nell’elegante title track, nella malinconica “Lethe” e nella bruciante “…Of Melancholy Burning”.

The Gallery viene registrato appena prima (ma pubblicato poco dopo) della pietra miliare “Slaughter Of The Soul” degli At The Gates con cui si contende il titolo di apice della scena di Gothenburg. I due album sono virtualmente opposti quanto a filosofia di scrittura e impostazione: tecnico, intricato, epico, il lavoro dei Dark Tranquillity; diretto, essenziale e tormentato quello degli At The Gates. Sono due facce della stessa medaglia e testimoniano la fertilità creativa e la ricchezza interpretativa di questa scena. A loro si aggiungerà a inizio 1996 “The Jester Race” degli In Flames, che cercherà di trovare una propria strada a metà tra i due (intrecciato e rifinito, ma anche molto melodico e d’impatto). Purtroppo, i successivi epigoni del melodic-death-metal attingeranno poco da The Gallery (il più complesso e articolato della triade storica) e si limiteranno a clonare "il suono di Gothenbug", nel senso di ripetere i riff di At the Gates e In Flames senza aggiungere granché. Pochi avranno davvero qualcosa di originale e personale da dire all'interno della scena, rispetto ai tre capisaldi.

Nel 1996 viene dato alle stampe l’Ep Enter Suicidal Angels. I singoli “Zodijackyl Light”, “Razorfever” e “Shadowlift Facade” anticipano il sound del successivo album (registrato nello stesso periodo) e vedono una semplificazione netta del melodic-death-metal del gruppo, con riffing e batteria più vicini al thrash-metal e struttura lineare delle canzoni, spezzate però da brevi refrain melodici. “Archetype” è un bizzarro esperimento techno/jungle che sembra fatto tanto per provare a mettere mano a una drum-machine, non è neanche molto ascoltabile e non troverà lasciti stilistici nel gruppo. Cronologicamente rappresenta il primo esempio di divagazione nell’elettronica degli svedesi, nonostante non abbia nulla a che fare con il tipo di elettronica con cui si cimenteranno in futuro.

dark_tranquillity_ondarock_04Stupisce constatare come The Mind’s I, uscito nel 1997, veda una sostanziale epurazione di tutti gli elementi più raffinati e progressivi dei precedenti album, nonché delle influenze più vicine al black, a favore di un convenzionale riffing thrash/death che non dice di per sé molto più di quanto espresso da gruppi thrash tedeschi (Destruction, Kreator) e dagli ultimi At The Gates (spogliati però della loro carica emotiva). Non è tutto un passo indietro però, perché accanto a questa tendenza ce n’è un’altra più melodica, in cui sono presenti digressioni soft e aperture atmosferiche, che fra l'altro anticipano la tendenza che si svilupperà nel disco successivo.
Questi elementi melodici fanno capolino a volte come semplici inserti (già dall’iniziale “Dreamlore Degenerate”), altre volte divenendo la caratteristica portante dei brani, come in “Hedon” (dove ritorna come ospite Fridén per alcune backing vocals), “Constant” e soprattutto “Tidal Tantrum” (altro apice dell’album, uno struggente heavy-rock guidato da power-chords e arpeggi melodici). L'apice è nella suite “Insanity’s Crescendo”, commovente ed emozionante, tra chitarre acustiche, esplosioni distorte e duetto di voce maschile/femminile (Sara Svensson).
Ci sono anche piccoli inserti di tastiera lungo l'album, affidati a Fredrik Nordström, ma sono molto marginali. La strumentale conclusiva “The Mind’s Eye” è un ostinato ritmico che inizia solamente con la chitarra acustica, alla quale man mano si aggiungono gli altri strumenti, fino a raggiungere toni emozionanti ed enfatici. I testi sono quasi interamente appannaggio di Stanne, che scrive liriche appassionate e riflessive, a modo loro intellettuali, rigettando i cliché di molto metal scandinavo underground dei primi anni 90 e ispirando molti gruppi differenti su questo versante tematico.
In conclusione, l’album mostra i suoi elementi migliori proprio quando si distanzia dal death-metal per concentrarsi sulla melodia, e ciò è emblematico di dove sia posta in questo momento maggiore ispirazione nella direzione ormai intrapresa dal gruppo. Purtroppo, la produzione scadente toglie spessore ai brani, mostrando anche in questo caso un passo indietro – ne fa le spese soprattutto Stanne, che intanto è passato a un growl/scream più catarroso, ma che non suona potente. Confrontati con i cugini In Flames, che nello stesso anno pubblicano "Whoracle", i Dark Tranquillity in The Mind’s I suonano meno a fuoco e trascinanti, ma più atmosferici e romantici.

The demand I get from excellence
The void I felt from answering
Not only an addition, it generated need

dark_tranquillity_ondarock_05Il cambiamento anticipato arriva nel 1999, con la pubblicazione di Projector, che segna anche l'inizio del sodalizio con la label Century Media. L'intento del gruppo è di distanziarsi dalla scena: “Non volevamo più essere considerati una semplice melodic-death-metal band come le altre”, è il commento di Mikael Stanne in merito, "ci sono tutte queste band a Gothenbug che cercano di mostrarsi differenti le une dalle altre, ma la stampa ci raggruppa tutti assieme, non è giusto!".
Lo stile portante del gruppo si è intanto evoluto in un metal bruciante ed energico che viene arricchito da numerose digressioni atmosferiche, aperture melodiche, interventi di tastiera (affidati nuovamente a Nordström con la collaborazione di Martin Brändström, che dopo la pubblicazione dell’album diverrà membro effettivo del gruppo) e soprattutto dalla voce pulita di Stanne, spesso impegnata in ritornelli o addirittura in intere canzoni. Il suo timbro è baritonale e malinconico, esteticamente gradevole e per certi versi ricorda Dave Gahan, ma la sua estensione è limitata, non uscendo mai dalla stessa ottava. In senso assoluto non è il primo della scena di Gothenburg a usare la voce pulita accanto a schitarrate metal estreme: Fridén con gli In Flames molto sporadicamente l'ha già impiegata, ma sempre come inserto breve di contorno e occasionale, mentre Stanne la rende parte integrante e caratteristica delle canzoni. Il suo growling invece è aggressivo e acidulo, ma ancora una volta non molto potente, soprattutto per il missaggio, perché tende a essere sovrastato da batteria e chitarra. I testi sono per la prima volta dall’inizio alla fine interamente opera sua e così continueranno ad essere in futuro.
Le atmosfere del disco si lasciano influenzare dalla corrente darkwave anni 80 e in parte dal synth-pop più malinconico, e in generale mostrano un deciso avvicinamento verso un approccio più introspettivo e riflessivo, con un tocco gotico. Solitamente si considera Projector come l’inizio del periodo elettronico dei Dark Tranquillity, ma l’elettronica in quest’album è ancora molto embrionale, le tastiere sono più che altro impegnate in interventi melodici con note d’accompagnamento di piano, oppure in effetti atmosferici sullo sfondo. Questo è anche il primo album senza elementi folk/acustici (tranne che in un brano), rimpiazzati da arpeggi di chitarra non distorta.
In generale, le canzoni sono tutte molto schematiche, con versi e refrain ben delineati e separati. Ancor più delle influenze dark e della voce pulita, è questo che differenzia maggiormente l’album dai lavori iniziali, più intricati e con numerosi riff diversi in una stessa canzone. Ciò non è necessariamente un aspetto negativo in sé, tanto più che i Dark Tranquility sanno scrivere comunque grandi canzoni anche quando lineari, semplicemente il gruppo è diverso. L'iniziale, eccellente “FreeCard”, introdotta da un semplice giro di tastiera, poi squarciata dai riff distorti e da effetti elettronici ora giocosi ora cupi, ricorda degli At The Gates mescolati ai Paradise Lost (che avevano da un anno rilasciato "One Second"). “UnDo Control”, tra le sue note melanconiche, vede duettare la voce femminile (Johanna Andersson) e il growling di Stanne. “Auctioned” è una ballata di pianoforte e chitarra acustica, come dei Cure che incontrassero i Metallica di "The Unforgiven". Il battito cupo ed elettronico di “Day To End” è molto simile a “The Things You Said” dei Depeche Mode, ma Stanne canta afflitto e abbandonato.
I momenti più aggressivi e brucianti sono la freneticissima “The Sun Fired Blanks”, la maideniana “Dobermann” e soprattutto la conclusiva, emozionante “On Your Time”, che vanta un climax memorabile, dove batteria e chitarra edificano progressivamente un'esplosione infuocata su cui si staglia l'appassionata voce pulita di Stanne prima che passi al growl. Quelli più dolceamari che meglio coniugano le diverse anime del gruppo sono esemplificati dalla stupenda “To A Bitter Halt” o da “Nether Novas”, vicina agli Anathema per atmosfere, oppure “ThereIn”, con uno dei ritornelli più affascinanti dell'album.
A livello di produzione, i suoni sono secchi e distorti, esaltando l’oscurità delle atmosfere, ma penalizzando voce e strumenti, che non suonano potenti quanto dovrebbero (per lo meno in confronto a "Colony" degli In Flames uscito lo stesso anno, che è invece un concentrato di aggressività e impatto).
Projector viene inizialmente sottovalutato dalla stampa specializzata, ma al di là di questo è in tutto e per tutto un album di transizione, in cui il gruppo sperimenta nuove sonorità da incorporare nel proprio sound. Le nuove idee sprigionano freschezza e originalità rispetto alla maggior parte del metal svedese, ma considerandolo nel complesso il lavoro si mostra ancora un po' acerbo, come testimoniano i fraseggi ben delimitati, anziché parte di canzoni che suonino compatte e rifinite. L’intento di variare gli schemi e distanziarsi dalla propria zona comfort è in ogni caso lodevole, e molte delle canzoni sono ormai dei classici del gruppo. Purtroppo, il responso da parte dei vecchi fan è negativo: il pubblico metallaro si conferma molto conservatore, sentendosi "tradito" dall’adozione di sonorità più soffuse e melodiche. Per contro, una nuova generazione di ascoltatori si interessa e conosce il gruppo, e indirettamente viene invogliata anche a scoprire le influenze ottantiane degli svedesi e a non fossilizzarsi sulle stesse coordinate.

Prima della pubblicazione del disco ma dopo le sessioni di registrazione, i Dark Tranquillity si separano da Johansson che vuole passare più tempo con la famiglia e dedicarsi a un lavoro stabile, anziché a comporre canzoni e a viaggiare in tour. Il suo ruolo viene assunto dal bassista Martin Henriksson (che inizialmente era scettico perché non si riteneva adeguatamente abile con la chitarra, salvo cambiare idea di fronte all’insuccesso nel trovare un nuovo chitarrista che si abbinasse alle sonorità del gruppo) mentre al basso subentra il nuovo ingresso Michael Nicklasson, che aveva già collaborato con la band in sede live. Inoltre, entra a far parte a tutti gli effetti della formazione Martin Brändström in qualità di tastierista ufficiale, dato che il gruppo intende rendere l’elettronica una componente integrante della propria musica.

dark_tranquillity_ondarock_06Nel 2000 esce Haven e il cambiamento sembra ancora più drastico, in parte perché Niklas Sundin per impegni personali non riesce a contribuire alle composizioni ma solo alla registrazione. Il risultato è un riffing catchy e semplificato (ma non per questo non intrigante), con abbondanza di power-chords e attacchi hard & heavy, appannaggio di Henriksson che preferisce evitare tecnicismi o stacchi veloci e aggressivi, per concentrarsi sulla melodia. Oltre a questo, l’apporto di Brändström nel songwriting fa sì che non solo le tastiere abbiano molta più preminenza ma che addirittura conducano le melodie portanti, oppure si pongano in primo piano assieme ai bassi mentre le chitarre cedono il posto e l’elettronica pervade fortemente tutti gli arrangiamenti e le atmosfere. Il risultato suona più compatto che nel disco precedente, meno malinconico, più trascinante e coinvolgente pur evitando accuratamente ritornelli faciloni o sfuriate d’impatto. C'è probabilmente più di un rimando ai Paradise Lost, che nel 1999 hanno pubblicato "Host", interamente dedicato a synth-pop e darkwave. 
Strumentalmente non è un disco death-metal, neanche lontanamente. Ma vocalmente Stanne mette da parte quasi per intero (tranne che in “Emptier Still”) la voce pulita e si concentra sul growl, divenuto ora molto basso e profondo, e addirittura quasi orecchiabile.
Se a notarsi è soprattutto l’elettronica di Brändström, da quest’album in poi non bisogna dimenticare il troppo spesso trascurato Nicklasson, che a partire da Haven partecipa attivamente in fase di composizione (contribuirà a scrivere diversi grandi pezzi) e farà spesso e volentieri sentire e apprezzare il suo strumento.
Haven è un raro e pregevole esempio di come inseguire la melodia rendendola al contempo ricercata. Un album da ascoltare, se non altro, almeno una volta come esempio di radicale transizione stilistica per un gruppo che pochi anni prima suonava molto diversamente. Tutti i brani sono potenziali hit metal, ma con uno spessore psicologico poco radiofonico e più introspettivo. Da segnalare soprattutto l’iniziale “The Wonders At Your Feet”, un classico del gruppo, catchy e divertente; “Fabric”, emozionante e corposa, con alcuni incastri di riff elaborati e orecchiabili allo stesso tempo; infine la conclusiva “At Loss For Words”, elegante e dinamica fino a scaturire in una coda atmosferica suggestiva.

È anche questo un album di transizione, ma anomalo, perché il suo approccio chitarristico non troverà molto spazio nelle produzioni future (il riffing tornerà quello solito non appena recuperato l’apporto di Sundin), la preminenza tastieristica sarà riequilibrata con il resto della strumentazione (eccetto che in singole canzoni dove svetterà), mentre daranno il proprio lascito l’approccio più diretto e assimilabile e la tipica elettronica di Brändström. I cugini In Flames, al contrario, nello stesso anno con "Clayman", adottano un approccio più veloce, bruciante e heavy, ma Fridén (forse ispirato proprio da Stanne) decide a sua volta di mostrare spesso la voce pulita lungo molti brani, seppur adottando timbriche differenti.
Purtroppo, Haven si rivelerà una mosca bianca nel panorama metal, frainteso dai fan e non seguito da altre formazioni affini.

What can you tell me of the inside?
Is it as bright as all can see?

dark_tranquillity_ondarock_07Damage Done (2002) vede il gruppo ricapitolare e rimescolare un po’ delle istanze introdotte nei lavori precedenti, suonando comunque in modo diverso. Il riffing, annunciato nelle interviste di presentazione come più thrashy e pesante, è tangibilmente tornato in mano a Sundin e si pone a mezza via tra The Mind’s I e Projector, con degli arrangiamenti compatti e molto diretti figli di Haven, del quale però non vengono riprese le stesse aperture tastieristiche, relegate nuovamente in secondo piano. Stanne continua con il suo growl basso e profondo, mostrandosi uno dei più coinvolgenti interpreti di questa modalità espressiva, riuscendo a perseguire intenti melodici pur con un ruggito aggressivo – cosa per nulla semplice da ottenere e soprattutto da mantenere senza danneggiare le corde vocali, senza un'adeguata preparazione tecnica vocale.
Le atmosfere sono corpose e relativamente oscure, pur non rinunciando alla melodia. Apparentemente è un ritorno al melodic-death-metal, in realtà lo stile è personalizzato e guidato da un approccio radiofonico che lo pone su di un piano distinto da quello di molte altre formazioni del genere, con ritornelli trascinanti e d’impatto anche se in growling, riff micidiali ma sempre melodici, accurata rifinitura degli arrangiamenti, adesione a un formato-canzone che privilegi il riff (da brividi quelli nell'interludio di “The Treason Wall”, nel motivo portante della micidiale “White Noise/Black Silence” e nella strumentale “Ex Nihilo”) e il ritornello melodico.
A livello tematico, i testi sono fra i migliori scritti da Stanne fino a questo punto: intelligenti e introspettivi, a tratti inquietanti nel tratteggiare umori molto personali che il cantante svedese lascia solo intravedere con una dose di ermetismo. Lui abilmente li riesce comunque a rendere anthemici con ritornelli trascinanti e coinvolgenti (spiccano soprattutto quelli dell’inno iniziale “Final Resistance” e della grintosissima “Monochromatic Stains”).
Il responso del pubblico per l'album è misto: tra i vecchi fan c’è chi apprezza la maggiore dimensione chitarristica e chi invece disdegna il comunque presente approccio orecchiabile, tra i nuovi fan invece trova buoni riscontri e la stampa specializzata spende lodi quasi ovunque. I paragoni con gli In Flames sono spiazzanti e ormai potrebbero finire qui: nel 2002, infatti, questi ultimi pubblicano "Reroute To Remain" che segna una drastica dipartita dal sound svedese per avvicinarsi all'alternative-metal americano. Molti ascoltatori di vecchia data del melodic-death-metal vedono nei Dark Tranquillity un'àncora a cui aggrapparsi per mantenere un contatto con le sonorità care, anche grazie a Damage Done, e col senno di poi rivalutano pure i due dischi precedenti, giudicati comunque più personali e "sinceri" della controversa svolta degli In Flames. Ma la verità è che queste contrapposizioni non sono di casa nella città svedese e in nessun caso affiorano le rivalità tra gruppi di punta a cui ci ha abituato la stampa musicale, soprattutto inglese (si pensi ad esempio al classico Beatles vs Rolling Stones, o le più recenti battaglie britpop). Tanto i Dark Tranquillity quanto gli In Flames, e con loro gran parte dei loro amici musicisti lungo la Svezia, si rispettano professionalmente e ritengono che ognuno debba essere libero di suonare ciò che preferisce.

dark_tranquillity_ondarock_09Nel 2004 esce Exposures – In Retrospect And Denial, una raccolta degli Ep iniziali del gruppo e di quasi tutte le bonus track e outtake degli ultimi album. Svettano soprattutto “Static”, raffinata, suggestiva e penetrante, e la trascinantissima ed emozionante “Cornered”, che poi faranno parte delle ristampe dei dischi dalle cui sessioni di registrazione provengono. Il secondo cd è un’esecuzione dal vivo registrata in Polonia.
Nel frattempo l'eredità della scena melodic-death-metal si sta diversificando in varie sottocorrenti. Da un lato, gruppi europei che a livello strumentale riprendono direttamente le lezioni impartite soprattutto dagli ultimi At The Gates e in parte dagli In Flames, rendendo più accessibile la loro formula e aggiungendovi occasionali ritornelli in voce pulita (che però non seguono le tonalità dark e baritonali di Stanne, ma variano le proposte di volta in volta). Dall'altro, gruppi statunitensi e canadesi che attingono a varie gradazioni dal melodic-death-metal in generale, dal metalcore, dall'emocore, dal post-hardcore e dal thrash-metal americano, dando vita a quel movimento che la stampa con poca fantasia chiama melodic-metalcore. I Dark Tranquillity si distaccano da queste tendenze, sviluppando uno stile tutto loro. La critica di settore inizia a rivalutare l'idea di contaminare il metal con influenze dark ed elettroniche anni 80 e più spesso, tra riviste e comunità di ascoltatori, vengono riscoperti i lavori più controversi del gruppo. Ma la stessa idea non fa molta presa sull'underground - che più spesso cerca invece di riciclare in maniera facilona le sonorità di "Slaughter Of The Soul" o di annacquarne gli stilemi. Più raramente gli epigoni si ispirano proprio ai Dark Tranquillity, ma quando accade si nota chiaramente, dato che il loro stile è più peculiare; ciò accade in particolare in Finlandia e in Australia, ad esempio con gli Insomnium e i Be'Lakor.

ondarock_dark_tranquillity_niklas_sundinA inizio 2005 è giunto il momento di Character, che rappresenta un’estremizzazione di Damage Done: più pesante, più aggressivo, più violento, più oscuro, con elettronica più bruciante, senza rinunciare alla melodia. Jivarp non è mai stato tanto furioso, Sundin e Henriksson non sono mai stati tanto veloci, Stanne nel frattempo acutizza il suo growling che ora diventa un growl/scream potente e travolgente, grazie anche alla produzione curata che valorizza tutte le componenti. L’accordatura è ulteriormente ribassata di un tono per rendere più cupi i suoni. Quanto a songwriting si nota un aspetto negativo nel fatto che ci sono meno riff con una propria identità e tendano a ripetersi alcuni power-chords di sfondo e soprattutto bridge martellanti un po' simili tra loro; ma se si tralascia questo aspetto, Character è forse l’album più ispirato del gruppo fino a questo momento, che sfocia in canzoni memorabili come nelle rasoiate di “The New Build” (che suona come una "Final Resistance" portata oltre il limite di velocità), nel furioso e viscerale death di “Through Smudged Lenses”, nei riff industrialoidi dell’angosciante “The Endless Feed”, nell'emozionante ritornello e nelle tastiere evocative di “One Thought”, oppure nelle melodie vibranti goth/death della conclusiva “My Negation”. Il singolo “Lost To Apathy” ottiene molto successo col video e finisce anche in alcune colonne sonore. Nel mini dello stesso singolo è presente “Derivation TNB”, una outtake cupa e dolente, tra goth-rock, ambient-rock e industrial-rock, che non avrebbe sfigurato nel disco completo. Sul piano dei testi, Stanne supera sé stesso, scrivendo canzoni che sembrano decise prese di coscienza dopo dei momenti di disperazione profonda.

Con quest'album la formazione svedese è all’apice del suo successo di critica e di pubblico. Character è anche il punto d’approdo definitivo dei Dark Tranquillity, che d’ora in poi non innoveranno più il loro stile, ma ne riproporranno varianti, giocando a rimescolarne le varie componenti esplorate nel corso della carriera con diverse gradazioni. Il gruppo prenderà anche le redini della produzione, mentre Fredrik Nordström si limiterà al missaggio.

Look at the shell that is you: empty, fragile, weak.
Soon the battle is over, lost to apathy

dark_tranquillity_ondarock_10Fiction (2007) difatti non si discosta affatto da Character, e rappresenta un ricongiungimento tra gli spunti di quest'ultimo e le atmosfere più malinconiche e melodiche di Projector, tant’è che dopo 8 anni tornano anche la voce pulita di Stanne e l’ospite femminile in alcune canzoni (Nell Siegland del gruppo goth-metal norvegese Theatre Of Tragedy). L’album mostra una cura certosina negli arrangiamenti e in fase di produzione, quest’ultima massiccia ed elaborata con numerosi effetti e giochi sonori a impreziosire lo sfondo dei brani. È anche un lavoro molto manierista, al punto che alcuni brani sfociano nel fan-service, e proprio il duetto femminile è emblematico dell'approccio (potrebbe però anche essere ispirato a modo suo proprio dagli In Flames, che l'anno precedente avevano inciso un duetto con la cantante pop svedese Lisa Miskovsky).
Il metodo dà i suoi frutti, poiché i primi pezzi sono tra i migliori mai composti dal gruppo, in particolare col trittico iniziale di “Nothing To No One” (che si pone a metà strada tra “The New Build” e “Final Resistance”), “The Lesser Faith” (con riff molto creativi e atmosfere dolciamare sostenute dagli effetti di chitarra e dai tenui rintocchi di tastiera) e “Terminus” (con elettronica travolgente e riff a vuoto groovy). Lasciano il segno anche le schitarrate a effetto in “Blind At Heart” e le monumentali esplosioni distorte di “Empty Me”, che a estremismi degni di Character (forse un po’ banalotti nelle valanghe di batteria) abbina una coda effettata che cita “At Loss For Words”. Il resto delle canzoni però suona meno ispirato e in alcuni casi troppo (auto)derivativo, in particolare il singolo “Focus Shift” che si accosta troppo ai Soilwork.

Nonostante il complessivo calo nella seconda metà del disco, Fiction è un lavoro apprezzabilmente coinvolgente, indicatissimo per i fan, e anche nei momenti più deboli denota una certa classe e una personalità che molti imititatori del sound di Gothenburg non riescono a ottenere. Il "peggio" dei Dark Tranquillity, così, si rivela di gran lunga migliore del meglio di molti altri. L'album è l'ultimo prodotto negli storici Studio Fredman, ma non c'è Fredrik Nordström tra i crediti: la produzione moderna e pulitissima è ottenuta in collaborazione con il danese Tue Madsen, un altro guru del sound scandinavo.

Nel 2008 Nicklasson lascia per non meglio specificati motivi personali (si vocifera di gravi problemi di salute visto che un anno prima il bassista era stato ricoverato per diabete). Il suo posto è preso da Daniel Antonsson, ex-chitarrista di Dimension Zero e Soilwork, già in passato collaboratore della band come turnista al basso nei concerti.

dark_tranquillity_ondarock_11Nel 2010 esce We Are The Void e si tratta del disco più debole della carriera degli svedesi. Simbolicamente è anche il primo al di fuori degli Studio Fredman e a livello di produzione si sente: i suoni sono pastosi e poco nitidi, con chitarre sbiadite e linee vocali appiattite. Non è il solo problema, perché come composizioni il disco sembra una versione annacquata e sbiadita di Fiction, o una mezza via stilistica tra The Mind’s I (per il riffing thrashy e aggressivo) e Haven (per le aperture elettroniche e melodiche) senza però abbinarvi grandi canzoni. Sembra che il gruppo stia procedendo per inerzia lungo un sentiero già tracciato. È però fin troppo deludente la carenza del songwriting, non solo scontato e prevedibile come mai era capitato, ma anche poco incisivo. Con una produzione meno ricercata, mancano anche molti dei contrappunti sonori che impreziosivano Fiction e i refrain graffianti di Character.
I pezzi migliori sono in ogni caso notevoli e spiccano di gran lunga sul resto: “The Grandest Accusation” (riff bassi e secchi, grandiosi giochi di tastiera, attacchi tenui ma decisi di chitarra che evolvono in sfuriate più rocciose seguite da distensioni melodiche e atmosferiche), “Arkhangelsk” (ritornello oscuro e terrificante, inquietanti tastiere di sottofondo, distorsioni ronzanti e growl rabbiosissimo) e la conclusiva “Iridium” (arpeggio gotico, voce pulita mesta e misteriosa, climax esplosivo nel ritornello e lunga coda atmosferica), quest’ultima in realtà parzialmente scritta nel 1998 e recuperata per l’occasione.
Il resto del disco si mostra più debole soprattutto quando aderisce a suoni thrash/death, ma non è che i momenti più marcatamente gotici denotino grande freschezza e ricchezza d'idee. In definitiva, un album poco ispirato.

Dopo la pubblicazione del disco, Antonsson lascia per formare il supergruppo Akani, con membri di Ill Niño, At The Gates, Dominion e Dead Reprise. Il progetto pubblicherà un disco anonimo e non avrà più seguito. Henriksson tornerà al basso dopo quasi 15 anni, suddividendosi i compiti con quelli di chitarrista ritmico.

dark_tranquillity_ondarock_12Nel 2013 gli svedesi pubblicano Construct. L'album segna praticamente un recap nella carriera del gruppo. Forse anche per rispondere alla povertà di idee espresse con il disco precedente e alla tendenza ad assestarsi su fondamentali comuni nell'ultimo decennio di full-length, gli svedesi decidono di rispolverare e rimescolare diverse attitudini esplorate nel corso della loro carriera, guardando al passato ma senza volerlo ricalcare. Quelle che risaltano di più sono senza dubbio quelle provenienti dai dischi di metà carriera, ovvero Projector e in parte Haven, dai quali emergono spunti gotici e melodici, come nei soundscape atmosferici realizzati con gli strumenti e nelle digressioni più tenui. Non c'è però il costante ricorso alla voce pulita del primo e all'elettronica del secondo: a dominare è il consueto trio chitarra-basso-batteria. È però evidente il tocco di Brändström in diversi arrangiamenti, molto orientati all'immediatezza, soprattutto nella struttura.
Il lavoro riprende qualcosa anche dai primi album, soprattutto nella prima parte, dove ritroviamo molti spunti veloci e graffianti come nello stile degli esordi (ma senza sfociare nell'imponenza di un The Gallery, in favore di un approccio più oscuro e a volte cadenzato). Questo recupero di alcuni tratti del passato suona paradossalmente molto più fresco, originale e creativo del precedente album: la fusione delle differenti anime della discografia del gruppo riesce alla perfezione e rinverdisce lo stile degli svedesi, sia nei brani più cupi e graffianti ("For Broken Words", “The Science Of Noise”) che in quelli più melodici (l’emozionante “What Only You Know”, la ballata oscura “Uniformity”) e nei pezzi a metà strada (“State Of Trust” o l’emozionante chiusura di “None Becoming”). Gli umori sono abbastanza cupi, grazie anche ai suoni secchi e gelidi cercati da Jens Bogren (Opeth, Katatonia, Pain Of Salvation, Paradise Lost) che ha prodotto il disco in collaborazione con il gruppo. Gli svedesi giocano più sull'atmosfericità che sull'approccio d'impatto pur non rinunciando a riff taglienti e a una batteria incalzante, e danno il meglio di sé proprio nelle digressioni midtempo e nei numerosi spunti darkwave che permeano l’album. Pur non reinventando in senso assoluto il melodic-death-metal, Construct è una boccata d'aria fresca per il genere, altrimenti saturo da tempo di gruppi-clone.

Dopo la pubblicazione del disco, Anders Iwers si unisce per occuparsi del basso prima per i soli concerti e poi come membro effettivo dei Dark Tranquillity. Tra i fondatori dei Ceremonial Oath come chitarrista e della primissima formazione degli In Flames (in cui poi è subentrato suo fratello minore Peter), dal 1996 è anche il bassista dei Tiamat.

dark_tranquillity_ondarock_13Il canto del cigno del gruppo giunge nel 2016 con Atoma, anticipato dall’abbandono di Henriksson che ha perso passione nel suo lavoro di musicista e non vuole più essere un peso per il gruppo, che comunque assisterà in qualità di manager. Nonostante questa importante dipartita, Atoma fortunatamente suona ricco di vitalità e voglia di esprimersi, mai rinunciando a essere piacevole all'ascolto (con un’orecchiabilità e un equilibrio chitarra/tastiera che non si sentiva dai tempi di Haven) e con arrangiamenti curatissimi, tra i più particolareggiati mai proposti dal gruppo.
I suoni sono corposi e avvolgenti, e la produzione questa volta vede Jens Bogren collaborare con Martin Brändström che opera anche da ingegnere del suono. 
La vena creativa degli svedesi trova una maggiore realizzazione nei brani più melodici, influenzati dall'elettronica anni 80 e dalla darkwave (la title track, “Forward Momentum”, l'emozionante “Force Of Hand” con ospite Bjorn Gelotte degli ormai musicalmente distanti ma sempre amici In Flames per l'assolo).
Sono pezzi che senza sorprese ripropongono il lato più orecchiabile del gruppo, con riff corposi e catchy, atmosfere malinconiche, piacevoli melodie elettroniche accompagnate da muri di chitarra e arpeggi atmosferici in sottofondo, mentre la voce pulita di Stanne si scambia vicendevolmente il testimone con il suo ruvido growl/scream. Anche i brani più aggressivi si sviluppano rapidamente lasciando spazio a quelle aperture melodiche che sono marchio di fabbrica degli svedesi e offrono piccole perle (“Neutrality”, “The Pitiless”, “When The World Screams”). Se in Construct c'era un po' più caratterizzazione oscura, dal punto di vista stilistico vien quasi da paragonare Atoma al precedente We Are The Void per l'impatto elettronico, ma con risultati molto più colorati e convincenti. In alcuni momenti invece sembra di sentire una versione particolare e più aggressiva di Haven, come se Sundin avesse contribuito alla scrittura delle canzoni. Gli ultimi Atoma e Construct mostrano così un gruppo che con l’età è maturato sempre più, capace di confermarsi come una delle migliori realtà di Gothenburg. Da qui in poi il gruppo entra in fase di stasi, partecipando ad alcuni concerti con session guest ma lentamente disimpegnandosi, fin quando non sentirà di dover tornare nuovamente in studio.

Il 31 dicembre 2018 Martin Brändström riesuma assieme al collega Christer Lundberg il progetto adolescenziale Kennelklubben, che aveva dismesso per entrare nei Dark Tranquillity. Il disco è un revival semplice e appassionato del synth-pop, di ascolto leggero e rapido.



Dark Tranquillity

La quiete prima della tempesta

di Alessandro Mattedi

Tra i fondatori della scena metal di Gothenburg, gli svedesi hanno coniugato melodia, estremismo e passione per i suoni dark
Dark Tranquillity
Discografia
 Enfeebled Earth (demo, 1990)
 Trail Of Life Decayed (Ep, 1991)
 A Moonclad Reflection (Ep, 1992)
 Skydancer (Spinefarm, 1993)
 Of Chaos And Ethernal Light (Ep, Spinefarm, 1995)
The Gallery (Osmose, 1995)
 Enter Suicidal Angels (Ep, Osmose, 1996)
 The Mind's I (Osmose, 1997)
 Projector (Century Media, 1999)
Haven (Century Media, 2000)
Damage Done (Century Media, 2002)
 Exposures (antologia + live, Century Media, 2004)
Character (Century Media, 2005)
 Fiction (Century Media, 2007)
 We Are The Void (Century Media, 2010)
 Zero Distance (Ep, Century Media, 2012)
 Construct (Century Media, 2013)
 A Memory Construct (Ep, Century Media, 2015)
Atoma (Century Media, 2016)
pietra miliare di OndaRock
disco consigliato da OndaRock

Video
Dark Tranquillity su OndaRock
Recensioni

DARK TRANQUILLITY

Atoma

(2016 - Century Media Records)
Il ritorno degli svedesi: una gradita conferma del loro inconfondibile marchio di fabbrica

DARK TRANQUILLITY

Construct

(2013 - Century Media Records)
Il canto del cigno della formazione svedese.

Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.