MSW

Obliviosus

2020 (Gilead Media) | doom-metal, post-metal

This album is dedicated to my brother R.A.W. and his struggle with addiction and how it has affected the rest of our family for over a decade now. These songs were written over a course of five years or so. The struggle is never ending.

Lo statunitense Matthew S. Williams, già attivo con lo sludge contaminato di doom e black-metal degli Hell, ha mischiato le carte e iniziato a pubblicare album anche come MSW. Se il progetto Cloud lo aveva portato in territori classici, per l'esordio a proprio nome, "Obliviosus", la palette stilistica è assai più ampia. Ispirato alla dolorosa e decennale lotta del fratello con la tossicodipendenza, è un lavoro che unisce elegiaco e tragico, dimesso e maestoso, usando un linguaggio musicale che dal più funebre dei doom apre verso soluzioni classicheggianti, spazzolando il dolente dizionario post-rock di band come i Godspeed You! Black Emperor e innervandolo di laceranti spunti black-metal e possenti esplosioni post-metal che riecheggiano i Neurosis più atmosferici.

"O Brother" apre con classici fendenti doom-metal, rintocchi spaventosi che subito arretrano perché una voce femminile e un coro possano intonare una preghiera; l'equilibrio è rotto da un grido black-metal, così la miscela diventa instabile e si ricompone nel climax intriso di odio e dolore che chiude il lungo brano dove troneggia un "I will never forgive you" urlato a cuore aperto. Tutt'altro che liberatorio, questo sfogo porta alla mestizia inconsolabile di "Funus", per solo pianoforte e archi, prima che "Humanity" faccia incontrare orchestrale, minaccioso e maestoso in un doom mutaforma, con frangenti lancinanti e altri melodici.
L'esplorazione delle contraddizioni del dolore, osservato sul fratello schiavo della droga ma anche subìto dai familiari, trova il suo apice nei venti minuti conclusivi dell'eponima "Obliviosus", summa di questo linguaggio ricco di sfumature: la marcia funebre è prima imponente e psichedelica, quindi dimessa e desolante, poi sognante e nostalgica; all'ottavo minuto un movimento più astratto sembra farsi tentare dal silenzio, ma terribili eccessi di rabbia lo impediscono, tanto che prende il sopravvento un crescendo black-metal sotto forma di gorgo galattico, opportunamente chiuso da una coda di drone: è un ultimo e liberatorio atto distruttivo.

Difficile non paragonare il tutto a "Mirror Reaper" (2017), il capolavoro dei Bell Witch che ha ripensato l'estremismo doom di fine anni Dieci, ampliandone il lessico. Qui però l'intento sembra meno colossale, visto che la durata è di appena 38 minuti, e soprattutto diversa è la coloritura emotiva, sempre assai dolente e malinconica ma meno ferale e più tormentata, alla ricerca di un equilibrio che non rifonda questo stile, ma lo interpreta con libertà. Ne scaturisce un album che non disdegna escursioni in territori assai distanti, pur di suscitare efficacemente emozioni complesse e contraddittorie, con una profondità psicologica tutt'altro che scontata. Un lavoro certamente drammatico, ma profondamente umano, che ha il merito di trattare un tema troppo spesso taciuto.

(18/09/2020)



  • Tracklist
  1. O Brother
  2. Funus
  3. Humanity
  4. Obliviosus
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