The Pineapple Thief

Versions Of The Truth

2020 (Kscope) | alt-rock, prog-rock

I Pineapple Thief si sono ormai trasformati in una band di alternative-rock dalla mostruosa classe e tecnica, puntello decisivo anche nei momenti meno favorevoli della loro carriera. L’obiettivo è da tempo traslato verso più estesi ambiti che vagano dall’art-pop, al post-rock, alla dark-wave, a tratti di hard-rock , passando attraverso i filamenti dorati dell’amato progressive. Un’idea certamente più commerciabile, che si presta a conquistare una fetta ampia di pubblico, anche grazie a una marcata ricerca di melodie meno irregolari rispetto al passato.

Il nuovo disco “Versions Of The Truth”, autoprodotto, emana un'atmosfera inquietante e malinconica, generando sfumature di tristezza, amarezza e lotta per l'autorivendicazione. Gran parte del mondo si sente frenata dalla paura, dalla disinformazione e dalle minacce di violenza: i testi approfondiscono tutto ciò, esplorando il danno che ne deriva quando le relazioni si sgretolano, le prospettive differiscono e la verità è oscurata. Anche il lavoro di copertina è enigmatico. Un'acquaforte del compianto artista tedesco Michael Schoenholtz raffigurante una serie astratta di forme che provocano un senso di confusione.

L’album si apre all’insegna del ritmo. L’inquietante title track, che racconta la discussione tra due persone con prospettive antitetiche, alterna una morbida linea di marimba a un riff martellante. La partenza sprint prosegue con “Break It All”, laddove la batteria di Harrison sale in cattedra grazie ad alcuni pattern inaspettati e angolari.
Nella vivace e ottimista "Demons" l’elasticità della musica agisce in contrasto con la rigidità del testo, ispirato alle paure e alle fobie che caratterizzano la società contemporanea. Il vero progressive spunta in “Our Mire”: ben sette minuti e ventisei di vibrazioni, con un’audace transizione tra versi sottili, ritornelli più trascinanti e varietà dinamiche appassionanti.

La malinconia di fondo che avvolge “Versions Of The Truth” è testimoniata dai numerosi passaggi introspettivi. "Driving Like Maniacs" sembra un brano estratto da "Your Wilderness" con la sua linea assorta e attendista, mentre “Leave Me Be” riporta alle sonorità dell’album “Dissolution”, oscillando tra un ritornello orecchiabile e assoli moderati e ben calibrati, con il battito di Gavin Harrison che serpeggia in modo creativo nei meandri del pezzo. L’introspettiva “Out Of Line”, riservata ai rimpianti delle opportunità mancate, la minimale "Stop Making Sense" e l’intreccio archi/pianoforte di “Too Many Voices” passano il testimone alla conclusiva “The Game”, uno dei brani che si lasciano preferire grazie agli evocativi elementi di sospensione.

È questo il miglior disco dei Pineapple Thief? E’ un passo indietro? Difficile stabilirlo. C'è sicuramente materiale per un ascolto soddisfacente, ma è forte il dubbio che non lo sia per tutti. Il sound si sposa alla perfezione con il pensiero principale che Bruce Soord, Steve Kitch, Gavin Harrison e Jon Sykes hanno scelto per il disco: ampio spazio all’incertezza e al dubbio dell’attuale periodo storico, imbottito d'incognite per il futuro.
L’arte che imita la vita reale.

(20/09/2020)

  • Tracklist
  1. Versions Of The Truth
  2. Break It All
  3. Demons
  4. Driving Like Maniacs
  5. Leave Me Be
  6. Too Many Voices
  7. Our Mire
  8. Out Of Line
  9. Stop Making Sense
  10. The Game


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