Squarepusher

Be Up A Hello

2020 (Warp) | drill'n'bass, idm

La parabola artistica di Tom Jenkinson sarebbe una di quelle da esplorare con interesse nelle scuole d'arte. Dagli inizi come studente appassionato di fisica (tentato dalla carriera scientifica) a bassista virtuoso e profondo conoscitore dell'elettronica applicata alla musica, Jenkinson incarna appieno lo spirito di quegli artisti che mostrano tutta la loro insofferenza quando vengono ascritti a un contesto specifico. Con un repertorio ormai venticinquennale, sempre nervosamente in bilico tra due elettrodi (quello dell'ambizione, feroce nel puntare alla padronanza della tecnica esecutiva, e quello della ribellione, pronto a reagire di pancia ai tentativi di omologazione), la sua creatura principale Squarepusher è stata nel tempo il laboratorio esperienziale perfetto per cristallizzare una bulimia sonora con pochi eguali nel mondo delle sonorità sintetiche.

Ogni appassionato di Idm ha il "suo" Squarepusher: c'è chi lo identifica con il bassista che ha stravolto per sempre i canoni della jazz-fusion grazie a un'iniezione di adrenalina e jungle destrutturata, c'è chi lo vede come un oscuro talento mai del tutto sbocciato a causa dei continui cambi di direzione, e chi come un semplice epigono di Aphex Twin (che per primo ha creduto nel suo materiale, ai tempi della Rephlex Records). In realtà Jenkinson è, con molta probabilità, tutte queste cose insieme, e difficilmente il nuovo "Be Up A Hello" potrà spostare l'ago della bilancia.

Il tredicesimo album nasce prevalentemente dalla risposta fisiologica a due eventi destabilizzanti, che hanno costretto il veterano di casa Warp a ribaltare ancora una volta il fronte delle operazioni: la rottura del polso nel 2018, a seguito di una caduta, e la morte dell'amico fraterno Chris Marshall, pochi mesi dopo.
Schiacciato tra il forzato stop all'uso del basso elettrico (il trauma aveva causato anche la compressione di un nervo) e il blocco psicologico per la perdita di Marshall (con il quale aveva dato inizio all'avventura di musicista), Jenkinson ha fatto di necessità virtù optando per l'unica cosa che gli sembrava sensata: tornare alle origini. Niente più diavolerie auto-costruite quindi, niente performance eseguite da robot, e nemmeno personalizzazione spinta delle tecnologie attuali, ma un sentito recupero delle macchine analogiche di metà anni Novanta, inteso sia come reset malinconico sia come tributo alla bellezza pionieristica e fuori controllo di un'epoca irripetibile per l'elettronica tutta. Il risultato è un lavoro dalle sonorità compatte e senza compromessi, che fa ricordare perché abbiamo imparato ad amare questo signore dell'Essex a partire dall'esordio "Feed Me Weird Things" e dal successivo "Hard Normal Daddy".

I primi singoli "Vortrack" e "Nervelevers" avevano già messo in chiaro i termini dell'operazione: drill'n'bass oscura (nel primo caso) e furiosa (nel secondo), chiaramente in grado di accontentare la fanbase storica, ma anche di far storcere la bocca a tutti quelli che avevano visto nel precedente "Damogen Furies" una svolta (l'ennesima, peraltro) in direzione del compromesso tra stile e modernità. Non si risparmia Tom, e la conferma arriva dalla fitta trama di sincopi ritmiche che, a tratti maggiormente rispetto al passato, scarnificano l'essenza delle composizioni. Una complessità di dettagli nevrotica, che fa smascellare tanto quanto analoghe incursioni in quei territori ad opera di altre divinità del pantheon Warp, quali lo stesso Aphex Twin o gli Autechre, e che trova il suo massimo in brani come "Speedcrank" o "Terminal Slam".

Sia ben chiaro: stiamo parlando di un tessuto sonoro inarrivabile per qualunque artista elettronico non cresciuto nella scena post-rave anni Novanta, quando per fare la differenza occorreva parlare direttamente il linguaggio delle macchine o scrutarne fisicamente l'interno per stravolgere le connessioni. "Be Up A Hello" (un modo di dire usato da Jenkinson e Marshall in segno di saluto e rispetto) ringhia a tratti come una bestia tenuta in giardino per anni, un molossoide tecnologico che, indifferente all'estetica conceptronica di fine decennio, si lancia nell'arena addentando polpacci a destra e a manca, sapendo però quando è il momento di sedersi accanto al suo padrone per celebrare un'amicizia fuori dal tempo (si veda l'opener "Oberlove", che già a partire dal titolo cavalca un mood emozionale perfettamente nascosto nel sottobosco jungle, o la riflessiva "Detroit People Mover", con i suoi passaggi in chiave Vangelis era "Blade Runner").

Un disco in cui Squarepusher fa Squarepusher, preso tra nuovi dubbi e vecchie certezze, abile nel togliere spazio ad aspettative sulla sua contemporaneità e a conservare la forza che lo rende ancora imprevedibile.

(03/02/2020)

  • Tracklist
  1. Oberlove
  2. Hitsonu
  3. Nervelevers
  4. Speedcrank
  5. Detroit People Mover
  6. Vortrack
  7. Terminal Slam
  8. Mekrev Bass
  9. 80 Ondula


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