Thundercat

It Is What It Is

2020 (Brainfeeder) | fusion, synth-funk, soul

L'attesa, più o meno spasmodica, è durata circa tre anni. Inutile girarci intorno: Stephen Bruner, in arte Thundercat, è tra i musicisti più entusiasmanti, singolari e ispirati della black music "contemporanea". Tutti (ma proprio tutti) cercano il suo basso miracoloso, virtuoso ed esplosivo quanto basta per sollevare l'anima di una canzone e portarla in alto, oltre le nuvole, verso il sole accecante della città degli angeli.
Il bassista cresciuto in una famiglia votata alla musica - suo padre, Ronald Sr., ha suonato la batteria per Diana Ross, i Temptations, Randy Crawford e Gladys Knight, il fratello maggiore, il batterista Ronald Jr., è stato per sei anni membro dei Suicidal Tendencies, mentre il fratello minore, Jameel, è tastierista della formazione r'n'b The Internet - al solito non si è fatto mancare nulla, a cominciare dalla presenza costante dell'amico di sempre FlyLo (chiamato in causa come sessionman e produttore) fin dall'introduttiva "Lost in Space/Great Scott/22-26", breve accenno con piano cosmico posto in attacco di un album diretto fin dal titolo: "It Is What It Is".

Al netto di una minore dispersione e del sostegno calibrato dei tantissimi ospiti presenti (Louis Cole, Steve Lacy, Steve Arrington, Childish Gambino, Ty Dolla Sign, Lil B, Kamasi Washington, BadBadNotGood, Zack Fox e Pedro Martins), risulta ancora una volta tanto avvolgente, quanto schiacciante, quella capacità innata e a suo modo unica di sorvolare decenni di bagliori jazz-fusion e atterrare con grazia su sponde in parte inesplorate. Oasi spaesanti, pregne di fraseggi candidi e bislacchi, ritmi sornioni e archi mesti ("Unrequited Love").
Le parole, a loro volta, si intrecciano a meraviglia con le fughe intergalattiche del Nostro, che gigioneggia con sicurezza, dispensando grazia dal timone di una navicella affollata e piena di luci. Brillano, in particolar modo, le fiamme accese dall'immancabile sax di Kamasi Washington. Mentre Bruner agita in ogni momento il proprio cuore, alla ricerca di un amore a suo dire folle e da non comprendere necessariamente. Emergono, infatti, sensazioni sparse sull'argomento. Emozioni forti tradotte dal basso e da una sezione ritmica settata su direzioni oblique.
Somewhere beneath the stars
Beyond just more of our space
Nothing is yours, nothing is mine
We are decaying over time
I'm gonna find someone to love
Let's go together, innerstellar love
L'incitamento alla danza, intesa dal musicista californiano come cura del dolore, è tagliente ("Miguel's Happy Dance"). Il basso schizza a dovere negli intermezzi ("How Sway"). Saggi supersonici di un virtuosismo candido, tutt'altro che pacchiano. Un'alchimia vincente, caratterizzata da pulsazioni liquide, movenze trasognanti e al contempo energiche, la cui carica (positiva, s'intende) non lascia scampo ("Funny Thing").
La "lubricità" di "Drunk" torna in auge nella fluttuante "How I Feel", a precedere fascinazioni deep soul impreziosite da BadBadNotGood e Flying Lotus ("King Of The Hill"). La preoccupazione diffusa per un pianeta sempre più terrorizzato da eventi impensabili lascia poi il posto a una contemplazione lenitiva nei cinquanta secondi scarsi di "Existential Dread". È il preludio alla splendida title track piazzata in chiusura. Pedro Martinis ricama melodie alla stregua di un Jon Lucien in gita a Cape Canaveral. Primeggiano arpeggi paradisiaci e accordi concilianti, prima che archi e pelli risucchino lemme lemme quel misto di pace e furore che imperversa nell'ennesimo miracolo riuscito del talento losangelino.

(22/05/2020)

  • Tracklist
  1. Lost In Space / Great Scott / 22-26
  2. Innerstellar Love
  3. I Love Louis Cole (feat. Louis Cole)
  4. Black Qualls (feat. Steve Lacy, Steve Arrington & Childish Gambino)
  5. Miguel's Happy Dance
  6. How Sway
  7. Funny Thing
  8. Overseas (feat. Zack Fox)
  9. Dragonball Durag
  10. How I Feel
  11. King Of The Hill
  12. Unrequited Love
  13. Fair Chance (feat. Ty Dolla $ign & Lil B)
  14. Existential Dread
  15. It Is What It Is




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