Baiuca

Embruxo

2021 (Raso Estudio) | folktronica, musica tradizionale gallega, deep house

Tradizione e tradimento: la stessa radice. A riprova dello stretto legame tra conservazione di un'eredità, musicale e non, e suo continuo mutamento: un susseguirsi di forme e strumenti che consente a tutto ciò che è folklore di mantenersi vitale e attuale. Non sempre però questa evoluzione è rapida - anzi, nell'ambito della musica tradizionale è più spesso vero il contrario. Fatti salvi momenti esplosivi, come il folk elettrico anni Settanta, ben più consueto è che le trasformazioni manifestino la stessa flemma che caratterizza il flusso delle informazioni tra i vari ambiti di questo ampio filone: un settore in cui anche per appassionati e specialisti è del tutto normale arrivare a conoscenza delle novità discografiche dopo mesi se non anni, e gli artisti si fanno notare su carriere intere più che su singole performance.

Non deve sorprendere, dunque, se una delle uscite trad-folk più entusiasmanti incontrate quest'anno suona sostanzialmente come cose che circolavano cinque, dieci, o venti anni fa. "Embruxo", del galiziano Alejando Guillán in arte Alex Casanova aka Baiuca, ricorda vertici della folk music elettronica come la patchanka cut-and-paste del portoghese Omiri ("Baile electronico", 2017), l'electro-dance sefarditica dei Mazal ("Axerico en Selanik", uscito nel 2011 per Tzadik), perfino le riletture klezmer/downtempo che avevano portato alla ribalta gli Oi Va Voi a inizio millennio (il loro splendido "Laughter Through Tears" è del 2003).
Cambiano, ovviamente, i materiali di partenza delle riletture: quelli di Baiuca sono i canti e i suoni della Galizia, all'angolo nord-occidentale della penisola iberica, incastrata tra Portogallo, Asturia, Castiglia e León, ma dotata di costumi linguistici e culturali propri. Unica o quasi nella Spagna, l'area manifesta un legame evidente col mondo celtico (Bretagna e Isole britanniche), dovuto in larga parte al revival che dal tardo Ottocento ricostruì — o inventò di sana pianta — la memoria degli antichi abitanti della zona, i Gallaeci (stessa radice di "Galles" e "galli").

"Embruxo" - in galiziano "incantesimo", "stregoneria" - è un incontro di persone prima ancora che un incontro di stili. Per realizzarlo, Guillán ha collaborato in "Veleno" col cantante e showman Rodrigo Cuevas ("il Freddie Mercury del folklore asturiano", secondo El País), in cinque brani col complesso di percussioni e voci femminili Lilaina, altrove con il flautista e suonatore di gaita Cristian Silva e col percussionista Xosé Lois Romero. La combinazione tra le specificità di ciascuno e la mano produttiva di Guillán ha dato vita a brani variegati per rimandi e sensazioni evocate, ma accomunati dai tratti che hanno caratterizzato il progetto Baiuca fin dal precedente "Solpor" (2018): un sound rotondo e spazioso, quasi deep house; grande attenzione alla costruzione ritmica e alla compresenza di più pattern percussivi; capacità di far suonare vivi e centrali i materiali tradizionali pur reinventandone completamente il contesto sonoro.

L'ossessione per il ritmo di Guillán è palese in ogni brano, con frequenti sovrapposizioni di sonorità (acustiche ed elettroniche), scansioni metriche (cassa dritta e terzine) e contesti di provenienza (dal ballo tondo al reggaeton). La conclusiva "Lobeira", forse l'episodio più diradato del disco, è per l'ascoltatore tutto un ondeggiare tra l'andamento ternario delle tradizionali e il catatonico four-to-the-floor del kick drum. Il pezzo di apertura, "Meigallo", attacca sul famigerato tresillo - "il ritmo di Despacito" - e via via stratifica synth pungenti e sample vocali fino ad arrivare al canto all'unisono delle Lilaina.
Proprio la voce delle Lilaina è un alto elemento caratterizzante per buona parte della tracklist: il loro timbro aspro, così distante dagli stili vellutati per decenni in voga in ambito folk, suona per contrasto particolarmente verace, al tempo stesso vitale e antico. Lo si apprezza senz'altro in "Lavandeira", che affianca a un beat sonnambolico radi strumenti acustici, ma ancor di più in "Conxuro", dove il 5/4 della strofa aggiunge complessità ritmica alla selva di percussioni e confligge cogli svolazzi celtici del flauto di Cristian Silva, supportati da un astuto pad sintetico.

Il singolo "Veleno" sta facendo un ottimo lavoro nel catturare l'attenzione degli ascoltatori: con oltre mezzo milione di streaming all'attivo su Spotify, è un discreto successo per un'uscita di quest'ambito. Merito senz'altro dell'efficace interpretazione vocale di Rodrigo Cuevas, già protagonista di spettacoli di "tonada glam" che fondono musiche folcloriche e cabaret erotico, nonché titolare del programma "El camino" per l'emittente televisiva Tpa. Il testo in galiziano, rigorosamente frutto della tradizione popolare, mescola in modo ammiccante tradimenti e stregoneria, e si attaglia perfettamente tanto al personaggio quanto alla base notturna allestita da Guillán.

"Embruxo" non ha ancora ricevuto recensioni su testate internazionali (fa eccezione "Songlines", voce importante per la musica tradizionale), ma in Spagna sta raccogliendo l'attenzione di numerosi siti e periodici. C'è da augurarsi che la carica evocativa di questo affascinante concept dedicato alla stregoneria coinvolga un numero crescente di ascoltatori e sappia dare visibilità alle interessanti trasformazioni che la musica tradizionale iberica sta avendo in questi anni.

(02/10/2021)

  • Tracklist
  1. Meigallo
  2. Veleno
  3. Embruxo
  4. Luar
  5. Cortegada
  6. Romaría
  7. Conxuro
  8. Lavandeira
  9. Diaño
  10. Lobeira


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