Evanescence

The Bitter Truth

2021 (Columbia / Sony) | alternative-metal

È giunto "The Bitter Truth", primo album di inediti dal 2011 per gli Evanescence - anno di uscita dell'omonimo disco, nel mentre sono usciti solo una raccolta di B-side e un album di rivisitazioni orchestrali. Originariamente previsto per la primavera del 2020, il ritorno degli americani è stato rimandato di un anno a causa della pandemia di Covid-19, ma nel periodo d'attesa il disco è stato comunque anticipato da singoli che avevano lasciato intravedere le tendenze in arrivo.

Il gruppo ripropone le sonorità del proprio passato più lontano, legandosi soprattutto al lontano esordio "Origin" che a sua volta era figlio del rock alternativo americano anni 90. La copertina stessa sembra suggerire un'estetica molto più vicina al periodo del post-grunge che all'arte urban-gothic del resto della discografia. Gli arrangiamenti sono scarnificati, lasciando che siano gli attacchi di chitarra e le trascinanti linee vocali a guidare le redini. Gli inserti di tastiera sono minuziosamente inseriti come piccolo contorno, senza che prendano mai il sopravvento. In ciò si rivede molto di "Origin".

Non vengono però dimenticate alcune raffinatezze di quello che forse è il loro apice, "The Open Door", i cui echi si risentono per esempio in "Feeding The Dark" o nell'intensa "Better Without You". Come già mostrato col precedente album, il gruppo si distacca invece dall'apice commerciale "Fallen", che è sempre stato frutto del compromesso tra le reali ispirazioni della frontwoman Amy Lee e le pressioni discografiche. Gli Evanescence quindi proseguono sulle coordinate a loro più congeniali, solo con una vena un po' meno mainstream rispetto alle loro hit e anche alle tendenze attuali.

Su tutto è proprio Amy Lee la stella che svetta lungo le dodici canzoni, con un'ugola carismatica che sembra essere a suo agio come non è mai stata prima, per quanto i suoi acuti siano meno potenti che in passato.
Al di là della mancanza di novità, a sorprendere è comunque la bontà di molte canzoni: "Broken Pieces Shine" è un'introduzione epica e anthemica, "The Game Is Over" ha sia una sezione ritmica accattivante che uno dei ritornelli più irresistibili del disco, "Far From Heaven" è una piacevole ballata malinconica di pianoforte e strings come da tradizione del gruppo. "Part of Me" è un corposo alt-goth-metal impreziosito dalla tenue effettistica, la conclusiva "Blind Belief" è uno dei pezzi più emozionanti mai scritti dal gruppo.
Sfortunatamente sono alternate anche a molto altro materiale ben meno efficace: fra le delusioni maggiori, il mix né carne né pesce di electro-pop e heavy-rock di "Yeah Right", il pastone del singolo "Use My Voice" (che viene salvato solo dalla solita Amy Lee) e l'industrial-rock insipido di "Take Cover". Il risultato è perciò discontinuo.

Viene da chiedersi, alla fine, se gli Evanescence siano stati poco coraggiosi con la formula da loro riproposta, oppure se sia da lodare la dedizione mostrata nel rifarsi alle sonorità a loro più congeniali anziché cercare qualcosa di più "alla moda". Ma il vero problema del disco è la produzione, molto sporca e decisamente lontana dagli standard persino di vent'anni fa, che smorza molto potenziale tanto dei riff distorti che della voce. Le chitarre, in particolare, sembrano confondersi tra di loro, e la batteria non manca ogni tanto di perdere di mordente.

(06/04/2021)

  • Tracklist
  1. Artifact/The Turn
  2. Broken Pieces Shine
  3. The Game Is Over
  4. Yeah Right
  5. Feeding the Dark
  6. Wasted On You
  7. Better Without You
  8. Use My Voice
  9. Take Cover
  10. Far From Heaven
  11. Part of Me
  12. Blind Belief
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