Lael Neale

Acquainted With Night

2021 (Sub Pop) | alt-folk

Sono tre i luoghi dove Lael Neale ha coltivato ricordi e svagate fantasie: la Virginia che le ha dato i natali, l’Irlanda che l’ha vista diventare donna e la città di Los Angeles, che le ha offerto quel raggio di luce e quella semplicità che facevano difetto a quel lontano esordio, poi ripudiato, “I’ll Be Your Man” (2015).

Armonie folk, trepidazioni giovanili, un’etica desueta, un tono confessionale gentile e pudico: Lael Neale ha trascorso anni e anni tra ripensamenti e progetti abbandonati prima di scoprire la natura più profonda e spirituale delle proprie composizioni.
Giunge infatti a sei anni di distanza dal primo album il nuovo progetto “Acquantied With Night”, che non solo sancisce il contratto con la Sub Pop, ma trova la chiave d’accesso nel mondo artistico della Leale in una sola e semplice parola: Omnichord.
Sì, è proprio il sostituto elettronico dell’autoharp lo strumento che ha dato una svolta allo stile dell’artista americana. Il nuovo disco è stato concepito con una serie di registrazione amatoriali su un tape-deck a quattro piste: un approccio lo-fi che ha annullato in un solo istante la ridondanza degli arrangiamenti.

Arpa, harmonium e ritmi programmati con una sensibilità naif hanno rifinito le sembianze di queste dieci timide confessioni dalle sfumature color seppia, eppur armonicamente toccanti e ingegnose.
E’ naturale che alla trasfigurazione di arpeggi e accordi di tali delizie nate con il verbo del folk qualcuno associ la sognante sensualità dei Mazzy Star (“Blue Vein”) o l’imperfezione inquieta di Karen Dalton (“How Far Is It To The Grave”). Ed è pur vero che già Adrianne Lenker ha sperimentato le infinte possibilità della fisicità organica del surrealismo pop, qui accennate in “Every Star Shivers In The Dark”, e anche Lana Del Rey ha sbirciato in quella poetica spoglia e nostalgica che veste di colori la notte (“Let Me Live By The Side Of The Road”, “White Wings”). 

Malgrado ciò, le soluzioni strumentali di “Acquantied With Night” sono più ambiziose e temerarie di quanto si possa immaginare. Lael Neale non solo possiede il dono della creazione armonica, ma ha una visione sonora che travalica le assonanze sopra esposte. C’è infatti l’ardire scenico di The The nella cascata di arpeggi che addobbano con garbati barocchismi la title track ed è altresì potente l’impatto strumentale di “For No One For Now”, con quei ritmi elettronici che sembrano uscire da un vecchio organo Bontempi. E c’è infine la stessa trasgressione sonora di alcune pagine prog-folk in “Sliding Doors & Warm Summer Roses”.

Lael Neale ha fatto di semplicità e intuizione una nuova forma di magniloquenza (“Third Floor Window”), e sulle debolezze umane ha concepito moderni gospel (“Some Sunny Day”), ricamandone la grazia con una musicalità senza tempo. Lo ha fatto adoperando il linguaggio dei moderni sognatori, quei sognatori che guardano al futuro come un miraggio tenendosi ben saldi, con il corpo e l’anima, alla sfuggente e sempre più caotica realtà, in attesa di poter tornare a dialogare con la notte.

(05/03/2021)

  • Tracklist
  1. Blue Vein
  2. Every Star Shivers In The Dark
  3. Acquainted With Night
  4. White Wings
  5. How Far Is It To The Grave
  6. For No One For Now
  7. Sliding Doors & Warm Summer Roses
  8. Third Floor Window
  9. Let Me Live By The Side Of The Road
  10. Some Sunny Day




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