Laura Lee & The Jettes

Wasteland

2021 (Duchess Box) | alt-rock, indie-rock

Laura Lee ha sempre avuto una propensione naturale per i riff graffianti del rock alternativo degli anni Novanta. Con le Gurr in hiatus creativo e dopo alcuni esperimenti di scrittura congiunta con Melody Connor, la musicista di stanza a Berlino ha deciso di intraprendere un nuovo progetto di cui è frontwoman e autrice di tutti i brani e, imbracciate le chitarre, si è abbandonata alle onde di distorsori e overdrive. E, pur guardando fedelmente all’eredità musicale delle sue band del cuore, Laura è risoluta nel proporre un rock moderno e decisamente riattualizzante (complice anche il suono compatto, architettato insieme al produttore Max Rieger dei die Nerven e All Diese Gewalt).

In questa “Wasteland” l’aria che si respira è incendiaria. I fraseggi chitarristici ad alto voltaggio convogliano tutta quell’energia stoccata durante l’isolamento pandemico e nelle ormai frequenti intermittenze tra una stagione live sempre più breve e incerta e la successiva. Perché, al di là dei tempi di gestazione, questo è un disco figlio in tutto e per tutto del periodo pandemico. Sarà infatti famigliare l’indolenza della placida ballata conclusiva, “Swirl In The Haze”, dove gli impegni quotidiani evaporano in una coltre di monotonia in cui vorticare confusamente mentre si giace supini sul letto.
Un periodo che però a una giovane donna abituata alla vita culturale e notturna berlinese non ha comportato solo noia recrudescente, ma anche un’insistente ingerenza da parte dello sguardo maschile sul proprio corpo e nella propria vita privata. In “Craigslist Boy” i numeri di telefono e i dati personali, sempre più facilmente rintracciabili per gli ormai inevitabili acquisti online, vengono poi sfruttati, in maniera ben poco professionale, per contattare privatamente la ragazza e invitarla a un appuntamento a cui lei non era minimamente interessata. Pur girando per strada “as uninviting as I can be” e con una brillante scusa a portata di mano (“I’m married with children”), Laura, spazientitasi, non può che sfogarsi con una schitarrata adrenalinica e ripetere quel mantra conclusivo, posto nelle vesti di un truismo, che, però, non sembra attecchire: “If I was into you, you’d know”.

Tra echi grunge (“Chep Wine”) e qualche jangle chitarristico (“High Up” e “Absolut”, l’unico brano cantato in tedesco e che strizza l’occhio a quanto Laura scrisse per le Gurr), il rock alternativo trova il modo di ibridarsi con l’impalcatura kraut-rock. Se “Craigslist Boy” è in tal senso la sintesi forse meglio riuscita, anche nel singolo “Caterpillar” i battiti meccanici motorik si ripetono insistentemente in una cavalcata senza pausa che abbraccia nei due stacchi strumentali una volta stellata di lumi shoegaze. E proprio questa energia e la tendenza all’ibridismo tra gli stilemi classici hanno permesso a una Laura Lee in stato di grazia di fare subito centro con questo nuovo progetto che la vede schiacciare i pedali dei distorsori come mai aveva fatto prima.

(02/01/2022)

  • Tracklist
  1. Wasteland
  2. Daylight
  3. Perry
  4. Absolut
  5. Caterpillar
  6. Adelaide
  7. High Up
  8. Cheap Wine
  9. Tailgate
  10. Craigslist Boy
  11. Swirl in the Haze




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