Paysage d'Hiver

Geister

2021 (Kunsthall) | black-metal

Tobias Möckl è più attivo che mai con il suo progetto Paysage d’Hiver, che dopo una sfilza di demo e split era arrivato con “Im Wald” (2020) al suo debutto ufficiale dopo sette anni di silenzio; non solo ha aggiunto a quel lavoro i due lunghi brani contenuti nell’Ep “Im Traum” (2020), che emergono da nebbie gelate per approdare a visioni eminentemente cosmiche, ma ha anche pubblicato nello stesso anno le compilation “Schnee”, a riunire rarità sparse negli anni più underground, e l’infernale doppio-singolo “Das Gletschertor/Das schwarze Metall-Eisen”, un viaggio tormentato di spaventosa angoscia, spruzzato di furia death-metal, cassa-dritta (!) e stralci atmosferici. Non bastasse, ecco che anche questo 2021 inizia ad animarsi di nuove pubblicazioni con questo “Geister”.

Il secondo album ufficiale di un progetto con 24 anni di vita è già di per sé un evento, quindi è normale aspettarsi qualcosa di più da questi 11 brani di mere aggiunte al già vastissimo catalogo. Quando apre "Schattä" si nota subito una scelta ben precisa sul sound, che in questo caso privilegia il protagonismo dei riff di chitarra e pone la voce in un ruolo importante nel mixing. Se un tempo la visione d'inverno era una questione più atmosferica, una lugubre emanazione notturna, questa volta si tratta di un faccia a faccia con i demoni della sofferenza.
Più spigoloso, urlato e diretto, questo nuovo lavoro prende la forma di una tortura solenne in "Bluet" e ricollega il black-metal al punk in "Wüetig", ribadendo un discorso ben chiaro anche ai Darkthrone. Evidente anche il cambio di formato, che opta per brani più brevi che in passato, peraltro anche inclini a rallentare verso stentorei midtempo ("Undä", "Wärzä", "Schuurig") o lo spaventoso passo pachidermico che spezza il finale di  "Anders". Tali scelte portano a una certa omogeneità di fondo, acuita da una dinamica dei volumi assai ridotta.

Nella densa materia sonora, che non concede molta tregua ai timpani, sembra dimenarsi un Tobias Möckl senza pace, che solo nella conclusiva "Geischtr" si astiene da urlare come un ossesso. In questi dieci minuti conclusivi ritorna l'aspetto più visionario del progetto, il suo riflesso metafisico. È una suggestiva conclusione, che contrasta vividamente con l'irruenza di tutta l'opera e funge idealmente da confine interdimensionale fra il nostro mondo e quello oscuro e infernale di Paysage d'Hiver.

(10/05/2021)

  • Tracklist
  1. Schattä
  2. Bluet
  3. Wüetig
  4. Undä
  5. Äschä
  6. Wärzä
  7. Anders
  8. Schtampfä
  9. Gruusig
  10. Schuurig
  11. Geischtr
Paysage d'Hiver su OndaRock
Recensioni

PAYSAGE D'HIVER

Im Wald

(2020 - Kunsthall Produktionen)
Il ritorno dello svizzero Tobias Möckl con un black-metal che cattura lo spirito profondo dell'inverno ..

PAYSAGE D'HIVER

Das Tor

(2013 - Kunsthall)
Un ulteriore tributo senza compromessi al black metal norvegese delle origini

Paysage d'Hiver on web


Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.