Postcards

After The Fire, Before The End

2021 (T3) | dream-pop, shoegaze

Crescere in Libano e suonare dream-pop con sfumature shoegaze: commistione esotica, se vogliamo, pervenuta a noi curiosando nella stampa specializzata estera, ai tempi dei loro esordi, nel 2018. Fu così che ci ritrovammo pronti ad accogliere, quasi due anni fa, “The Good Soldier”, uno dei dischi dreamy oriented più riusciti degli ultimi anni, frutto del talento di ragazzi che nel frattempo si erano trasferiti a Berlino per tentare il colpo grosso, finendo accasati presso la T3. Caratterizzati dall’ammaliante voce di Julia Sabra (densa di invidiabili rifrazioni che vanno da Hope Sandoval a Lana Del Rey), per molti oggi i Postcards non sono più una sorpresa, e se nel progetto del loro terzo lavoro decidono di restare stilisticamente legati alle medesime traiettorie delineate dai due dischi precedenti, puntano a inserire nel proprio mix una maggiore varietà di toni e sfumature.

Laddove “The Good Soldier” risultava profondamente nostalgico, con quella staticità suggerita sin dalla copertina, recante l’istantanea di una camera vuota, in attesa di un ritorno, “After The Fire, Before The End” assicura invece qualche grammo in più di energia, subito iniettato fra le maglie di “Mother Tongue”. Un inizio piuttosto arrembante, grazie alla ruvida chitarra dal sapore Pixies, in grado di rendere il brano uno dei migliori sin qui prodotti dal quartetto. A seguire, “Home Is So Sad” è un malinconico incantesimo segnato da soffici feedback e tastiere molto Beach House, che restano – assieme agli Slowdive – uno dei principali punti di riferimento nel loro processo compositivo.

Ma quella prodotta dai Postcards resta in prevalenza una combustione lenta: cenere che svolazza e braci che rifulgono a intermittenza, mosse dal lieve tocco del vento, come avviene in occasione dell’avvolgente “Flowers In Your Hair” e della brumosa “Red”, con quella chitarra in tremolo in odore di Mazzy Star. Combustione lenta dalla quale possono generarsi crescendo emozionali di rara intensità ("January”), oppure emergere i gentili organetti che costituiscono il cuore pulsante di “Bruises”, che dimostra un'innata capacità nel mettere a punto grandi melodie.
Tra i brani meno sorprendenti, “Sea Change” è uno shoegaze d’ordinanza, vellutato e femminile, “If I Die” una lullaby per cuori infranti, mentre l’atmosferica “Summer” lascia il ritmo in stand-by per immortalare la stasi di certe giornate estive, aggirandosi dalle parti dei Cocteau Twins, ma con una sei corde influenzata dalle bedroom stories dei Cigarettes After Sex.

(12/12/2021)

  • Tracklist
  1. Mother Tongue
  2. Home Is So Sad
  3. Sea Change
  4. Summer
  5. Bruises
  6. Flowers In Your Hair
  7. Red
  8. January
  9. If I Die










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