Roberto Angelini

Il cancello nel bosco

2021 (FioriRari) | pop, songwriter

Roberto "Bob" Angelini siamo soliti immaginarlo in due vesti: per chi abbia lunghe reminiscenze, come l’autore di un piccolo tormentone di quasi vent’anni fa, mentre in tempi più recenti è per tutti il volto centrale dell’orchestra di Propaganda Live, seduto ogni venerdì sera a condurre il commento musicale della trasmissione di Zoro con in braccio la sua Jazzmaster. Tende pertanto a passare in secondo piano il suo lavoro da cantautore che, seppur centellinato in piccole dosi negli ultimi tre lustri, riesce a mostrare un artista consapevole, capace di interpretare uno stile pop secondo schemi più maturi e ricercati rispetto alla formula da semplicismo radiofonico della sua (unica) hit “Gattomatto”.

“Il cancello nel bosco” segue una pausa discografica durata ben nove anni dall’ultimo album vero e proprio (“Phineas Gage” del 2012). Angelini recupera da un lato un piglio intimista che ha rappresentato la linea direttrice del suo disco più riuscito e raffinato (“La vista concessa” del 2009), ma allo stesso tempo lo installa su impalcature ricche di orpelli, senza disdegnare qualche sussulto elettronico.
Nel singolo “Condor” e in "Incognita" si rifà egregiamente a un manierismo tipico da cantautorato pop italiano di scuola Fabi-Silvestri-Gazzè, mentre “Isola” e “Manicomio” ammiccano rispettivamente agli ultimi Coldplay e a sonorità pseudo-dub. Ci si lascia andare anche a passaggi più ritmati con “L’era glaciale” e “Libellula”, che suonano però alquanto prive di mordente.

Particolarmente interessanti sono invece le (numerose) tracce strumentali disseminate lungo il disco, che danno l’impressione di formare un’unica suite concettuale inframmezzata dagli altri brani dalla più tipica forma-canzone. I tre momenti che battezzano l’album, così come “La chiave del cancello” (dai crediti, composta dal figlio di Angelini) sembrano ripescare melodie e cadenze da musica popolare, che scorrono tra atmosfere sostenute da pizzicori e archi innestati su uno sgusciare di arie ambient. Ne “Il complotto delle foglie parlanti” e nella conclusiva “Hedra” si fanno spazio pulsazioni sintetiche in un gioco suadente di armonizzazioni e pitch shifting (lo stesso titolo della traccia finale potrebbe essere un riferimento all’omonimo effetto, comparso tra l’altro in alcune immagini del setup del chitarrista romano).

Nel nuovo lavoro Angelini sa trovare un onesto punto d’incontro tra un pop “pronto uso” e dimensioni più ambiziose. “Il cancello nel bosco” è un disco scritto e suonato con mestiere e qualità (non a caso vanta, tra le altre, le collaborazioni di Rodrigo D'Erasmo – con il quale Angelini aveva già lavorato in un tributo a Nick Drake – e Fabio Rondanini), piacevole sì, ma zoppo - anche negli episodi migliori - di personalità e intensità tali da renderlo irrinunciabile. Nei tratti più cantautoriali manca la delicatezza sfoggiata in “La vista concessa”, così come gli accenni sperimentali sono meno incisivi di quelli messi in luce in “Phineas Gage”.
L’opera di Roberto Angelini rivela con “Il cancello nel bosco” un certo senso di incompiutezza, manifestando un innegabile gusto e talento compositivo e interpretativo, che tuttavia non trova uno slancio emotivo e passionale definitivo che possa lasciare segni tangibili nell’ascoltatore.

Non siamo quindi di fronte alla prova del grande salto di un autore che dimostra ancora una volta di avere idee buone ma non brillanti, complice forse anche un certo “ingombro” del suo ruolo (ormai da anni preponderante) di personaggio televisivo. “Il cancello nel bosco” in fondo è proprio questo: un buon disco, che a tratti sa anche essere bello, ma che non riesce purtroppo mai a diventare - appunto - brillante.

(20/12/2021)

  • Tracklist
  1. Il cancello nel bosco
  2. Condor
  3. L'isola
  4. Manicomio
  5. Il cancello nel bosco, pt. 2
  6. Il complotto delle foglie parlanti
  7. Incognita
  8. L'era glaciale
  9. La chiave nel cancello
  10. Libellula
  11. Il cancello nel bosco, pt. 3
  12. Hedra


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