William Doyle

Great Spans Of Muddy Time

2021 (Tough Love) | art-pop, elettronica

Strano a dirsi, ma il giovane William Doyle ha compiuto da poco trent'anni, nello stesso tempo ha festeggiato i primi dieci anni di attività artistica nonché il battesimo del nono progetto musicale, compresi ovviamente i tre capitoli a nome East India Youth. "Great Spans Of Muddy Time" giunge dopo il compendio alla perfezione dell'art-pop in chiave elettronica del 2019, "Your Wilderness Revisited", album della maturità con il quale Doyle si è svincolato dal ruolo di synth-popper per una più ampia e complessa sceneggiatura e architettura sonora.

Dietro la natura più frammentaria e grezza di "Great Spans Of Muddy Time" ci sono motivazioni anche tecniche, la perdita dei dati su un disco rigido, che hanno spinto Doyle a ripristinare l'utilizzo di registratori a nastro e verso un approccio leggermente più grezzo. A beneficiare di queste scelte sono le scenografie elettronico-sperimentali, spavalde e non sempre immediatamente accessibili, che lasciano spazi aperti per una dolente e sfuggente malinconia, che si nutre di distorsioni timbriche e inquietudini armoniche.

Il musicista inglese ritorna a mescolare le carte, con ambientazioni austere e incompiutezze, calibrate al punto giusto al fine di smuovere le algide tribolazioni elettroniche, dove oltre alle già svelate assonanze con Brian Eno e Tim Hecker, campeggiano alterazioni sonore alla Robert Fripp e David Bowie.
Sono proprio queste ultime influenze le novità più salienti di "Great Spans Of Muddy Time", perfino le pagine più pop non sono immuni alla magia dell'era berlinese del duca bianco, "And Everything Changed (But I Feel Alright)" è infatti una di quelle geniali sintesi tra suoni retro e contemporaneità, tipiche di Bowie; al pari il soft groove di "New Uncertainties" e i ghirigori di synth e voci di "Who Cares" riprendono le fila di "Low", con ambientazioni meno grevi ma altrettanto futuristiche.

Alcune ingenuità temperano solo in parte la forza narrativa del progetto, le onde elettroniche alla maniera dei primi Human League di "A Forgotten Film" e il rigore teutonico di "Shadowtackling" funzionano più come interludi, in compenso le pulsanti tribolazioni stile frippertronics di "Rainfalls" e il tripudio di angeliche voci, loop e arpa di "St. Giles' Hill" fanno da sfondo a due digressioni malinconiche e strazianti che graffiano sotto pelle. Quando l'accuratezza armonica prende il sopravvento William Doyle conferma l'abilità naturale nel trasformare l'ordinario in straordinario, la grandeur romantica di "I Need To Keep You In My Life" e la melma elettronica e noise che fa da sfondo alla pagina noir più straziante e toccante dell'album, "Semi-bionic", ne sono fulgido esempio.

"Great Spans Of Muddy Time" è un album di una modernità elettrizzante, semanticamente sperimentale "Somewhere Totally Else", ma dopotutto figlio della storia. Doyle si veste del candore del beat e del pop-soul anni 60 con la stessa leggiadria di Marc Almond ("Nothing At All"), e rimodella perfino le strategie oblique di Brian Eno con riverberi elettroacustici neo-sinfonici in "Theme From Muddy Time".
È comunque ingannevole un qualsiasi confronto con l'opera compiuta di "Your Wilderness Revisited", l'ultimo album di William Doyle è un disco che sotto un'anima glaciale e discosta, nasconde passione e azzardo, ma soprattutto la capacità di reinventarsi ancora una volta, promettendo nuove meraviglie per un futuro che incalza prepotente e ricco di interrogativi.

(09/04/2021)

  • Tracklist
  1. I Need To Keep You In My Life
  2. And Everything Changed (But I Feel Alright)
  3. Somewhere Totally Else
  4. Shadowtackling
  5. Who Cares
  6. Nothing At All
  7. Rainfalls
  8. New Uncertainties
  9. St. Giles' Hill
  10. Semi-bionic
  11. A Forgotten Film
  12. Theme From Muddy Time
  13. [A Sea Of Thoughts Behind It]




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