Will Stratton

The Changing Wilderness

2021 (Bella Union) | folk, fingerpicking, chamber-folk

Non è un caso che il monocromatismo tipico delle copertine dei dischi di Will Stratton, sia in parte sacrificato per il settimo disco del musicista americano: l’opera del talentuoso e promettente pittore Tom Henry cattura in pieno l’estroverso spirito naif di “The Changing Wilderness”.

Sono passati quattro anni dal primo album dell’artista per la Bella Union, nel frattempo l’evocativo e sempre più forbito fingerpicking di Stratton si è arricchito di dettagli e sfumature che rendono ancor più cristallino e passionale lo stile del cantautore. Gli accenni sociali e politici che caratterizzano le dieci tracce non ne intaccano il tono delicato e ardimentoso: l’uomo e la natura restano al centro di serafiche riflessioni sullo stato delle cose e sulle lente mutazioni dell’anima. “The Changing Wilderness” è tuttavia l’album degli interrogativi, della ricerca di una risposta, quando Will afferma senza rassegnazione né rabbia “il presente è prosaico, il futuro una disgrazia", le note di “When I've Been Born (I'll Love You)” scivolano con una consapevolezza e uno spirito positivo che è infine la vera novità di questo nuovo album.

Un nutrito cast di amici e collaboratori (tra gli altri, Ben Seretan, Matt Johnson e Cassandra Jenkins) rinvigorisce il set più decisamente melodico dell’autore. Le progressioni di accordi che cullano le meditabonde e dolenti note di “Infertile Air” e il corposo cuore strumentale che sottolinea uno dei testi più potenti del disco (“Black Hole”, una riflessione sull’autoritarismo e la dittatura) non solo aprono nuovi orizzonti per il musicista, ma tagliano quel residuo di cordone ombelicale che ancora legava Will Stratton a Nick Drake o Sufjan Stevens.
Anche le più tipiche ballate sono graziate da sfumature originali. L’intreccio chitarristico quasi impossibile di “Fate's Ghost” sposa un flusso di suoni di synth simili a un soffio, mentre il rigore tecnico del fingerpicking trasuda di estatica bellezza, conciliando passato e presente in una delle più belle composizioni del musicista americano (“The Rain”).

Will estrae dal cappello magico complesse scale di accordi che profumano di semplicità (“Stillness”), lascia filtrare briciole di soul e una flessibilità lirica che a volte rimanda a Fionn Regan (“Tokens”), senza mai cedere il passo neppure in quei rari momenti che appaiono incidentali (“Finally Free”, “Venus”), per poi adornarsi di moderne vesti chamber-folk (“River Of Silver”).
“The Changing Wilderness” è un piccolo diario delle dicotomie contemporanee. Luce e oscurità si rincorrono lasciando dietro di sé sfumature cromatiche dal fascino furtivo. E l’umore più estroverso non tradisce lo spirito riflessivo e contemplativo della musica di Stratton, rafforzando tutta quella fragilità poetica che abbiamo imparato ad amare da quando l’indimenticabile gioiellino “Gray Lodge Wisdom” svelò al mondo intero le doti del cantautore americano.

(16/05/2021)

  • Tracklist
  1. Tokens 
  2. Black Hole 
  3. Infertile Air 
  4. The Rain 
  5. Finally Free
  6. Fate's Ghost
  7. When I've Been Born (I'll Love You)
  8. River Of Silver
  9. Venus 
  10. Stillness






Will Stratton su OndaRock
Recensioni

WILL STRATTON

Rosewood Almanac

(2017 - Bella Union)
L'approdo a Bella Union del cantautore americano gli dona nuovi orizzonti

WILL STRATTON

Gray Lodge Wisdom

(2014 - Talitres)
La consacrazione definitiva del Nick Drake d'America

WILL STRATTON

Post-Empire

(2012 - Talitres)
Un giovanissimo cantautore americano mescola un vivace fingerpicking a suggestioni orchestrali ..

Speciali

Will Stratton on web


Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.