WOW

Falene

2021 (Maple Death Records) | art-rock

Tutto iniziò una notte: nel mezzo di una foresta, una falena iniziò a volteggiare sul fuoco e, attratta dalla forte luce cangiante, dopo alcune evoluzioni, si gettò tra le fiamme.
“In girum imus nocte et consumimur igni” è una frase palindroma in latino che si traduce in “andiamo in giro di notte e siamo consumati dal fuoco”. Estratta da un’opera del cineasta francese Guy Debord, è diventata il manifesto di “Falene”, un flebile chiarore che cerca di sconfiggere l’incedere del crepuscolo.
I romani WOW tornano con questo progetto, già parzialmente pubblicato lo scorso anno, prendendo spunto dalle atmosfere e dalle emozioni già assaggiate nel precedente “Come la notte”, che nel 2019 aveva involontariamente anticipato parecchie percezioni inerenti il senso di reclusione e isolamento che solo qualche mese dopo avrebbe caratterizzato la vita quotidiana di ogni individuo.
“Falene” si erge su quelle spoglie, un percorso onirico esercitato tra nuance retrò contaminate da suoni essenziali che spingono oltre un fosco e illimitato orizzonte.

Il brano di punta è di certo la title track, caratterizzata da spazi lividi maculati dalle postille di un Farfisa che sembrava ormai abbandonato al proprio destino e dalle avvolgenti corde del basso di Thurston Mourad: una marcia cupa che vaga con dolcezza, come un noir vissuto tra le vellutate stoffe di un fumoso night-club e dove una delle più intense esecuzioni vocali di China s’incastra tra le fragranze spruzzate dal sax di Gianlorenzo Nardi.
“Anticoda” funge alla perfezione da opener, grazie alle rarefatte note diffuse dall’antico sintetizzatore analogico Ondes Martenot governato da Julie Normal. Arie che diventano ancor più abissali in “Coda”, intrigante viaggio strumentale tra noise, elettronica e germogli di psichedelia.

Il remix di “Occhi di serpente” elaborato dal collettivo Tropicantesimo (Hugo Sanchez) dà nuova vita al brano già pubblicato in “Come la notte”, elevandone la carica ipnotica ed espandendo la veemenza tribale delle percussioni dirette dall’ottimo Pippo Grassi, mentre in “Partirai” è Leo Non a guidare la nave sulla falsariga già gustata nella title track: un rock-blues senza troppi fronzoli che scorre dritto per dritto come uno squisito drink, riecheggiando nella strofa accordi vicini alla beatlesiana “Don’t Let Me Down”, prima che l’immancabile sax di Nardi completi il tuffo nel più lussurioso dei territori sixties.

“Falene” non fa altro che confermare la perentoria trasformazione che i WOW hanno compiuto nel corso degli anni. Leo Non, China e soci hanno completato un processo partito da quell’eccentrica miscela di post-punk e adult-pop degli esordi, ora giunta a disciplinare un maggior contributo di oscure contaminazioni che calano scarne su territori indecifrabili, enfatizzati da tortuose divagazioni liriche: un passo in avanti sostanziale che dal quadrante orientale della Capitale merita di sconfinare senza meta prefissata.

(20/12/2021)

  • Tracklist
  1. Anticoda
  2. Falene
  3. Coda
  4. Occhi di serpente (Tropicantesimo RMX)
  5. Partirai
WOW su OndaRock
Recensioni

WOW

Millanta Tamanta

(2016 - 42)
Atmosfere retrò e riferimenti trasversali nel pop-rock del combo capitolino

WOW on web


Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.