Bananarama

Masquerade

2022 (In Synk) | dance-pop

Come diavolo ci sono finite le Bananarama nel 2022? Bella domanda. Anzitutto festeggiano con un nuovo disco i quarant'anni di carriera, tanti ne sono trascorsi dal loro primissimo ingresso nella Top Ten inglese con "It Ain't What You Do..." che nel 1982 diede inizio alla scalata di uno degli all-female acts più amati di sempre. E poi, fattore per nulla da sottovalutare, il panorama musicale di oggi fa leva così tanto sull'uso dei sintetizzatori che anche delle icone del juke-box anni 80, per quanto datate, possono ritagliarsi in punta di piedi un loro spazio. Ristrettissimo, a essere onesti. Questo dodicesimo album "Masquerade", infatti, era stato concepito inizialmente solo come Ep celebrativo dell'anniversario; in seguito hanno pensato bene di ampliarlo a full-length con la complicità della pandemia, che se da un lato nel 2020 le ha costrette ad annullare un tour dal vivo, dall'altro ha messo a disposizione parecchio tempo in più da investire nella scrittura.

 

Quarant'anni, dicevamo, di cui gli ultimi trenta vissuti in sordina e come duo, tra scialbe sortite revival e remix malconci delle hit più celebri. Dopo l'addio nel 1987 di Siobhan Fahey (assieme a Marcella Detroit avrebbe riscosso un buon successo tra le fila delle Shakespear's Sister) e la poco fortunata parentesi con la sostituta Jackie O' Sullivan (sul modesto "Pop Life" del 1991) le Bananarama non hanno però mai replicato i fasti del periodo d'oro.
Già nel 2019 le superstiti della line-up originale Keren Woodward e Sara Dallin avevano interrotto con "In Stereo" un silenzio che durava da "Viva" del 2009, ma a giudicare dal flop in classifica dei singoli "Stuff Like That" e "Looking For Someone", evidentemente se ne sono accorti in pochi. Adesso tornano a battere un colpo con undici inediti che non regalano certo brividi ma servono a riaccendere quantomeno i riflettori sul brand. Non si illudano le folte schiere di fan nostalgici: non ci sono exploit a-là "Venus" o "Cruel Summer" né in questa epoca li avremmo pretesi, ma se per un attimo proviamo a sgombrare la mente dai ricordi, ecco allora che gli amanti delle sonorità vintage troveranno in "Masquerade" qualche mollichina per i propri denti.

Il brano d'apertura "Favourite" rielabora in chiave elettro-pop un (peraltro ottimo) r'n'b di Alice Dallin-Walker, talentuosa figlia di Sara Dallin e dell'ex-ballerino di Michael Jackson Bassey Walker con il quale la cantante ebbe una relazione a inizio anni Novanta. Il resto della scaletta scorre via senza intoppi, disegnata dal produttore Ian Masterson su gradevoli tastiere techno ("Running With The Night", "Waiting For The Sun To Shine") che ricalcano i lavori da lui confezionati di recente per Pet Shop Boys, Paul Oakenfold, Kylie Minogue e Sophie Ellis-Bextor; non avrà la faccia tosta dei maghi Stock, Aitken & Waterman ma il sound funziona.
La maggior parte delle canzoni, com'è prevedibile, paga una certa somiglianza, la notizia lieta è che non annoiano, anzi crescono a ogni giro di puntina. L'idea concettuale alla base del titolo è partecipare al Carnevale dell'esistenza ciascuno con la maschera preferita da indossare. Tra le highlight, spiccano l'euforica "Forever Young", "Brand New" (firmata ancora Alice D), l'inno libertino "Stay Wild" e la malinconica title track, tutte accomunate da un'elegante veste retrò e frasi di synth a loop continuo, dove la tradizionale alternanza strofa-ritornello si fa sempre meno marcata sino a fondersi in un corpus unico con i testi, incentrati sulla parità, la giovinezza andata e l'accettazione di se stessi.

Le performance vocali non hanno inoltre il timbro post-punk che aveva graffiato agli esordi "Deep Sea Skiving" e "True Confessions", ma si dissolvono sognanti ed eteree nel gran ballo ballo atmosferico, salvo poi ricompattarsi nei pezzi musicalmente un filino più audaci, come la quasi trip-hop "Velvet Lies" e "Let's Go Outside". Da apprezzare anche la contagiosa "Bad Love", a metà tra Marsheaux e Taylor Swift, un gradino sotto le altre "Need A Little More Time".
Nel complesso l'album trova un discreto equilibrio tra passato e modernità, il cui vero punto interrogativo è semmai la mancanza, ormai cronica, di almeno uno di quei ritornelli assassini che durante gli anni Ottanta avevano favorito la scalata planetaria delle Bananarama. In attesa del guizzo killer, sospendiamo il giudizio, e ci limitiamo ad affermare, con un'espressione neutra dei giorni nostri, che in giro "c'è di meglio, ma anche di molto peggio".

(27/07/2022)

  • Tracklist
  1. Favourite
  2. Stay Wild
  3. Velvet Lies
  4. Masquerade
  5. Running With The Night
  6. Bad Love
  7. Let's Go Outside
  8. Brand New
  9. Need A Little More Time
  10. Forever Young
  11. Waiting For The Sun To Shine
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