Billy Nomates

CACTI

2023 (Invada) | alt-pop, post-punk

Sopravvivere nella (e soprattutto alla) società odierna con una buona dose di autosufficienza. Il 2023 si presenta come un anno di ritorni molto attesi e conferme, e tra queste ultime figura il sophomore di Billy Nomates, all’anagrafe Tor Maries. Apprezzata in partenza per la sua miscela più o meno post-punk, che incorporava sfumature tra dance-punk e synth-pop, insieme a una componente brit-hip-hop, anello di congiunzione con i colleghi e amici Sleaford Mods (il cui nuovo lavoro è previsto a breve), l’artista non ha mai nascosto la propria attitudine verso sonorità chart-friendly.

 

Le note urgenti e gli spigoli sfoggiati nell’Ep “Emergency Telephone” e nel debut, di cui “CACTI” rappresenta un prosieguo ideale, sono stati smorzati e stravolti da sperimentazioni pop, al fine di ottenere una cassa di risonanza maggiore. Proliferano i ritmi sfornati da drum machine vecchio stampo e melodie di synth razziati dagli Invada Studios, insieme a un piano verticale e a un organo. Di depressione sociale l’artista aveva già parlato all’interno di tracce come “FNP”, e nella seguente opera entra nuovamente nel merito con un tono meno sardonico e politico, ma ugualmente schietto. Una penna interessante, che snocciola liriche incentrate su dinamiche complesse, chiamando velatamente in causa anche diversi disturbi della personalità.

Gli argini e gli equilibri vanno in pezzi con l’ottima partenza trascinata dall’efficace bassline di “Balance Is Gone”, cedendo il posto alle reminiscenze trip-hop della riflessiva “Black Curtains In The Bag”. Si prosegue con le tendenze depressive sciorinate sulle trame sintetiche e orecchiabili di “Blue Bones (Deathwish)”, dove Maries sfodera un piglio à-la Sheryl Crow di fine Nineties. “CACTI” simboleggia tutte quelle persone apparentemente aride che tentano di alzare uno scudo attorno a sé, rivelandosi solo in rari casi, come si evince dagli echi nel bridge “Alone we're the bare bones of truth now”. Un testo enigmatico che, tra spine nel fianco e molteplici interpretazioni, appare come un’evoluzione più cruda e meno istrionica della smithsianaThe Boy With The Thorn In His Side”. Anche in questo caso è infatti possibile trovare riferimenti all’industria musicale, oltre che ai rapporti umani. Ondeggiano in zona Eighties i synth di “Saboteur Forcefield”, storia di un (auto)sabotaggio all’interno di una relazione, nella quale un blocco impedisce alla protagonista di andare avanti ed essere felice.

Things are going well and so I better put a stop to it
I'm the saboteur, you know I get a kick from turning you off, yeah
Till you're on, yeah
Counting down the minutes and the hours till I throw it off
Off into the desert, I can barely reach the top of my horse here
Such a forcefield

La seconda parte del disco, inaugurata dal mood carousel del circolo vizioso inscenato in “Roundabout Sadness”, zoppica a causa della ripetitività e di una minor verve rispetto alla partenza. Viene salvata in extremis dalle chitarre della grintosa “Spite”, il cui tema è una relazione tossica a cui metter fine, e dalla scarna ballad “Fawner”. Si ripropongono in seguito le atmosfere anni Ottanta con i rintocchi di piano di “Same Gun”, e quelle pop-rock di fine Novanta nella ballerina “Vertigo”.
Parole amare nei confronti di una società in stallo e distaccata dalla realtà fanno di “Apathy Is Wild” un’ulteriore conferma delle valide capacità di songwriting di Maries, tuttavia non supportate al meglio a causa di sonorità eccessivamente piatte. La chiusura è lasciata all’ovattata e ipnotica “Blackout Signal”, retta interamente dalla sequenza ripetitiva della drum machine.

 

Il sophomore di Billy Nomates conferma la preferenza dell’artista nel voler calcare un percorso caratterizzato da una vena pop più intima e personale, a scapito della satira graffiante che aveva centrato l’obiettivo nell’opera precedente, ma non per questo risultando meno diretta nelle sue intenzioni. In parte forse “deludente” per coloro che hanno amato l’urgenza punk degli esordi, “CACTI” conserva tuttavia un’ottima potenza narrativa da non sottovalutare, collocandosi come un tassello di transizione piuttosto rischioso (e in parte riuscito) nella carriera di Maries.

(20/01/2023)

  • Tracklist
  1. Balance Is Gone
  2. Black Curtains In The Bag
  3. Blue Bones (Deathwish)
  4. CACTI
  5. Saboteur Forcefield
  6. Roundabout Sadness
  7. Spite
  8. Fawner
  9. Same Gun
  10. Vertigo
  11. Apathy Is Wild
  12. Blackout Signal






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