Manuel Agnelli

Ama il prossimo tuo come te stesso

2022 (Universal) | alt-rock, songwriter

Che noi cresciamo è una bellissima bugia
Ci appoggiamo un po’ alla nebbia intorno a noi

Ci si avvicina timorosi al debutto solista di uno dei protagonisti più amati, artisticamente longevi, e al contempo discussi e controversi, di quella che fu negli anni Novanta l’età aurea del cosiddetto “alternative rock” italiano. Divenuto personaggio televisivo di grande notorietà, Manuel Agnelli approda al primo lavoro prodotto senza la rassicurante ma ingombrante ragione sociale Afterhours, da molti ritenuta una backing band, pur se stellare, concepita per assecondare la scrittura del suo uomo immagine, e soggetta a cambi di line-up anche radicali da un disco all’altro, con l’unica costante del titolare fisso al centro del progetto. Una posizione da egli stesso rivendicata nel tour solista della scorsa estate quando, presentando alcune vecchie canzoni appartenenti al repertorio degli Afterhours, il cantautore milanese ne ha apertamente rivendicato la pressoché esclusiva paternità.

 

Ma “Ama il prossimo tuo come te stesso” è un lavoro che spazza via in scioltezza qualsiasi rischio di debacle del suo autore, ponendosi dal punto di vista stilistico in evidente continuità rispetto a quanto finora inciso con la band madre. Di fatto non presenta particolari rivoluzioni nel processo di scrittura, basti notare quanto la prima traccia, “Tra mille anni mille anni fa”, si avvicini a certe soluzioni pianistiche studiate per “Folfiri o Folfox”, quanto “Signorina mani avanti” contenga germi (ehm… perdonate il giochino di parole…) di “Ballate per piccole iene”, “Proci” appaia come un’outtake di “Padania”, il riff della contundente “Severodonetsk” risulti un omaggio a “Male di miele” e la divertente “Lo sposo sulla torta”, proposta in duetto con tale Vaselyn Kandinsky (chissà chi si cela dietro il fantasioso nome), si ponga nel solco degli episodi più scanzonati della formazione lombarda.

Quattro tracce su dieci erano già note, due delle quali, “Pam Pum Pam” e “La profondità degli abissi” (David di Donatello e Nastro d’Argento come “Miglior canzone originale”) incluse nella colonna sonora del “Diabolik” portato sul grande schermo dai Manetti Bros. Il resto è modulato con maestria, fra arrembaggi chitarristici (la cinica “Guerra e pop corn”) e raffinate delicatezze elaborate al pianoforte, il primo strumento musicale sul quale Manuel si è musicalmente formato, fra le quali vanno senz’altro segnalate la convincente “Milano con la peste”, istantanea sull’amore ai tempi della pandemia, e la dolcissima title track, posta a fine corsa.

 

Manuel ci mette la faccia e stavolta anche il nome, sia per segnare una netta discontinuità col passato, sia perché il disco è stato concepito in perfetta solitudine, in parte durante la reclusione domestica imposta per decreto, suonando tutto quello che gli è capitato a tiro, dagli strumenti tradizionali agli utensili casalinghi. Soltanto in sede di rifinitura sono interventi i contributi di alcuni amici, fra i quali Rodrigo D’Erasmo, Fabio Rondanini, Tommaso Colliva e i Little Pieces Of Marmelade. Ne è uscito un prodotto – dovranno riconoscerlo anche i più acerrimi detrattori - disallineato da qualsiasi logica commerciale, un lavoro obliquo, scritto con la voglia di esprimere la propria libertà e urlarla al mondo con forza, non certo per puntare ai piani alti delle classifiche. Dopo 35 anni di attività, densi di sconfitte e rivincite, di difficoltà e straordinari successi, non era affatto scontato.

(05/10/2022)

  • Tracklist
  1. Tra mille anni mille anni fa
  2. Signorina mani avanti
  3. Proci
  4. Milano con la peste
  5. Lo sposo sulla torta
  6. Severodonetsk
  7. Guerra e pop corn
  8. Pam Pum Pam
  9. La profondità degli abissi
  10. Ama il prossimo tuo come te stesso




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