Baxter Dury è sempre più deciso a reinventare il connubio tra noir e musica pop-rock. Liberatosi definitivamente dell’ingombrante figura paterna, Ian Dury, Baxter ripropone con classe e lieve disincanto un curioso mix di hip-hop, cantautorato a meta strada tra uno stile bohémienne e una poetica alla Leonard Cohen, velleità synth-pop e stravaganze pop alla Frank Ocean. Fermi tutti: “I Thought I Was Better Than You” non è un disorganico patchwork, è un disco che tiene fede al proprio titolo. Baxter Duty non inventa nulla di nuovo ma lo fa decisamente meglio di molti colleghi più o meno famosi.
Il suo album più autobiografico è anche il più personale: alla maniera di Serge Gainsbourg, Baxter incapsula groove disco e coretti femminili in stile beat per un seducente brano pop-dance, cita atmosfere yacht-rock corrompendone la grazia estetica con melliflue influenze psych-pop e una fluidità armonica che ammalia e corrompe le anime più impavide in “Celebrate Me”.
All’apparentemente staticità della voce di Baxter Dury fa da contraltare una varietà di suggestioni sonore e vocali che fanno di “I Thought I Was Better Than You” un piatto ricco di delizie: il sax che tenta di dare umanità alle glaciali cadenze noir di “So Much Money” e il geniale contrasto tra coretti da music-hall e travagliate sonorità hip-hop in “Shadow” sono materia per riflessioni più profonde di quelle che spesso si riservano alla musica pop.
La musica di Baxter Dury è gradevolmente borderline: l’ingannevole synth-pop dell’ottima “Leon”, lo spavaldo funky di “Aylesbury Boy” e le delicate e ispirate armonie di “Glows” sono parto di un’unica e sfaccettata personalità artistica, che, in nome di un’onestà intellettuale sempre più rara, gioca con i cliché della musica pop fino a distruggerli (la strana deriva di “Sincere”) o reinventarli per un angoscioso trip-hop incorniciato da scintillanti sonorità electro-soul-noir (”Pale White Nissan”).
Con “I Thought I Was Better Than You”, Baxter Dury conferma di essere sulla strada giusta per una gloriosa autonomia artistica. In poco meno di 28 minuti, non solo racconta se stesso ma mette in mostra anche le proprie debolezze, offrendo all’ascoltatore un disco forse più fragile ma senza dubbio più onesto.
23/07/2023